Terra dei Fuochi: bonifiche e sequestri, così la prefettura spinge per fermare i veleni
L'INTERVISTA
3 maggio 2026
L'INTERVISTA

Terra dei Fuochi: bonifiche e sequestri, così la prefettura spinge per fermare i veleni

Il bilancio del prefetto di Napoli, Michele di Bari
Giovanna Salvati

Il bilancio tracciato dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, sulla Terra dei Fuochi non è un semplice resoconto amministrativo: è la fotografia cruda di un territorio che continua a combattere ogni giorno contro roghi, sversamenti e un degrado che muta forma ma non arretra. Un’analisi che mette in fila numeri, strategie, criticità e spiragli, restituendo la complessità di una battaglia che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine e comunità locali. Tanto è stato fatto e lo sa bene anche lui, ma tanto si deve ancora fare perché le muraglie id rifiuti e veleni continuano ad essere visibili soprattutto in alcune zone dell’area nord di Napoli. Negli ultimi mesi la Prefettura ha intensificato il coordinamento tra Esercito, polizie municipali, Arpac e forze dell’ordine.

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Le pattuglie miste hanno coperto le aree più esposte – da Giugliano ad Acerra, da Afragola a Caivano – con un incremento significativo dei controlli su furgoni, capannoni e terreni agricoli. Il prefetto sottolinea come la pressione costante sul territorio abbia ridotto il numero dei roghi notturni, anche se restano ancora “zone grigie” dove gli sversamenti illeciti continuano a essere organizzati con modalità sempre più rapide e sfuggenti. Il bilancio evidenzia anche un cambio di passo sul fronte tecnologico: droni, sistemi satellitari e piattaforme di tracciamento hanno permesso di individuare nuovi siti di abbandono e di intervenire in tempi più rapidi. Ma la tecnologia, da sola, non basta. Di Bari lo ribadisce con chiarezza: «la filiera criminale dei rifiuti non è scomparsa,  rispetto al passato è solo diminuita grazie agli interventi capillari ed incisivi – dice – ma si è anche trasformata, frammentandosi in piccoli gruppi che operano in modo più agile e meno riconoscibile».

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Sul fronte delle bonifiche, il prefetto non nasconde le difficoltà: «iter complessi, competenze divise, risorse che non sempre arrivano con la velocità necessaria». Eppure, alcuni interventi avviati negli ultimi mesi – soprattutto nelle aree agricole più compromesse – rappresentano un segnale di inversione di tendenza. «La bonifica è il vero punto di svolta», è il messaggio che emerge dal suo bilancio, «perché senza il recupero dei suoli non c’è futuro per queste comunità». Accanto ai numeri, però, c’è la dimensione umana.

Di Bari richiama il ruolo decisivo «delle associazioni, dei comitati, dei cittadini che ogni giorno segnalano, documentano, denunciano». Una rete civile che, nonostante la stanchezza e la sfiducia, continua a essere il primo presidio di legalità. Ma richiama anche chi ancora chiude gli occhi o, peggio, partecipa a un sistema che avvelena la terra e la salute. Il bilancio del prefetto è, in fondo, un appello: le istituzioni stanno facendo la loro parte, ma la battaglia non può essere vinta senza una responsabilità collettiva. Perché la Terra dei Fuochi non è solo un’emergenza ambientale, è una ferita sociale che attraversa generazioni, un’eredità tossica che non può più essere accettata come inevitabile.