Da Dema ad Adler, il rilancio è un flop: 53 operai si sono licenziati
LAVORO
6 maggio 2026
LAVORO

Da Dema ad Adler, il rilancio è un flop: 53 operai si sono licenziati

Presidio dei sindacati davanti allo stabilimento di Somma Vesuviana
Andrea Ripa

Nel giorno in cui il Paese celebra l’eccellenza produttiva con la Giornata nazionale del made in Italy, a Somma Vesuvianava in scena una protesta che racconta tutt’altra realtà: quella di un sito industriale fermo, svuotato e sempre più incerto sul proprio futuro.

Davanti ai cancelli della Dema, i lavoratori hanno organizzato un presidio simbolico ma carico di significato. A denunciarne la situazione sono Mauro Cristiani e Andrea Morisco, rappresentanti della Fiom partenopea, che parlano senza mezzi termini di promesse disattese e di un progressivo declino industriale. A un anno dall’acquisizione da parte del Gruppo Adler, spiegano i sindacalisti, gli investimenti annunciati non si sono mai concretizzati. Nessuna traccia delle nuove commesse promesse dal management, né dell’academy che avrebbe dovuto nascere in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Un progetto che avrebbe dovuto rappresentare un ponte tra formazione e industria. Un piano che invece resta, per ora, solo sulla carta.

Vertenza Dema, Adler assicura: «Somma Vesuviana non chiuderà»

Vertenza Dema, Adler assicura: «Somma Vesuviana non chiuderà»

#DEMA #ADLER Il caso che agita il lavoro nel #Vesuviano

Il dato più allarmante riguarda però il capitale umano: 53 lavoratori hanno già lasciato l’azienda, molti dei quali altamente specializzati. Un’emorragia di competenze che rischia di compromettere in modo irreversibile la tenuta produttiva del sito vesuviano. Durante il presidio, i lavoratori hanno scelto un gesto simbolico per attirare l’attenzione. Hanno distribuito conchiglie ai visitatori dello stabilimento. «Per far sentire il rumore della fabbrica durante le settimane lavorative», spiegano. Un’immagine potente, che restituisce il senso di vuoto e silenzio che oggi caratterizza un luogo un tempo vivo e produttivo.

La preoccupazione cresce tra gli operai e le rappresentanze sindacali. Il timore è quello di una lenta “consunzione” del gruppo, tra investimenti mai arrivati e professionalità disperse. Un destino che, secondo la Fiom, non può essere accettato passivamente. Da qui l’appello alle istituzioni: è necessario vigilare e intervenire affinché gli impegni presi al momento dell’acquisizione vengano rispettati. Perché il rischio, sempre più concreto, è che il territorio vesuviano continui a perdere pezzi della propria struttura industriale, trasformandosi in un’area segnata non dallo sviluppo, ma dalla desertificazione produttiva.