POLITICA
6 maggio 2026

Voto a Pompei, Giuseppe Tortora: «Noi siamo la vera discontinuità»

Voto a Pompei, le parole del candidato a sindaco sostenuto da 7 liste
Vincenzo Lamberti

Giuseppe Tortora, ex consigliere comunale, ex assessore e ex consigliere provinciale. In campo con sette liste per la città di Pompei.

A sei mesi dalla scomparsa di Carmine Lo Sapio, come si raccoglie oggi la sua eredità politica e amministrativa? Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto? Come valuta l’operato della maggioranza uscente? Dove sono state le principali mancanze?

«Sicuramente è doveroso onorare il ricordo di Carmine Lo Sapio, che è venuto a mancare prematuramente. Va inoltre sottolineato che, sotto il profilo prettamente politico, il sindaco rappresenta una guida fondamentale, essendo colui che indirizza l’azione dei dirigenti. Carmine Lo Sapio è stato senz’altro un politico esperto e una figura di rilievo, in particolare per la realtà di Pompei. Posso affermare che sia stato un buon Sindaco, sebbene alcune scelte non siano state da noi condivise, come ad esempio quelle riguardanti il tema della trasparenza. Ritengo che siano state trascurate alcune priorità, privilegiando attività diverse rispetto alle reali necessità della popolazione. Proprio per questo, la nostra intenzione è quella di marcare una netta discontinuità nell’azione amministrativa rispetto al passato».

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Qual è la sua idea di collaborazione tra Comune, Parco archeologico e Santuario per uno sviluppo armonico della città?

«Anzitutto, bisogna riconoscere che queste tre realtà costituiscono la vera fortuna di Pompei. Il Parco Archeologico, con il suo immenso valore storico-culturale, la componente religiosa e la città moderna formano un insieme che rende il nostro territorio unico al mondo. Purtroppo, ho sempre avuto la percezione che il Comune di Pompei non abbia mai sviluppato una reale cooperazione tra queste tre entità. In alcuni momenti, negli anni passati, mi è sembrato persino di scorgere una sorta di chiusura a riccio da parte delle istituzioni coinvolte. Nutro una profonda stima per il Parco Archeologico, ma devo evidenziare come non vi sia mai stato un legame solido con la città moderna e con le diverse amministrazioni che si sono succedute. Al contrario, sarei dell’idea che una parte degli introiti generati dal Parco dovrebbe essere destinata direttamente alle casse del Comune».

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Quali sono le priorità infrastrutturali e come evitare ritardi e inefficienze nella realizzazione delle opere?«Si sono realizzate delle opere portate avanti dall’amministrazione Amitrano e continuate poi negli anni. Forse su alcune opere pubbliche si sarebbe potuto risparmiare qualcosa, o rendere più fruibile la Piazza dal punto di vista degli spazi verdi che dovrebbero essere veramente vissuti dal cittadino. Sono opere che dobbiamo sempre calibrare sulla necessità della città».

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Tutto questo come si concilia con il futuro turistico del territorio?

«Vede noi siamo una città, abbiamo 24.000 abitanti che dobbiamo tutelare. E dobbiamo rendere conto di un turismo sostenibile e che renda la città molto vivibile. Noi siamo contentissimi che arrivino tante persone nel parco archeologico, che portino ricchezza e numeri altissimi. Ma serve soprattutto attenzione e tutela del territorio».

Lei ha introdotto il tema del turismo. Come gestire l’impatto del turismo crescente senza penalizzare residenti e attività commerciali tradizionali?

«Rispetto poi ad alcuni progetti che sono stati portati avanti in questi anni, speriamo che possano esserci delle variazioni in corso d’opera, unadeguamento a questi progetti dove il turista viene portato direttamente dall’arrivo a Pompei agli scavi. Noi, invece, abbiamo bisogno che il turista arrivi a Pompei, scenda per le strade di Pompei, vada a visitare le bellezze che tutti ci invidiano. Io ovunque mi trovo mi dicono: “Bella Pompei lei è fortunato. Sì, sono fortunato a vivere la città,  ma per vivere la città io devo utilizzare ogni suo tratto. Speriamo di poter rivedere quel progetto dell’hub ferroviario che non ci convince affatto».

Lei parla molto di servizi di prossimità: come si traduce concretamente questa visione nei quartieri?

«A Pompei ci sono vari quartieri che hanno una loro storia e che hanno loro tradizioni. Il turismo non deve essere soltanto inteso come visitare il centro, ma deve essere un turismo appunto ampio, un turismo che possa essere veramente vissuto dall’intera città. I quartieri sono parte essenziale di Pmpei e devono essere vissuti fino in fondo, visto che ci sono tantissimi B&B che sono presenti in zone dove veramente per arrivarci ci vuole ci vuole Google Maps. Pompei è un unicum: all’interno del quale ci sono quartieri, zone che comunque devono essere conosciute. Lì c’è tanto artigianato anche a livello locale, oltre alla parte prettamente agricola. Tutto per caratterizzare questa realtà».

Quali azioni concrete intende mettere in campo per rafforzare la legalità e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni?

«La legalità è una stella polare del mio programma. Ma aggiungo anche la sicurezza intesa come salvaguardia del territorio. Noi dovremmo adeguare anche la nostra città su una videosorveglianza intelligente visto che negli ultimi mesi abbiamo avuto diversi episodi legati a incidenti stradali gravi».