Torre Annunziata, il sindaco parla alla piazza e chiede un confronto con la procura
Non ritira le dimissioni. Ed è forse questo il primo dato politico che emerge, ancora prima delle parole. Con gli occhi lucidi e la voce che a tratti si spezza, Corrado Cuccurullo sale sul palco di piazza Giovanni XXIII portandosi addosso il peso di giorni attraversati da riflessione, rabbia e delusione. A un certo punto si commuove davanti alla sua città, lascia affiorare una fragilità che la politica raramente concede alla scena pubblica. Alle sue spalle c’è la sua squadra, ma l’immagine che arriva alla piazza è quella di un uomo chiamato a misurarsi con se stesso, nel momento più difficile del suo mandato. Poi si ricompone. La voce ritrova fermezza, il tono si fa più deciso.
Non parla come chi cerca una legittimazione dall’alto, ma come chi prova a mostrarsi il sindaco della gente, a riallacciare un rapporto diretto con le centinaia di persone raccolte davanti al sagrato della chiesa, dove lui ha scelto di parlare alla sua comunità. Senza palchi. Senza piedistalli.
Gli applausi arrivano, sinceri. Non cancellano la batosta politica, non sciolgono il nodo della crisi, ma accompagnano il tentativo di trasformare la solidarietà ricevuta in una nuova legittimazione pubblica. A pochi metri da Palazzo Fienga, nel luogo che oggi viene giù come la sua amministrazione, il sindaco dimissionario sceglie di parlare alla città dopo le parole del procuratore Nunzio Fragliasso e lo strappo istituzionale che ne è seguito.
L’appuntamento era stato presentato come la chiamata della città attorno al primo cittadino. E al netto di amministratori, consiglieri e addetti ai lavori, sono centinaia le persone che hanno partecipato all’iniziativa. Cuccurullo non annuncia il passo indietro dalle dimissioni, ma lascia aperto uno spiraglio, legandolo a «qualcosa di nuovo» rispetto a quanto accaduto martedì scorso. Tra le ipotesi evoca anche «un confronto con il procuratore», pur chiarendo subito che non c’è stato alcun contatto diretto: «Non ho sentito il procuratore, alcun tipo di contatto. Ognuno deve svolgere il suo ruolo, lo deve fare in tutte le sedi sia pubbliche che private».
Il cuore del suo intervento resta la contestazione del metodo e del contesto in cui sono state pronunciate le parole del capo della Procura. Cuccurullo ribadisce di non voler mettere in discussione la magistratura, ma considera quelle dichiarazioni un giudizio troppo ampio, capace di investire non solo l’amministrazione ma l’intera città. Per questo le sue dimissioni vengono descritte come «un atto dovuto di dignità istituzionale e personale». Sul possibile scioglimento del Comune per infiltrazione camorristica, per il quale si attende una decisione del Consiglio dei ministri, il sindaco dimissionario rivendica il lavoro svolto: «Penso di essere abbastanza positivo sugli atti compiuti durante la mia esperienza amministrativa». E aggiunge: «Se ci sono responsabilità individuali queste vanno accertate».
Il passaggio più delicato riguarda il rapporto tra le parole pubbliche del procuratore e la relazione della commissione d’accesso, ancora attesa: «Quando si pronunciano quelle parole in attesa di una relazione diventa fondamentalmente una cosa particolare».La piazza, però, non scioglie il nodo politico. Gli applausi accompagnano il discorso, ma non bastano ancora a cambiare il finale di una crisi che resta tutta aperta.
Quando il comizio si chiude, restano i volti, i capannelli, le parole sussurrate ai margini della piazza. La solidarietà personale si vede, il consenso politico è tutto da valutare. E il confine tra la vicinanza umana e la prospettiva di cambiare il corso degli eventi, oggi, appare ancora netto.

