Castellammare | la capitaneria di porto fa lezione alla Panzini
A Castellammare di Stabia il mare non è solo un orizzonte da osservare, ma un patrimonio da conoscere e proteggere. È questo il filo conduttore dell’incontro che nei giorni scorsi ha visto protagonisti gli studenti dell’Istituto Comprensivo 2 “Panzini” e la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, guidata dal C.F. (CP) Andrea Pellegrino. Nell’aula del plesso di Salita Quisisana, la lezione ha preso presto la forma di un dialogo diretto tra militari e ragazzi.
Al centro, il progetto “Legal…mente”, inserito nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa dell’istituto e dedicato alla promozione della legalità, del rispetto delle regole e della tutela dell’ambiente. Un percorso seguito dalle docenti Concetta Marino e Olimpia Cascone, che ha coinvolto la classe quinta della primaria e le tre classi della secondaria di primo grado. Più che una lezione frontale, un racconto.
Gli uomini della Guardia Costiera hanno spiegato agli studenti cosa significa davvero “lavorare per il mare”: dalla sicurezza della navigazione alla prevenzione degli incidenti, fino alla vigilanza sulle coste e alla salvaguardia dell’ecosistema marino. Parole semplici, esempi concreti, domande dal pubblico.
E soprattutto l’idea che il mare non sia uno sfondo, ma un bene comune da custodire ogni giorno. Nel corso dell’incontro spazio anche alle professioni legate al mondo marittimo, spesso poco conosciute dai più giovani, e al ruolo delle istituzioni nella tutela delle risorse naturali. Un modo per avvicinare gli studenti non solo ai temi ambientali, ma anche a possibili percorsi futuri di formazione e lavoro.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di attività che la Guardia Costiera porta avanti nelle scuole del territorio, con l’obiettivo di costruire una coscienza ambientale sempre più solida. Un impegno che parte dai banchi e guarda lontano, verso la necessità di formare cittadini consapevoli. Perché, come è emerso anche dall’incontro di Salita Quisisana, la difesa del mare non passa soltanto dalle operazioni in acqua o dai controlli lungo le coste. Passa soprattutto dalla cultura e dall’educazione. E da una generazione che, imparando oggi il valore del proprio territorio, sarà chiamata domani a proteggerlo.

