Sorrento, il Viminale esclude lo scioglimento per mafia ma certifica «un articolato sistema corruttivo»
PRESCRIZIONI AL COMUNE
15 maggio 2026
PRESCRIZIONI AL COMUNE

Sorrento, il Viminale esclude lo scioglimento per mafia ma certifica «un articolato sistema corruttivo»

Il decreto del Ministero dell’Interno chiude il procedimento ex art. 143 TUEL: nessuna prova di collegamenti con la criminalità organizzata, ma rilievi pesantissimi su appalti, controlli interni e gestione amministrativa. Disposto un protocollo di legalità con la Prefettura di Napoli.
Marco Cirillo

Un «articolato sistema corruttivo», irregolarità diffuse e disfunzioni gestionali, ma non elementi sufficienti per sostenere lo scioglimento per mafia. È il quadro che emerge dal decreto del Ministero dell’Interno del 22 aprile 2026 che chiude il procedimento ex articolo 143 del Testo unico degli enti locali sul Comune di Sorrento, dopo l’accesso ispettivo disposto a marzo. Il Viminale parla di «un articolato sistema corruttivo, insieme a ripetute irregolarità amministrative e disfunzioni gestionali che denotano una generale scarsa osservanza dei precetti di correttezza e buon andamento dell’azione amministrativa», aggiungendo che tali criticità «potrebbero favorire forme di condizionamento anche di matrice criminale».

Scioglimento scongiurato. Ma il punto decisivo è un altro: «tali risultanze, complessivamente valutate, non abbiano fatto emergere nei confronti dell’amministrazione comunale elementi su cui si possa ritenere provato un giudizio di sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata». Né risulta «un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi atta a compromettere in maniera sostanziale l’attività e l’imparzialità dell’amministrazione comunale».

La giurisprudenza del Consiglio di Stato. Il decreto richiama anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo cui quando «il quadro che emerge dagli esiti ispettivi non sia sufficientemente probante del condizionamento mafioso dell’ente locale», lo scioglimento «non è giustificabile», perché inciderebbe su «sui più alti valori costituzionali alla base del nostro ordinamento, quali il rispetto della volontà popolare espressa con il voto». La conclusione è netta: «non sono emersi i requisiti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dal modello legale».

Le prescrizioni imposte al Comune. Resta però un giudizio molto severo sul piano amministrativo. Il Viminale prescrive di rafforzare trasparenza e legalità negli affidamenti di lavori, servizi e forniture, soprattutto per affidamenti diretti e procedure di somma urgenza, con controlli rafforzati su sub-appalti e sub-affidamenti, verifica del rispetto della rotazione degli operatori economici e revisione delle procedure assunzionali, ritenute particolarmente esposte a criticità.  Il decreto sottolinea inoltre la necessità di una maggiore tracciabilità delle decisioni amministrative e di un rafforzamento dei controlli interni, con particolare attenzione ai settori tecnici e agli uffici che gestiscono gli appalti, indicati come i più sensibili nel quadro ispettivo.

Protocollo di legalità e monitoraggio. È inoltre previsto che il Comune sottoscriva un protocollo di legalità con la Prefettura di Napoli, per rafforzare controlli antimafia e strumenti di prevenzione della corruzione, anche attraverso procedure di monitoraggio periodico sugli affidamenti e sui rapporti con gli operatori economici. L’ente, già commissariato dopo lo scioglimento del giugno 2025, resta dunque sotto osservazione, in una fase di transizione amministrativa che dovrà accompagnare il ritorno alla gestione politica e la ricostruzione della fiducia istituzionale dopo le criticità emerse.