Il progetto di D’Alessio per il futuro di Pompei: «Una città internazionale»
A una settimana dal voto amministrativo del 24 e 25 maggio, la corsa a sindaco di Pompei entra nel vivo. Tra i protagonisti della sfida elettorale c’è Claudio D’Alessio, già sindaco della città dal 2004 al 2014, oggi candidato sostenuto da quattro liste: Casa Riformista per Pompei, Mastella Noi di Centro, Progetto Democratico Giovani in Movimento con D’Alessio Sindaco e Cattolici e Democratici Insieme Democrazia Cristiana.
Ai microfoni di Metropolis, D’Alessio – che sfiderà Salvatore Alfano e Giuseppe Tortora – evidenzia il suo percorso amministrativo, parla della Pompei di oggi e rilancia la sua idea di città internazionale, puntando sul dialogo con Santuario e Parco Archeologico, sul rilancio urbanistico e sul rinnovamento della classe dirigente.
D’Alessio, perché ha deciso di tornare in campo?
«Mi proietto al giorno dopo le elezioni come a una prima parte completata oltre dieci anni fa. È questo il sentimento che ha fatto rinascere l’interesse a partecipare a questa tornata elettorale. Molti cittadini, molti amici e molti giovani mi hanno invitato a ridare alla città quella spinta e quella evoluzione che aveva caratterizzato i miei mandati amministrativi».
Che città immagina oggi per Pompei?
«Il mio primo mandato e ancor di più il secondo erano caratterizzati dall’idea di una città internazionale. Una città capace di dialogare con capi di Stato, con personalità internazionali, una città che aveva nelle corde una visione ampia, non provinciale. Oggi c’è la necessità di recuperare quello slancio e quella capacità di guardare avanti».
Che giudizio dà sugli ultimi cinque anni di amministrazione?
«Sono stati anni certamente interessanti dal punto di vista delle opere pubbliche. Molti interventi sono stati conseguenza di iniziative approvate negli anni precedenti, ma va anche riconosciuto che grazie al Pnrr e alla disponibilità economica ci sono state opportunità importanti. Ai nostri tempi dovevamo fare continuamente i conti con le casse comunali e con la ricerca dei finanziamenti».
Pompei vive un equilibrio delicato tra Comune, Santuario e Parco Archeologico. Come si costruisce il dialogo tra queste realtà?
«Mantenere rapporti solidi con il Santuario e con il Parco Archeologico non è una scelta, è una necessità. Sono due enti fondamentali per la crescita della città e per la sua identità. Pensiamo al ruolo della Chiesa, alle visite dei papi, fino all’ultima visita del Santo Padre. C’è bisogno di un rapporto fondato sul dialogo e sul rispetto reciproco, senza subordinazioni e senza contrapposizioni».
Come immagina questo rapporto concretamente?
«Serve un tavolo fisso di concertazione per capire quali opportunità possano nascere dal dialogo tra le istituzioni cittadine. Solo così si possono programmare davvero sviluppo, turismo e crescita culturale».
Ci sono opere ancora incomplete, come la ex Pretura o la Ztl di via Roma. Come intende intervenire?
«Per quanto riguarda la ex Pretura, si tratta di un immobile importante che andava sistemato e recuperato grazie ai finanziamenti ottenuti. Sulla Ztl di via Roma non nascondo che sarà fatta una verifica. Sicuramente ci sarà un approfondimento sulla possibilità di ridurla o alleggerirla. È una riflessione che faremo con attenzione».
A Pompei resta forte la distanza tra centro e periferie. Come si può ridurre?
«Noi una soluzione l’avevamo immaginata già anni fa attraverso il piano urbanistico comunale. Nel preliminare approvato nel 2013 erano previsti interventi importanti per le aree periferiche: un centro congressi, la città della musica, lo sviluppo dell’area di Civita Giuliana con un parco agricolo e naturalistico. Erano progetti pensati per dare sviluppo ai quartieri più lontani dal centro e che ancora oggi attendono di essere realizzati».
Il boom di B&B e case vacanza sta cambiando Pompei. Come si concilia turismo e qualità della vita?
«Pompei è e deve restare una città turistica e commerciale. Ma tutto deve avvenire con regole precise, rispettando anche chi non vive direttamente di turismo. Dobbiamo tutelare i giovani e le famiglie che vogliono continuare a vivere qui. Oggi spesso i costi degli affitti sono diventati insostenibili e questo tema va affrontato con grande attenzione».
Quindi pensa a una regolamentazione del fenomeno?
«Ci sono già norme nazionali che vanno in quella direzione e noi saremo molto attenti affinché ci sia equilibrio tra sviluppo turistico e diritto dei cittadini a vivere la propria città».
Qual è la novità principale della sua candidatura rispetto al passato?
«La più grande opera che vogliamo realizzare è immateriale: riportare serenità in città. Pompei deve tornare a essere una comunità unita. Ma soprattutto la vera sfida è il rinnovamento del consiglio comunale».
In che modo?
«Abbiamo costruito un gruppo di giovani che non rappresentano una novità soltanto per l’età. Sono ragazzi scelti perché devono diventare la classe dirigente del domani. Noi vogliamo che il futuro inizi davvero subito».
Che appello rivolge agli elettori?
«Guardiamo alla coscienza dei pompeiani. Negli ultimi tempi la città è stata attraversata da vicende negative e da tensioni che hanno dato un’immagine brutta della politica locale. Non è più accettabile. Pompei merita rispetto, serenità e una classe dirigente capace di costruire il futuro. Chiediamo ai cittadini di sostenerci in questa sfida di cambiamento».

