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Terremoto politico a Torre Annunziata, perquisizioni della guardia di finanza a casa dei politici. Ci sarebbero diversi esponenti, anche dell’amministrazione, nel mirino delle forze dell’ordine.
Sono tre le persone finite nel mirino della procura di Torre Annunziata nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi. Il capogruppo Pd in consiglio comunale Fabio Giorgio, il consigliere dem Gaetano Ruggiero e Giovanni Giorgio.
Una bufera giudiziaria travolge il Comune di Torre Annunziata. Quella che era nata come un’ispezione interna da parte del Segretario Generale dell’ente si è trasformata in una vera e propria “Rimborsopoli”. Nella giornata odierna, i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. del Tribunale locale su richiesta della Procura della Repubblica, per un importo complessivo di oltre 18.000 euro. Al centro dell’inchiesta ci sono due consiglieri comunali e una terza persona, accusati a vario titolo di truffa continuata ai danni del Comune, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsa attestazione a un pubblico ufficiale e sostituzione di persona.
La genesi dell’inchiesta: la denuncia del Segretario Generale
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalle Fiamme Gialle, hanno preso il via da una dettagliata segnalazione del Segretario Generale del Comune. Quest’ultimo aveva formalmente denunciato al Sindaco e ai vertici del Consiglio uno sperpero sistematico di denaro pubblico legato ai gettoni di presenza e ai rimborsi erogati per la partecipazione alle commissioni consiliari.
Nel solo primo quadrimestre, i costi per le sedute delle commissioni avevano sfiorato i 95.000 euro, a cui si aggiungevano oltre 12.000 euro di rimborsi. Il Segretario aveva evidenziato un quadro a dir poco anomalo: commissioni convocate quotidianamente dal lunedì al venerdì, con alcuni consiglieri costantemente assenti giustificati dal proprio posto di lavoro. Trattandosi di lavoratori dipendenti del settore privato, la legge (artt. 79 e 80 del TUEL) prevede infatti che il datore di lavoro riceva dal Comune il rimborso dell’intero importo stipendiale per le ore di permesso del dipendente. Nei verbali analizzati, molti argomenti trattati risultavano generici o totalmente estranei alle competenze dell’organo, alimentando il sospetto che le assidue convocazioni fossero strumentali al solo ottenimento dei rimborsi.
Il primo caso: il “finto” posto di lavoro a 300 chilometri di distanza.
Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno scoperchiato due distinti e ingegnosi meccanismi truffaldini. Il caso più eclatante riguarda un consigliere comunale che, in concorso con il padre, avrebbe orchestrato la costituzione fittizia di un rapporto di lavoro ad hoc presso una Federazione sindacale nazionale. Nell’autocertificazione presentata al Comune, il politico dichiarava di lavorare presso la sede di Civitavecchia (Roma), a oltre 300 km di distanza da Torre Annunziata: una distanza tale da giustificare l’assenza per l’intera giornata lavorativa.
Le indagini hanno però demolito il castello di carte: La Federazione sindacale era stata costituita il 1° aprile 2025, lo stesso identico giorno dell’assunzione del consigliere, il quale risultava essere l’unico dipendente. Il legale rappresentante della sede di Civitavecchia era proprio il padre del consigliere. Il consigliere non si era mai recato a Civitavecchia nel periodo contestato, nemmeno nei giorni in cui non vi erano impegni istituzionali a Torre Annunziata. Le richieste di rimborso inviate all’ente pubblico recavano la firma falsa del rappresentante di un’altra sigla sindacale nazionale, del tutto ignaro della vicenda.
Inoltre, nei mesi di luglio e settembre 2025, le somme chieste a rimborso erano persino superiori agli stipendi lordi risultanti in busta paga. I soldi versati dal Comune venivano accreditati su un conto riconducibile al padre e poi in parte girati nuovamente al figlio. Il meccanismo si è interrotto bruscamente a novembre 2025, in concomitanza con l’avvio delle indagini, quando il consigliere si è dimesso e la sede sindacale ha cessato l’attività. La truffa accertata per questo filone ammonta a 14.162,61 euro.
Il secondo caso: la finta odissea sui mezzi pubblici.
Il secondo consigliere finito nel mirino della Procura è un dipendente di un ufficio postale della provincia di Napoli. L’uomo aveva dichiarato nelle proprie autocertificazioni di non possedere veicoli e di dover utilizzare esclusivamente i mezzi pubblici per raggiungere le commissioni consiliari, quantificando il tempo di percorrenza medio in 85 minuti a tratta. I servizi di osservazione su strada e l’analisi delle telecamere di videosorveglianza effettuati dalle Fiamme Gialle hanno però dimostrato una realtà diversa: il consigliere utilizzava regolarmente uno scooter intestato al padre, impiegando appena mezz’ora per gli spostamenti. Gonfiando i tempi di percorrenza, ha indotto il Comune a rimborsare indebitamente a Poste Italiane 4.093,70 euro per ore di permesso non dovute, percependo lo stipendio a fronte di prestazioni lavorative mai effettuate.
I sequestri e il duro commento del GIP.
Nel dare esecuzione al provvedimento, i militari hanno sequestrato l’intera somma di 4.093,70 euro al secondo consigliere. Per quanto riguarda il primo filone d’indagine, al consigliere del “finto sindacato” sono stati bloccati uno scooter Honda (del valore di circa 4.500 euro) e un orologio da 2.000 euro a fronte di una quota di 8.925 euro, mentre sul conto corrente del padre è in corso il sequestro dei restanti 5.237,61 euro. Le parole del GIP contenute nel decreto di sequestro lasciano spazio a ben poche interpretazioni, parlando di fatti di “estremo allarme sociale”: “Si tratta di condotte truffaldine poste in essere da parte di consiglieri comunali del Comune di Torre Annunziata i quali, tradendo il fine della propria funzione e in evidente spregio dell’incarico pubblico rivestito, ‘piegavano’ il predetto incarico a fini privati, chiedendo e ottenendo dall’ente rimborsi relativi a spese in realtà non sostenute”.
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Non è un caso isolato: altri quattro politici già a giudizio.
Le pulizie all’interno del Palazzo di Città sembrano non finire qui. La Procura ha infatti ricordato che altri tre consiglieri comunali e un assessore (che si è dimesso subito dopo) sono attualmente sotto processo dinanzi al Tribunale oplontino, con la prossima udienza fissata per il 17 giugno 2026. L’accusa in questo caso è di falsa attestazione a un pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). Gli imputati avrebbero dichiarato falsamente al Comune l’inesistenza di cause di incompatibilità alla carica, asserendo di non avere debiti esattoriali con l’ente. Al contrario, le indagini della Guardia di Finanza hanno accertato che i quattro avevano ricevuto cartelle di pagamento e avvisi di accertamento per tributi locali mai versati. Anche questo filone era partito da un input dell’allora Segretario Generale. Successivamente alla scoperta del falso, i tre consiglieri hanno provveduto a saldare i propri debiti con le casse comunali.
Si è dimesso il capogruppo del Partito Democratico Fabio Giorgio. «Con senso di responsabilità istituzionale e profondo rispetto verso la città di Torre Annunziata, rassegno le mie dimissioni dalla carica di consigliere comunale. Si tratta di una decisione sofferta, maturata esclusivamente per un atto morale e di tutela dell’immagine delle istituzioni e della comunità che ho avuto l’onore di rappresentare. Ritengo infatti che, in questo momento, sia doveroso fare un passo indietro affinché ogni vicenda possa essere chiarita con la massima serenità e trasparenza.
Nutro piena fiducia nel lavoro della magistratura e sono certo che la mia posizione sarà presto chiarita, consentendo di ristabilire la verità dei fatti.Ringrazio i cittadini, i colleghi consiglieri, gli amministratori e quanti mi hanno sostenuto durante il mio percorso politico e istituzionale. Continuerò a mantenere immutato il mio amore per Torre Annunziata e il rispetto verso la sua comunità. Le istituzioni devono essere sempre preservate da ogni possibile strumentalizzazione o clima che possa nuocere alla serenità amministrativa. Per questo motivo ho ritenuto che le dimissioni rappresentino oggi la scelta più giusta e responsabile».
Torre Annunziata, Cuccurullo si dimette: «Dal procuratore parole gravissime»
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La politica di Torre Annunziata finisce nuovamente sotto i riflettori. Questa mattina le Fiamme Gialle sarebbero entrate in azione con verifiche e perquisizioni che, secondo le prime indiscrezioni, coinvolgerebbero più esponenti politici della città oplontina. L’attività della Guardia di finanza sarebbe tuttora in corso e il quadro resta in evoluzione.
Al momento non filtrano dettagli ufficiali sui contenuti degli accertamenti né sui nomi delle persone interessate dalle verifiche. L’intervento arriva in una fase particolarmente delicata per Torre Annunziata, dove resta alta l’attenzione in attesa della decisione del Viminale sull’esito della commissione d’accesso insediata nei mesi scorsi. Palazzo di Governo dovrà infatti stabilire se l’amministrazione comunale sarà sciolta per infiltrazioni camorristiche, uno scenario che continua a tenere con il fiato sospeso la città e il mondo politico oplontino.
Le verifiche avviate oggi dalla Guardia di finanza rischiano dunque di alimentare ulteriormente il clima di tensione istituzionale già presente a Torre Annunziata. Nelle prossime ore potrebbero emergere nuovi dettagli sull’operazione condotta dalle Fiamme Gialle e sull’eventuale collegamento con gli approfondimenti già in corso da parte degli organi dello Stato.