Castellammare, Avs in Regione: “Fermare il progetto del bus rapido”
Castellammare. Un braccio di ferro politico e sociale si accende sul futuro della storica linea ferroviaria che unisce Castellammare di Stabia a Gragnano. Al centro della contesa c’è la decisione di smantellare i binari per fare spazio a una corsia preferenziale per autobus elettrici, il cosiddetto sistema Bus Rapid Transit (BRT). Una scelta fortemente contestata dal gruppo consiliare regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha depositato una mozione urgente per bloccare le procedure di dismissione e chiedere il ripristino della mobilità su ferro.
Addio al tram leggero per risparmiare 30 milioni
La tratta ferroviaria in questione vanta una storia lunga ben 141 anni. Inaugurata il 12 maggio 1885 come ideale completamento della storica Napoli-Portici, la linea rappresenta un patrimonio infrastrutturale ed economico immenso, la cui ricostruzione da zero costerebbe oggi centinaia di milioni di euro. Nonostante questo, dopo quindici anni di inutilizzo forzato, il 15 dicembre 2025 è stato emesso il decreto di dismissione.Secondo quanto denunciato dai consiglieri regionali Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano, firmatari del documento, la Giunta Regionale e l’assessorato ai Trasporti avrebbero deciso di abbandonare definitivamente il progetto del tram leggero — inizialmente inserito nel Contratto istituzionale di sviluppo del 2022 — per virare sulla riconversione del sedime in strada carrabile per i bus. Una virata giustificata da Palazzo Santa Lucia con un risparmio stimato di 30 milioni di euro e una maggiore rapidità nei tempi di esecuzione.
Il “Treno dell’Archeologia” come alternativa sostenibile
Per gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, però, si tratta di un grave errore strategico ed economico.«Trasformare una sede ferroviaria in una strada per autobus significa declassare un’infrastruttura ad alta capacità in una soluzione su gomma soggetta a rapido logoramento» , attaccano i consiglieri, sottolineando come la scelta vada in direzione opposta rispetto alle linee guida dell’Unione Europea, che mettono le ferrovie al centro della mobilità intelligente e sostenibile.La mozione propone invece il rilancio del progetto di un treno-tram metropolitano, ribattezzato “Treno dell’archeologia”. Questa infrastruttura su ferro creerebbe una rete integrata capace di connettere Pozzuoli, la linea 2 della metropolitana di Napoli, Pietrarsa, i comuni vesuviani, il porto Marina di Stabia e l’arenile stabiese, fino ad arrivare a Gragnano, la storica città della pasta. Un’opera pensata come volano turistico e occupazionale, utile anche a decongestionare territori già penalizzati dalle inefficienze della Circumvesuviana.
Corsa contro il tempo: giovedì la conferenza dei servizi
A far scattare l’allarme dei consiglieri è anche l’accelerazione impressa all’iter burocratico. Per giovedì 21 maggio è stata infatti convocata la conferenza dei servizi decisoria. Un passo formale che, secondo l’opposizione, sa di blitz:«Appare come un tentativo di chiudere la partita prima ancora che la Consulta regionale per la mobilità possa esprimere un parere meditato» , si legge nel testo, in cui viene evidenziata anche la totale assenza di un reale confronto pubblico con i cittadini e con le amministrazioni locali interessate.
Le richieste alla Giunta
Con questo atto, Andreozzi e Ceparano impegnano ufficialmente il Presidente della Regione Campania e la Giunta a due azioni immediate:
Sospendere con urgenza l’efficacia del decreto di dismissione della linea Castellammare-Gragnano e revocare ogni atto finalizzato alla trasformazione del tracciato in strada per autobus.
Riconsiderare il progetto del tram leggero o del treno-tram metropolitano come unica opzione coerente con gli obiettivi europei di sostenibilità ambientale.La palla passa ora al Consiglio Regionale. Resta da vedere se l’appello dei comitati civici e dei consiglieri riuscirà a fermare i bulldozer e a salvare l’antico binario dei Monti Lattari.

