Gragnano, fruttivendolo si finge broker assicurativo: vendeva polizze false su internet
CRIMINALITA'
23 maggio 2026
CRIMINALITA'

Gragnano, fruttivendolo si finge broker assicurativo: vendeva polizze false su internet

A processo un commerciante 24enne e il suo amico-complice di 29 anni. Raggiravano decine di clienti su internet con polizze convenienti per poi sparire
metropolisweb

A prima vista era solo un giovane fruttivendolo di 24 anni di Gragnano, una vita normale, fatta di lavoro e quotidianità in provincia di Napoli. Ma secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dietro quella facciata si sarebbe sviluppato un piccolo sistema di truffe online capace di oltrepassare lo schermo di uno smartphone e arrivare fino a due imprenditori siciliani, convinti di stare rinnovando regolari polizze assicurative.

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Insieme a un complice di 29 anni di Boscoreale, il giovane avrebbe messo in piedi una finta attività da broker assicurativi, spacciandosi per intermediari di una delle principali compagnie del settore. Un inganno costruito interamente a distanza, senza incontri diretti, sfruttando la fiducia che sempre più spesso gli utenti ripongono nei contatti digitali e nelle offerte “troppo convenienti per essere vere”.

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La vicenda, emersa dopo le denunce di due imprenditori della provincia di Enna, ha portato i carabinieri a ricostruire un meccanismo piuttosto collaudato. Le vittime erano state attirate da preventivi estremamente vantaggiosi per il rinnovo di una polizza auto e di una moto. Il primo contatto avveniva online, poi la conversazione si spostava su WhatsApp, dove i presunti broker apparivano rassicuranti, rapidi, apparentemente professionali.

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Per rendere più credibile la truffa, le utenze telefoniche utilizzate risultavano intestate a cittadini extracomunitari, un ulteriore schermo per rendere più difficile il tracciamento. A quel punto veniva inviato un QR code che, agli occhi delle vittime, sembrava collegato a una procedura di pagamento ordinaria. In realtà, secondo l’ipotesi investigativa, conteneva credenziali riconducibili ai truffatori.

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Il meccanismo si sarebbe poi articolato in più passaggi: le vittime, recatesi nelle ricevitorie per effettuare il pagamento, si sarebbero viste segnalare un presunto esito negativo della transazione, venendo invitate a ripetere l’operazione. È in questo frangente che, secondo la ricostruzione, il sistema entrava nella sua fase decisiva: ai clienti veniva fornito un IBAN sul quale effettuare un bonifico istantaneo per “sbloccare” la pratica assicurativa. Quel conto, però, sarebbe stato riconducibile all’attività commerciale del fruttivendolo.

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Una sovrapposizione tra apparente normalità e attività illecita che avrebbe permesso ai due giovani di incassare somme sempre più consistenti, fino a raggiungere circa 7 mila euro complessivi sottratti alle due vittime. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Domenico Cattano, ha portato alla luce un quadro che ora è approdato in sede penale.

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I due imputati, attualmente a piede libero, dovranno comparire il mese prossimo davanti al giudice monocratico del tribunale di Enna per rispondere dell’accusa di truffa aggravata. Sono assistiti dagli avvocati Mariano Morelli e Vincenzo Vito. Al di là del singolo episodio, il caso si inserisce in un fenomeno più ampio e in continua evoluzione: quello delle truffe online legate al settore assicurativo e ai pagamenti digitali. Un terreno fertile per i raggiri, dove la combinazione tra prezzi stracciati, comunicazioni informali e strumenti di pagamento immediati può disorientare anche utenti attenti.