Capri condannata dal Tribunale: «Discriminazione verso le persone con disabilità»
La sentenza
25 maggio 2026
La sentenza

Capri condannata dal Tribunale: «Discriminazione verso le persone con disabilità»

Il Comune non ha adottato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Il Tribunale di Napoli impone il Peba entro 12 mesi e condanna l’ente al risarcimento di 6mila euro.
Gaetano Angellotti

Il Comune di Capri è stato condannato dal Tribunale di Napoli per condotta discriminatoria collettiva nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata adozione del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) e per i ritardi negli interventi finalizzati a rendere accessibili i Giardini di Augusto. A renderlo noto è stato il garante delle persone con disabilità della Regione Campania, Paolo Colombo, commentando la sentenza numero 8190/2026 pubblicata lo scorso 18 maggio dalla decima sezione civile del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Maria Corvino.

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La decisione arriva a seguito del ricorso promosso dall’Associazione Luca Coscioni insieme a Christian Durso. Secondo quanto stabilito dal Tribunale, la mancata approvazione del Peba da parte della Città di Capri rappresenta una forma di discriminazione indiretta collettiva nei confronti delle persone con disabilità. Nelle motivazioni della sentenza viene evidenziato come l’assenza di una pianificazione organica degli interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche finisca per comprimere diritti fondamentali legati all’inclusione sociale, alla mobilità e all’accessibilità degli spazi pubblici.

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Il Tribunale sottolinea infatti che la mancata rilevazione e classificazione delle barriere presenti sul territorio comunale impedisce una concreta programmazione degli interventi necessari alla loro progressiva eliminazione. Secondo il giudice, le conseguenze di questa situazione assumono un peso ancora maggiore in una realtà come Capri, meta turistica internazionale frequentata ogni anno da migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. La mancanza di percorsi e spazi realmente accessibili rischierebbe infatti di limitare non soltanto la vita quotidiana dei residenti con disabilità, ma anche il diritto alla piena fruizione dell’isola da parte dei turisti.

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Il Tribunale ha quindi condannato il Comune di Capri a risarcire Christian Durso con una somma pari a seimila euro per il danno da discriminazione subito. Ma soprattutto ha imposto all’ente comunale di cessare il comportamento discriminatorio attraverso l’adozione del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche entro i prossimi dodici mesi. La pronuncia viene considerata particolarmente significativa anche per le possibili conseguenze sugli altri enti locali campani ancora privi del Peba.

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«Per il Tribunale di Napoli la mancata adozione del Peba costituisce una condotta discriminatoria. L’accessibilità e l’inclusione non possono ammettere deroghe o ritardi. La Pubblica Amministrazione deve comprendere che il rispetto delle leggi è un dovere e non un optional», ha dichiarato Paolo Colombo. Il garante regionale ha inoltre lanciato un appello ai Comuni della Campania affinché provvedano rapidamente all’approvazione dei piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, avvertendo che nei prossimi mesi potrebbero svilupparsi ulteriori contenziosi con richieste di risarcimento danni nei confronti delle amministrazioni inadempienti.

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La sentenza del Tribunale di Napoli rappresenta dunque un precedente importante sul tema dell’accessibilità urbana e dei diritti delle persone con disabilità, riaffermando il principio secondo cui la mancata programmazione degli interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche non costituisce soltanto un ritardo amministrativo, ma può configurarsi come una vera e propria forma di discriminazione collettiva.