Gragnano, marijuana coltivata in un casolare abbandonato al Faito: a processo il narcos Di Martino
Marijuana coltivata in un casolare abbandonato sul versante di Vico Equense del Monte Faito, furto di acqua e energia elettrica,…
Monopolio del commercio della legna ad Agerola, crollano in appello una parte delle accuse scaturite dall’inchiesta dell’ antimafia “Picchio Rosso”. La Corte d’Appello di Napoli ha assolto Giuseppe Gentile, Nicola Gentile e Giampiero Esposito, ribaltando integralmente la sentenza emessa in primo grado dal tribunale di Torre Annunziata che aveva inflitto pene pesanti ai tre imputati: sei anni di carcere per Giuseppe Gentile, quattro anni per Nicola Gentile e tre anni e due mesi per Esposito.
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La decisione dei giudici partenopei segna una svolta in uno dei procedimenti giudiziari più delicati degli ultimi anni nell’area dei Monti Lattari. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di aver imposto il controllo del commercio della legna da ardere ad Agerola, attraverso intimidazioni e minacce ai danni di un commerciante locale che, secondo l’impostazione accusatoria della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sarebbe stato costretto ad abbandonare il mercato.
I due provvedimenti firmato dal ministro Nordio si fondano su una corposa relazione firmata dal pm della Dda Giuseppe Cimmarotta.…
L’inchiesta “Picchio Rosso”, coordinata dalla Dda nel 2013, ricostruiva un presunto sistema monopolistico nel settore della vendita della legna. Secondo gli investigatori, Giuseppe Gentile avrebbe agito insieme agli altri imputati per eliminare ogni forma di concorrenza sul territorio, imponendo agli operatori economici e agli acquirenti di rivolgersi esclusivamente alle attività riconducibili alla famiglia Gentile. Un sistema che per l’Antimafia era fondato principalmente sulla paura.
Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
Negli atti dell’indagine venivano descritti episodi di intimidazione, minacce verbali e aggressioni fisiche. In particolare, l’accusa sosteneva che il commerciante vittima delle presunte pressioni fosse stato minacciato affinché smettesse di vendere legna ad Agerola. Contestazioni aggravate, secondo la Procura antimafia, dal metodo camorristico e dalla finalità di acquisire il controllo del settore commerciale.
Per la Dda avrebbe avuto un ruolo nella decisione e nell’esecuzione, a cui sarebbe stato presente, dell’omicidio di suo nipote…
L’impianto accusatorio era stato accolto in primo grado dal tribunale di Torre Annunziata, che aveva condannato i tre imputati riconoscendo la sussistenza delle aggravanti contestate dalla Dda. In appello, però, il quadro processuale è cambiato radicalmente. La Corte ha infatti accolto il ricorso presentato dall’avvocato Alfonso Piscino, difensore degli imputati, pronunciando l’assoluzione e facendo venir meno le accuse formulate dall’Antimafia. Giuseppe Gentile e Nicola Gentile sono legati da rapporti di parentela al clan Afeltra-Di Martino, storica organizzazione criminale considerata egemone nell’area dei Monti Lattari tra Agerola, Pimonte e Gragnano.
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Entrambi risultano inoltre gravati da precedenti penali in materia di armi e droga, elementi che avevano contribuito a rafforzare il quadro investigativo delineato dagli inquirenti nel corso delle indagini. Secondo la Dda, il gruppo avrebbe agito sfruttando il peso criminale derivante dalla vicinanza ad ambienti camorristici del territorio, consolidando così un presunto sistema di controllo economico in un settore tradizionalmente radicato nell’economia locale. La sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’Appello di Napoli ridimensiona ora in maniera significativa uno dei filoni investigativi che, negli anni successivi al 2010, avevano acceso i riflettori sulle presunte infiltrazioni criminali nell’economia dei Monti Lattari.