#DJI, TECNOMANIA
28 maggio 2026

Lito 1 e Lito X1, due droni entry-level ma completi

Pensati per chi è alla prima esperienza, offrono funzioni avanzate e qualità video
Gennaro Annunziata

Negli ultimi anni il mercato dei droni consumer si è mosso lungo una traiettoria abbastanza chiara: da un lato modelli sempre più evoluti, pensati per creator e appassionati disposti a investire su qualità d’immagine, funzioni e margini di controllo quasi professionali; dall’altro prodotti più accessibili, spesso però costretti a sacrificare qualcosa sul fronte della sicurezza, della stabilizzazione o della resa fotografica. Con Lito 1 e Lito X1, DJI prova a collocarsi nello spazio intermedio. L’idea è portare alcune soluzioni tipiche delle categorie superiori dentro una piattaforma leggera, compatta e rassicurante, pensata per chi si avvicina per la prima volta alla ripresa aerea. Dopo alcune settimane di utilizzo in diversi contesti, la sensazione è che entrambi siano stati progettati per ridurre il più possibile la distanza tra il primo decollo e il primo risultato davvero soddisfacente. Condividono peso inferiore ai 249 grammi, rilevamento omnidirezionale degli ostacoli, formato pieghevole e un’impostazione molto assistita. Nell’uso concreto emergono però le differenze: Lito 1 punta sulla semplicità e sull’accessibilità, mentre Lito X1 alza l’asticella soprattutto su qualità d’immagine, sicurezza percepita e margine creativo.
Dal punto di vista costruttivo i due Lito sono molto simili. Cambiano alcuni dettagli, cambia la presenza del LiDAR sull’X1, cambia la dotazione nelle varie configurazioni, ma la filosofia è la stessa: corpo compatto, bracci richiudibili, ingombro ridotto e una sensazione generale di prodotto maturo. Lito 1 misura 149×94×62 mm da chiuso e 183×251×79 mm da aperto, senza eliche; Lito X1 è leggermente più corto da chiuso, 144×94×62 mm, mentre da aperto mantiene le stesse dimensioni. Sono misure che nella pratica fanno la differenza. In uno zaino fotografico entrano senza sacrificare troppo spazio, ma il punto vero è che si possono portare anche quando non si è sicuri di usarli.
Il peso standard di circa 249 grammi è uno dei loro elementi chiave. Non significa che si possa volare ovunque e senza regole, ma rende il drone meno impegnativo da trasportare e più adatto a un utilizzo improvvisato. Durante le uscite più brevi abbiamo finito per portarli con noi anche quando con un drone più grande avremmo probabilmente rinunciato. La serie Lito trova il suo senso non nella scheda tecnica in se, ma nella probabilità concreta che il drone venga messo nello zaino e usato davvero.
La qualità delle plastiche è coerente con la fascia di prezzo. Non c’è la sensazione premium dei modelli superiori, ma non si percepisce fragilità. I bracci si aprono con un movimento netto, il gimbal è ben protetto quando si usa la cover, le batterie si inseriscono con sicurezza. La funzione di accensione automatica aprendo il braccio posteriore destro è una piccola comodità che, dopo qualche utilizzo, si dà per scontata. Non cambia la vita, però riduce un passaggio e rende più naturale la sequenza: togli protezione, apri il braccio, controlli ambiente, decollo.
Sui controller la differenza di esperienza può essere più marcata del previsto. Con RC-N3 serve lo smartphone, soluzione economica e leggera ma meno immediata. Con DJI RC 2, disponibile nelle configurazioni superiori dell’X1, l’approccio è immediato: si accende il radiocomando, si ha già lo schermo pronto, si vola con meno distrazioni. Per un principiante il controller con schermo non è un lusso estetico, ma un modo per rendere più ordinato tutto il processo.
La sicurezza è l’argomento centrale della serie Lito. Entrambi i modelli integrano un sistema di rilevamento omnidirezionale basato su visione monoculare, con sensori nelle direzioni principali e supporto inferiore a infrarossi. Lito X1 aggiunge il LiDAR frontale, al cui importanza si avverte soprattutto nelle situazioni in cui il drone deve leggere meglio ciò che ha davanti, in particolare in rientro automatico o quando la luce cala.
In volo i due droni sono stabili, prevedibili, poco nervosi. La resistenza al vento dichiarata arriva a 10,7 m/s e, nei limiti di condizioni ragionevoli per prodotti così leggeri, il comportamento è convincente. Non bisogna aspettarsi l’autorità di un drone più pesante quando il vento laterale diventa irregolare, ma l’hovering è preciso e il gimbal a tre assi fa un buon lavoro nel separare i piccoli movimenti del corpo macchina dalla ripresa finale. È uno di quei casi in cui il video sembra più calmo di quanto non appaia il drone osservato da terra.
Il ritorno automatico alla base è uno degli elementi che più aiutano chi inizia. Non va trattato come un salvagente assoluto, perché il pilota resta sempre responsabile del volo, ma la traiettoria è leggibile e la gestione degli ostacoli appare coerente con il posizionamento dei prodotti. Lito X1 dà più fiducia negli scenari complessi, per esempio quando ci sono alberi, edifici, pali o passaggi più stretti. Lito 1 è molto assistito, ma quando la luce scende o gli ostacoli diventano sottili si capisce che il margine extra dell’X1 non è solo una voce commerciale.
Il sistema GEO e i limiti impostabili da app aggiungono un ulteriore livello di controllo. DJI Fly permette di definire quota e distanza massima, e in caso di segnale GNSS debole entrano in gioco limitazioni più conservative. È una logica talvolta percepita come invasiva da chi ha esperienza, ma per il pubblico a cui questi droni parlano ha senso. Il primo volo non deve essere un esercizio di coraggio. Deve essere comprensibile.
C’è comunque un punto da non dimenticare mai, il rilevamento ostacoli non autorizza a volare distratti. Rami sottili, cavi, superfici uniformi, zone con luce troppo bassa o riflessi possono mettere in difficoltà qualunque sistema ottico. I Lito riducono il rischio, non lo cancellano. La differenza è che lo fanno in modo sorprendentemente maturo per questa fascia.
ActiveTrack 360° è una delle funzioni che cambiano di più la percezione del prodotto. Selezionare un soggetto sullo schermo e lasciare che il drone mantenga l’inquadratura è ormai un’esperienza familiare su modelli più evoluti, ma trovarla su macchine meno costose rende i Lito molto più interessanti per chi crea contenuti senza voler imparare subito movimenti complessi.
Abbiamo trovato il tracking efficace con persone che camminano, soggetti in bicicletta a velocità moderata e riprese laterali in spazi abbastanza aperti. La velocità di inseguimento arriva fino a 12 m/s, un valore più che sufficiente per molte situazioni realistiche. La parte più importante, però, non è la velocità massima ma è la capacità del drone di mantenere una composizione credibile senza costringere l’utente a correggere continuamente stick e gimbal. Qui l’esperienza DJI si sente.
QuickShots, MasterShots, Hyperlapse e Panorama funzionano bene come scorciatoie creative. Non sostituiscono l’occhio di chi sa costruire una sequenza, ma permettono a un principiante di ottenere movimenti puliti già nei primi voli. Il rischio, semmai, è l’effetto “clip riconoscibile” perchè dopo un po’ certe traiettorie automatiche si assomigliano. Per un uso turistico, social o familiare è un limite relativo; per chi vuole un linguaggio visivo più personale, prima o poi serve imparare a pilotare manualmente con maggiore consapevolezza.
Lito X1 ha un vantaggio quando le funzioni intelligenti vengono usate in contesti più dinamici. Non perché Lito 1 sia insufficiente, ma perché il sistema di rilevamento dell’X1, con il LiDAR frontale, dà più tranquillità nelle riprese in avanzamento e nei rientri. Nei passaggi laterali e nei movimenti intorno al soggetto entrambi richiedono comunque attenzione. La tecnologia aiuta, ma non trasforma un sentiero pieno di rami in un set cinematografico sicuro.
La differenza tra Lito 1 e Lito X1 si vede soprattutto quando si guarda il girato su uno schermo grande o quando si prova a lavorarlo in post-produzione. Lito 1 utilizza un sensore CMOS da 1/2 pollice con 48 megapixel effettivi, apertura f/1.8 e focale equivalente di 26,2 mm. Registra in 4K fino a 60 fps e arriva a 4K/100 fps in H.265, con foto fino a 8000×6000 pixel. Per un drone entry-level è una base solida, soprattutto in piena luce.
Le immagini di Lito 1 sono nitide, pronte, piacevoli per l’uso immediato. In una giornata luminosa, su paesaggi aperti o scorci urbani, il file è più che adeguato per social, video di viaggio e piccoli montaggi. La resa cromatica tende a essere accettabile, con un look che non richiede grande intervento. Quando la scena diventa più difficile, però, emergono i limiti del sensore più piccolo. Nei controluce forti la gamma dinamica richiede attenzione, le alte luci vanno protette e nelle ombre si perde un po’ di pulizia. Non è un difetto inatteso ma il comportamento tipico di una camera compatta che lavora bene se la si espone con cura.
Lito X1 cambia passo. Il sensore CMOS da 1/1,3 pollici, sempre da 48 megapixel, con apertura f/1.7 e focale equivalente di 24 mm, offre più margine. Il video 4K/60 fps HDR, il 4K/100 fps e il profilo D-Log M a 10 bit lo rendono più adatto a chi vuole montare e correggere il colore con un minimo di controllo. Non è una macchina professionale, ma consente un approccio meno “punta e condividi” e più ragionato.
In piena luce l’X1 restituisce un dettaglio più convincente e una maggiore naturalezza nelle transizioni tonali. Al tramonto, soprattutto quando cielo e terreno sono entrambi importanti nell’inquadratura, la differenza si allarga. Lito 1 produce un’immagine utilizzabile, ma tende a chiedere più compromessi. X1 conserva meglio le sfumature, regge meglio le scene ad alto contrasto e lascia più libertà in editing. La modalità D-Log M non serve a tutti, e chi monta solo clip rapide sul telefono può ignorarla senza rimpianti. Chi però vuole uniformare riprese da drone, smartphone e mirrorless troverà nell’X1 un margine creativo più sensato.
La stabilizzazione meccanica a tre assi è comune a entrambi e resta uno dei motivi per cui questi droni risultano più “fotografici” rispetto ai piccoli selfie drone. La ripresa è fluida, il gimbal assorbe bene le correzioni leggere e anche nei movimenti più lenti non abbiamo notato scatti fastidiosi. La compressione a 130 Mbps è adeguata alla fascia, pur con qualche limite nelle texture molto complesse, come alberi mossi dal vento o superfici d’acqua ricche di dettaglio.
La ripresa verticale in 2.7K è utile per social e reel, anche se non sostituisce una vera rotazione fisica della camera. È una soluzione pratica, non la più raffinata possibile. Per il pubblico dei Lito, però, la praticità conta molto.
L’autonomia dichiarata arriva fino a 36 minuti con la batteria standard. Nei voli reali è più corretto ragionare su tempi inferiori, perché decollo, rientro, vento, riprese video, cambi di quota e margine di sicurezza riducono sempre il valore teorico. In pratica, con una batteria si riesce a lavorare con calma, ma non conviene aspettare l’ultimo avviso per rientrare. Il comportamento della percentuale residua è abbastanza prevedibile e questo aiuta molto i meno esperti.
La batteria standard del Lito 1 è da 2590 mAh, quella del Lito X1 da 2788 mAh. Con alimentatore adeguato una batteria standard si ricarica attraverso il drone in circa 73 minuti, mentre con hub e caricatore da 65 W si scende a circa 45 minuti per una singola batteria.
Per chi pensa di usare il drone in viaggio, il kit Fly More resta quasi obbligatorio. Non perché con una sola batteria il drone sia inutilizzabile, ma perché limita l’approccio: si vola meno, si sperimenta meno, si diventa più conservativi.
La trasmissione video O4 è uno dei punti più convincenti. La distanza massima dichiarata arriva a 15 km in condizioni ideali e a 8 km in area CE, ma nella vita reale questi numeri vanno letti come indicatori di robustezza del sistema, non inviti ad allontanarsi senza criterio. In ambiente urbano, tra edifici e interferenze, il raggio utile è molto più contenuto. Ciò che conta è la qualità del feed, la latenza ridotta e la sensazione di controllo. Su questo i Lito si comportano bene. Anche quando non si sfrutta minimamente la portata teorica, avere un segnale stabile cambia l’esperienza.
QuickTransfer via Wi-Fi 6, fino a 50 MB/s, è comodo quando si vuole scaricare rapidamente qualche clip senza passare da computer.
Lito X1 dispone di 42 GB di memoria interna, un vantaggio più pratico di quanto sembri. Dimenticare la microSD è una banalità che capita, e avere memoria integrata può salvare un’uscita.
Il confronto tra Lito 1 e Lito X1 non si riduce alla domanda “quale sia migliore”. X1 è tecnicamente superiore, ma Lito 1 ha una sua logica molto chiara. Se l’obiettivo è iniziare, volare con sicurezza, ottenere riprese 4K piacevoli e avere un drone compatto per viaggi, weekend e contenuti social, Lito 1 è probabilmente il modello più razionale. Costa meno, offre comunque rilevamento omnidirezionale, ActiveTrack, QuickShots, MasterShots, Hyperlapse e una qualità video che per molti utenti sarà già sufficiente.
X1 diventa più interessante quando si vuole crescere. Il sensore più grande, il D-Log M a 10 bit, l’HDR, la migliore gestione delle scene difficili e il LiDAR frontale lo rendono più longevo. Non nel senso che duri fisicamente di più, ma perché è meno probabile sentirne i limiti dopo pochi mesi. Se si monta spesso, se si scatta in RAW, se si vogliono riprese al tramonto, se si cerca una maggiore sicurezza nei rientri e nelle traiettorie assistite, la differenza di prezzo acquista senso.
Lito 1 è più “prendi e vola”. X1 è più “prendi, vola e poi lavora meglio il materiale”. Questa distinzione, nell’uso quotidiano, è più utile di qualunque tabella comparativa. Il primo è il drone giusto per chi vuole entrare nel mondo della fotografia aerea senza complicarsi troppo la vita. Il secondo è quello che consigliamo a chi sospetta già di volere qualcosa in più.
In viaggio i Lito funzionano bene perché non obbligano a pianificare tutto intorno al drone. Si possono usare per un’inquadratura di apertura, una ripresa dall’alto di un borgo, un movimento laterale su una spiaggia, una sequenza in montagna. Non sono prodotti da lasciare in auto “perché magari servono”, sono abbastanza piccoli da restare sempre nello zaino.
In città bisogna essere più prudenti, sia per le regole che per la complessità dell’ambiente. Edifici, persone, alberi, cavi e zone interdette impongono attenzione. Qui abbiamo apprezzato soprattutto la qualità del feed video e la chiarezza degli avvisi in app. Non sono droni che spingono a strafare. Piuttosto accompagnano l’utente dentro un perimetro operativo abbastanza controllato.
Per i social creator la parte automatica è probabilmente la più immediata. Un Dronie, un Circle, un breve tracking mentre si cammina, una panoramica su un paesaggio sono contenuti che si portano a casa in pochi minuti. Lito X1 dà risultati più flessibili in montaggio, ma Lito 1 è già molto efficace quando la destinazione finale è uno smartphone.
Per la fotografia pura, invece, l’X1 è più convincente. Non solo per la qualità del sensore, ma per la maggiore confidenza che dà nelle luci difficili. Lito 1 resta valido, ma bisogna evitare controluce estremi, esporre con attenzione, non pretendere recuperi aggressivi dalle ombre.
Lito 1 è pensato per chi compra il primo vero drone fotografico e vuole evitare due errori frequenti: scegliere un prodotto troppo povero, che dopo poco diventa limitante, oppure un modello troppo costoso e complesso, che finisce per intimidire. È adatto a studenti, viaggiatori, famiglie, creator alle prime armi e utenti che vogliono riprese aeree belle senza trasformare ogni volo in un esercizio tecnico.
Lito X1 parla a un pubblico leggermente diverso. Può essere sempre un primo drone, ma è il primo drone di chi vuole partire già con un margine più ampio. Lo vediamo bene per chi monta video con una certa cura, per chi alterna drone e fotocamera, per chi viaggia spesso e vuole file più robusti, per chi dà valore alla sicurezza aggiuntiva del LiDAR frontale. È sensato per chi sa che userà davvero quel margine.
Per gli utenti che hanno già provato un piccolo drone molto semplice o un modello più vecchio e vogliono qualcosa di moderno senza salire di categoria. Per loro X1 è probabilmente la scelta più equilibrata.
Lito 1 parte da 339 euro, mentre la Combo Fly More con RC-N3 arriva a 479 euro. Lito X1 parte da 419 euro e nella Combo Fly More con DJI RC 2 sale a 579 euro.
Guardando solo il prezzo, Lito 1 è il prodotto più facile da consigliare. Guardando l’uso nel tempo, X1 diventa il modello più convincente per chi vuole davvero far crescere la qualità dei propri contenuti.
Lito 1 è il drone da scegliere per iniziare bene spendendo il giusto. Lito X1 è quello che porteremmo più volentieri in viaggio se sapessimo di voler montare un video serio al ritorno. Entrambi hanno limiti comprensibili: sensori piccoli rispetto ai droni di fascia superiore, autonomia reale inferiore ai valori di laboratorio, sistemi anticollisione da non sopravvalutare, prestazioni che dipendono molto dalla luce. Ma il bilanciamento è riuscito.
La fotografia aerea entry-level, con questi due modelli, diventa meno una prova di pazienza e più una possibilità concreta. Non basta premere un tasto per fare cinema, e per fortuna. Però con Lito 1 e Lito X1 il primo passo è meno incerto, più sicuro e, soprattutto, più vicino al modo in cui oggi si raccontano viaggi, luoghi e momenti quotidiani.
Gennaro Annunziata