Omicidio Fontana, il piano di vendetta degli amici della vittima: «Ammazziamoli con le bombe»
«Li ammazziamo con le bombe». Si sente anche questa frase tra le intercettazioni telefoniche captate dai militari del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata. Dopo l’omicidio di Alfonso Fontana i suoi amici e il fratello volevano vendicare la morte del 24enne. I tre sono stati arrestati ieri mattina con l’accusa di porto abusivo d’armi e quello che emerge dall’inchiesta è a dir poco agghiacciante.
Volevano comprare un Kalashnikov e avevano trovato anche un fornitore che glielo avrebbe venduto. Ma facciamo un passo indietro. Vincenzo Avella è stato per la Dda il basista del furto che ha scatenato lo scontro tra il rampollo dei Fontana e i narcos del rione Savorito. Il 24enne, da quello che viene fuori dall’indagine voleva vendicarsi di un affronto subito. Infatti un parente di Catello Martino gli avrebbe bruciato la motocicletta scatenando il piano del giovane per svaligiare la casa dove era custodito, per la Dda, una parte del tesoro del clan Imparato.
Dopo il furto Giovanni Natino, insieme ad un complice, due giorni prima del delitto di Alfonso Fontana, avrebbe bruciato l’auto di famiglia del giovane minacciando Avella di morte. Il ragazzo, impaurito fuggì da Castellammare. Nella corsa in taxi, per l’Antimafia, lungo l’autostrada, gettò dal finestrino una pistola. Rifugiatosi lontano dalla città, iniziò a programmare la vendetta per l’omicidio di Alfonso Fontana insieme al fratello della vittima. «Dobbiamo aspettare che le acque si calmino», si legge tra le intercettazioni. E poi la trattativa per acquistare il Kalashnikov.
Alessandro Fontana riferisce ad Avella di aver trovato un fornitore che gli avrebbe venduto il fucile d’assalto a 4mila euro anziché a 5mila euro. Tra le 150 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare non c’è traccia dell’esito della trattativa. Quel che invece è chiaro è che a Castellammare di Stabia stava per scoppiare una guerra di camorra.

