Castellammare | Ucciso con una sedia: 4 impronte incastrano il fratello assassino
CRONACA
6 giugno 2026

Castellammare | Ucciso con una sedia: 4 impronte incastrano il fratello assassino

Trovate tracce di sangue sulla presunta arma del delitto Effettuata l’autopsia: entro 90 giorni la verità sul decesso
Michele De Feo

Ucciso dal fratello per l’eredità dei genitori, c’è una svolta decisiva nell’inchiesta. Quattro tracce di sangue sono state individuate su una sedia di ferro trovata nell’abitazione del rione San Marco a Castellammare di Stabia e ritenuta dagli investigatori la possibile arma del delitto. Martedì prossimo inizieranno gli accertamenti dei Ris di Roma, chiamati a confrontare quel materiale biologico con il Dna di Daniele Cesarino, il 51enne morto dopo quattro mesi di agonia in seguito alle gravissime lesioni riportate nella notte tra il 6 e il 7 febbraio durante una lite con il fratello Luca.

Castellammare | Ucciso dal fratello con una sedia: la verità dall’autopsia

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Sarà l’autopsia, fissata per questo pomeriggio, a fare piena luce sulle cause della morte di Daniele Cesarino, il 51enne deceduto…

Nel frattempo, nella giornata di ieri, è stata eseguita l’autopsia sul corpo della vittima. La Procura di Torre Annunziata ha disposto l’esame per chiarire con precisione le cause del decesso e soprattutto per accertare il nesso causale tra le lesioni riportate durante la violenta aggressione e la morte sopraggiunta dopo un lungo ricovero ospedaliero. I consulenti nominati dall’autorità giudiziaria avranno novanta giorni di tempo per depositare la relazione definitiva. Si tratta di due passaggi investigativi considerati decisivi nell’inchiesta che vede indagato e detenuto nel carcere di Poggioreale il fratello della vittima, Luca Cesarino, 41 anni, arrestato lo scorso aprile.

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Quattro mesi di lotta tra la vita e la morte, poi il drammatico epilogo. È deceduto martedì mattina Daniele Cesarino,…

La sedia di ferro, sequestrata nel corso delle indagini all’interno dell’abitazione di via Martucci, nel rione San Marco, rappresenta uno degli elementi centrali del fascicolo coordinato dalla Procura oplontina. Gli accertamenti biologici dovranno stabilire se le tracce ematiche rinvenute sul manufatto appartengano effettivamente a Daniele Cesarino. Un eventuale riscontro positivo rafforzerebbe ulteriormente l’ipotesi investigativa secondo cui l’oggetto sarebbe stato utilizzato durante l’aggressione.

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«Non volevo uccidere mio fratello, mi sono spaventato e l’ho colpito con uno schiaffo. Poi lui è caduto e ha…

Quando il 51enne arrivò al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo in condizioni disperate, la versione fornita inizialmente parlava di una caduta accidentale avvenuta all’interno dell’abitazione. Una ricostruzione che, secondo gli atti dell’indagine, sarebbe stata smentita dalla stessa vittima. Nonostante il gravissimo trauma cranico e le condizioni cliniche estremamente compromesse, Daniele Cesarino riuscì infatti a riferire ai sanitari di essere stato colpito dal fratello con una sedia.

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Non un tragico incidente domestico, come inizialmente dichiarato, ma una brutale aggressione al culmine di una lite per questioni ereditarie.…

Da quel momento i carabinieri avviarono una lunga e articolata attività investigativa. Intercettazioni, testimonianze, messaggi telefonici, consulenze tecniche e documentazione sanitaria hanno progressivamente delineato il quadro accusatorio che ha portato all’arresto del quarantunenne, inizialmente accusato di tentato omicidio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alla base della tragedia vi sarebbero stati dissidi economici e questioni ereditarie legate all’appartamento di famiglia, nel quale entrambi i fratelli vivevano dopo la morte dei genitori. Un rapporto che da tempo sarebbe stato segnato da tensioni e conflitti continui, fino all’esplosione della violenza nella notte tra il 6 e il 7 febbraio. Dopo l’arresto, Luca Cesarino, assistito dall’avvocato Mariano Morelli, ha sempre respinto le accuse. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha sostenuto che il fratello sarebbe rimasto ferito in seguito a una caduta accidentale durante una colluttazione. Una versione che gli investigatori hanno ritenuto incompatibile con gli elementi raccolti nel corso dell’inchiesta.