Ucciso per l’immondizia a Boscotrecase, un testimone incastra i due killer
È stato il racconto di chi ha assistito alla scena a consentire agli investigatori di ricostruire in poche ore l’omicidio di Salvatore Solimeno, il 46enne ucciso venerdì pomeriggio in un garage condominiale di Boscotrecase. Una testimonianza ritenuta decisiva dagli inquirenti, raccolta nelle concitate ore successive al delitto, che ha permesso di fare luce su una vicenda nata, secondo la ricostruzione investigativa, da una banale controversia di vicinato e sfociata in un’esecuzione.Il testimone si trovava nelle immediate vicinanze quando la tensione è esplosa.
Prima le urla, poi la discussione sempre più accesa tra la vittima e i suoi aggressori. Nulla che lasciasse presagire quello che sarebbe accaduto pochi istanti dopo. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, la lite sarebbe degenerata rapidamente all’interno dell’area condominiale, dove Solimeno si sarebbe trovato faccia a faccia con i due uomini oggi fermati, Fulvio Titas, 33 anni, e Antonio Guastafierro, 27 anni.Il testimone avrebbe raccontato agli investigatori di aver visto i momenti che hanno preceduto gli spari. Una sequenza rapidissima e violenta.
Uno degli aggressori avrebbe impugnato una pistola clandestina con matricola abrasa, mentre l’altro avrebbe partecipato all’aggressione utilizzando anche un bastone successivamente sequestrato dai carabinieri. Poi i colpi d’arma da fuoco.Almeno tre le esplosioni udite distintamente. Una di queste ha raggiunto Solimeno alla coscia sinistra, lesionando l’arteria femorale e provocando una devastante emorragia. Una ferita che si rivelerà fatale nel giro di pochi minuti.
Eppure il 46enne, in un disperato tentativo di salvarsi, sarebbe riuscito a trascinarsi fino alla propria abitazione. È proprio in questa fase che il racconto del testimone assume contorni ancora più drammatici. Secondo la ricostruzione investigativa, gli aggressori non si sarebbero fermati dopo aver sparato. Avrebbero inseguito la vittima mentre tentava di trovare riparo in casa.
Una caccia all’uomo durata pochi istanti ma sufficiente a mostrare, secondo l’accusa, la determinazione omicidiaria dei due indagati. Solo l’intervento della compagna di Solimeno avrebbe impedito che venissero esplosi ulteriori colpi. Un particolare che emerge dalle attività investigative svolte nell’immediatezza e che contribuisce a delineare un quadro aggravato dalla premeditazione. Le dichiarazioni del testimone oculare sono state riscontrate dai rilievi eseguiti sulla scena del crimine. I carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata hanno recuperato tre bossoli compatibili con l’arma utilizzata e sequestrato sia la pistola sia il bastone impiegato durante l’aggressione.
Elementi che, insieme alle dichiarazioni rese dagli stessi fermati davanti al pubblico ministero, hanno portato nella notte all’emissione del decreto di fermo. Per i due uomini l’accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e di detenzione e porto illegale di arma clandestina. Entrambi sono stati trasferiti nel carcere di Napoli-Poggioreale, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nel quartiere resta lo sgomento per una tragedia maturata, secondo gli investigatori, per motivi tanto banali quanto assurdi. Ma resta soprattutto l’immagine impressa negli occhi di chi ha assistito a quegli istanti: una lite tra vicini trasformata, in pochi secondi, in un delitto che ha spezzato una vita e sconvolto un’intera comunità.

