Quattro Altari, Torre del Greco sul palco: tra teatro, mostre e talenti torresi il volto più autentico della festa
Torre del Greco. Non solo artisti e cantanti di livello nazionale e di forte impatto mediatico. C’è una dimensione dell’edizione 2026 della festa dei Quattro Altari più intima e autentica, in grado di restituire alla città il ruolo di protagonista e trasformare Torre del Greco in una vetrina del proprio patrimonio creativo.
Se i riflettori principali saranno puntati su piazza Santa Croce – location dei concerti di Neri per Caso, Clementino e Noemi – il programma collaterale costruito dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Mennella sotto la sapiente regia dell’ufficio cultura racconta la storia di una comunità pronta a celebrare sè stessa e i suoi artisti attraverso il teatro amatoriale, le arti figurative, la fotografia, l’artigianato e le espressioni culturali nate e cresciute all’ombra del Vesuvio.
Una scelta coerente con lo spirito originario della Festa dei Quattro Altari, manifestazione identitaria per eccellenza della città, tornata negli ultimi anni a essere uno dei principali motori culturali del territorio.
Il teatro diffuso
Tra i protagonisti di questa edizione c’è innanzitutto il teatro. Non un semplice contorno ai grandi eventi, ma un vero e proprio festival diffuso che dal 12 al 14 giugno porterà nelle strade, nelle piazze e negli spazi simbolici del centro cittadino compagnie che rappresentano un pezzo importante della tradizione artistica locale.
Sotto il coordinamento di Antonello Aprea, “ArtTorre Teatro in Festa” costruisce un itinerario che attraversa diversi linguaggi e generazioni. Si parte giovedì 12 giugno al Palazzo Baronale con il Gazebo Rosa e la commedia “Munno è stato e munno è”, mentre il giorno successivo il teatro invade letteralmente la città: Largo Costantinopoli, via Comizi, la zona dell’ex mercato del pesce e il fronte mare diventano palcoscenici a cielo aperto per compagnie che da anni custodiscono e rinnovano il patrimonio della tradizione teatrale napoletana.
Da “’A Compagnia ‘e Zazzà” con “San Carlino… per sempre sì” al Teatro di Donna Peppa con “Tavernara ‘e Portacapuana”, passando per Gli Esuli e i Ladri di Copione, il cartellone del 13 giugno disegna una mappa culturale che mette al centro il talento locale.
Il percorso si completa il 14 giugno con la Compagnia Gianni Pernice, il Teatro Club Gino Roma e la compagnia Balagancik, chiamati a chiudere una tre giorni che ha il sapore della memoria, dell’identità e della partecipazione popolare.
Le mostre
Ma la festa dei Quattro Altari non vive soltanto sul palcoscenico. Vive anche nelle sale espositive, nei musei e nei luoghi della cultura che per tre giorni diventano spazi di incontro tra tradizione e contemporaneità.
Il Museo Mac3 prolunga eccezionalmente la propria apertura serale, offrendo gratuitamente ai visitatori – previa prenotazione obbligatoria al sito www.mac3.corallocammeotorrese.it – la possibilità di scoprire il patrimonio culturale cittadino e di assistere dal vivo alla lavorazione del corallo e del cammeo, simboli indiscussi della storia economica e artistica di Torre del Greco.
Accanto a questa esperienza trovano spazio mostre capaci di raccontare il territorio da prospettive differenti. A palazzo Baronale l’Accademia Ercolanese propone “Arte e Cultura all’ombra del Vesuvio tra il sublime e l’infinito”, mentre in villa comunale prenderà forma l’esposizione dedicata ai trenini elettrici curata da Giuseppe Vitiello e Maurizio Falco, un appuntamento pensato per coinvolgere famiglie e bambini. Nella chiesa di San Michele, invece, l’Ipogeo delle Anime ospiterà il vernissage de “L’Arte della Tradizione”, accompagnato dalla mostra fotografica di Carlo Falanga curata da Assocoral.
La nuova sfida
La sensazione è che – accanto ai concerti e agli ospiti di richiamo – la vera sfida dell’edizione 2026 della festa dei Quattro Altari sia proprio trasformare Torre del Greco in un grande laboratorio culturale a cielo aperto, dove ogni artista, associazione, compagnia teatrale o artigiano possa trovare il proprio spazio.
«Per tre giorni la città non ospiterà semplicemente la festa, ma diventerà la festa», l’obiettivo dichiarato del sindaco Luigi Mennella, sempre più proiettato a rilanciare il significato più profondo di una rassegna che continua a rinnovarsi senza smarrire le proprie radici e le proprie tradizioni.
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