Tredici pollici senza troppi compromessi per lavorare, studiare e rilassarsi
#HONOR, TECNOMANIA
18 agosto 2026

Pad X9 Max, il tablet che pensa in grande

Tredici pollici senza troppi compromessi per lavorare, studiare e rilassarsi
Gennaro Annunziata

Ci sono tablet che provano a sostituire un computer puntando sulla potenza di calcolo, altri che restano poco più di grandi schermi per guardare video. Pad X9 Max di Honor si colloca a metà strada e, dopo diversi giorni trascorsi tra documenti, riunioni, navigazione, streaming e qualche sessione di lavoro lontano dalla scrivania, a nostro avviso, è proprio questo equilibrio a definirne meglio pregi e limiti.
Il suo elemento distintivo non è il processore e neppure una funzione software particolarmente rivoluzionaria.

Sono i 13 pollici del display a cambiare il modo in cui lo utilizziamo. Quando lo appoggiamo sul tavolo, colleghiamo la tastiera e apriamo due applicazioni affiancate, Pad X9 Max somiglia più a un piccolo notebook che a un tradizionale tablet Android. Lo spazio disponibile invita a scrivere, consultare documenti, leggere quotidiani nel loro formato originale e seguire una videoconferenza senza sentirsi costretti dentro un’interfaccia troppo piccola.
Questa vocazione emerge soprattutto nelle attività quotidiane. Per leggere qualche notizia sul divano può risultare persino sovradimensionato; per correggere un testo mentre teniamo aperta una pagina web, invece, la diagonale ha subito senso. Honor non ha costruito un dispositivo destinato alle prestazioni estreme, ma una macchina pensata per intrattenimento, studio e produttività leggera, con una dotazione coerente e qualche compromesso ben visibile quando il carico di lavoro cresce.
La prima impressione è favorevole. Il telaio unibody in alluminio restituisce una sensazione di solidità che non associamo sempre ai tablet di questa fascia.

La superficie posteriore di colore grigio ha una finitura sabbiata sobria, trattiene poco le impronte e non cerca effetti estetici vistosi. Anche prendendo il dispositivo da un lato non abbiamo percepito flessioni preoccupanti, un aspetto importante su una scocca tanto ampia.

Lo spessore di 6,72 millimetri aiuta a rendere il profilo elegante e alleggerisce visivamente il dispositivo. I 618 grammi, però, esistono e si sentono. Sono ben distribuiti, perciò nelle prime fasi d’uso Pad X9 Max sembra più maneggevole di quanto suggeriscano le dimensioni. Dopo una sessione prolungata tenendolo sollevato, abbiamo quasi sempre finito per cercare un appoggio sul tavolo, sulle gambe o sul bracciolo del divano.
La differenza rispetto a un modello da 10 o 11 pollici diventa evidente quando lo usiamo in verticale. Consultare una rivista o un PDF a pagina intera è molto piacevole, ma la larghezza e il peso rendono meno naturale sorreggerlo con una sola mano. In orizzontale, impugnato ai due lati, l’equilibrio migliora.
Le cornici non sono particolarmente sottili, ma nell’uso pratico si rivelano utili: lasciano spazio alle dita e riducono i tocchi involontari. Gli angoli arrotondati non affaticano i palmi e la scocca resta comoda anche durante una videochiamata tenuta in mano per qualche minuto. Più difficile immaginarlo come compagno da metropolitana, da usare in piedi o negli spazi stretti.

Il pannello LCD da 13 pollici è il motivo principale per cui Pad X9 Max si distingue. La risoluzione 2,5K, pari a 2500 × 1560 pixel, con densità di 228 PPI mantiene testi e immagini sufficientemente definiti anche osservandoli da vicino. Nei documenti PDF i caratteri più piccoli restano leggibili e raramente abbiamo sentito la necessità di ingrandire continuamente la pagina.
La diagonale modifica soprattutto il rapporto con i contenuti. Una rivista digitale conserva meglio l’impaginazione originale, un quotidiano mostra più colonne e un foglio di calcolo lascia visibili molte più celle rispetto a un tablet compatto.
Il refresh rate arriva fino a 120 Hz. La differenza non rende più rapido il processore, ma migliora la percezione di fluidità. Scorrendo pagine web, passando tra le schermate di MagicOS o muovendoci all’interno di un PDF molto lungo, le animazioni appaiono regolari e il testo rimane più stabile durante il movimento. È uno di quei vantaggi che tendiamo a dare per scontati finché non torniamo a utilizzare un pannello più lento
La luminosità (massima 700 nit) è adeguata nella maggior parte degli ambienti interni. In ufficio, sotto una lampada o vicino a una finestra, non abbiamo avuto difficoltà a leggere e lavorare. Lo schermo però è lucido e in una stanza molto illuminata compaiono riflessi che costringono talvolta a cambiare inclinazione. All’aperto, in ombra, la consultazione rimane possibile; sotto il sole diretto la superficie riflettente diventa il limite principale.
La resa cromatica (supporto fino a 1,07 miliardi di colori) è piacevole, con colori vivaci ma non eccessivamente saturi. Fotografie e video hanno una buona presenza, mentre i bianchi mantengono una tonalità abbastanza neutra. Essendo un LCD, il nero non raggiunge la profondità di un pannello OLED. Nelle scene cinematografiche molto scure, soprattutto guardando il tablet in una stanza priva di luce, le bande nere e le ombre assumono una sfumatura grigiastra. Non compromette l’esperienza, ma la differenza rispetto ai modelli premium è percepibile.
Dove il display cambia davvero l’utilizzo è nello split screen. Affiancando browser e videoscrittura, entrambe le finestre restano abbastanza ampie da poter lavorare senza saltare continuamente da un’applicazione all’altra. Abbiamo letto una relazione su una metà del pannello e preso appunti sull’altra, mantenendo visibili titoli, paragrafi e strumenti essenziali.
Non tutte le app sfruttano bene i 13 pollici. Alcune si limitano ad allargare la versione per smartphone, lasciando spazi vuoti o controlli disposti in modo poco naturale. Quando il software è ottimizzato, però, il grande formato non serve soltanto a vedere tutto più grande: permette realmente di organizzare meglio l’attività.
Durante le sessioni più lunghe abbiamo utilizzato le regolazioni dedicate al comfort visivo, abbassando la temperatura del colore nelle ore serali e riducendo la luminosità. Il passaggio a tonalità più calde rende meno aggressiva la lettura notturna, soprattutto con pagine bianche, documenti e siti ricchi di testo.
Le funzioni per la riduzione della luce blu e la gestione dello sfarfallio non eliminano l’affaticamento dopo molte ore, ma aiutano a mantenere lo schermo più riposante. Per studiare o correggere un documento abbiamo preferito una luminosità intermedia, mentre per film e fotografie siamo tornati a un’impostazione più brillante e neutra.
Pad X9 Max per le dimensioni dello schermo invita a guardare contenuti video. Appoggiato sul tavolo o sul ripiano di una camera d’albergo, offre una superficie abbastanza ampia da non farci sentire davanti a un dispositivo di fortuna. I sottotitoli sono leggibili anche mantenendo una certa distanza e il formato orizzontale si presta bene a film, serie e trasmissioni in streaming.

La certificazione IMAX Enhanced non migliora automaticamente ogni contenuto. Occorrono titoli e piattaforme compatibili, e una sorgente molto compressa rimane tale. Quando il materiale sfrutta un rapporto d’aspetto ampliato, però, i 13 pollici riescono a valorizzarlo meglio di uno schermo più piccolo. La maggiore porzione d’immagine è percepibile e contribuisce a rendere la visione più coinvolgente.

Il sistema quad-speaker asseconda la vocazione multimediale. I quattro altoparlanti costruiscono una scena più ampia della scocca e, mantenendo il tablet in orizzontale, la separazione tra i canali si percepisce con chiarezza. Nei film i dialoghi rimangono intelligibili anche a volume moderato, mentre effetti e musiche hanno sufficiente apertura per non sembrare concentrati in un unico punto.
Il volume massimo è elevato per un tablet. Non abbiamo sentito la necessità di collegare una cassa esterna durante la visione in una stanza normale. Spingendolo verso il limite, il suono perde un po’ di equilibrio e le frequenze più alte possono diventare più dure.
Non dobbiamo aspettarci bassi profondi: lo spessore ridotto non consente miracoli e le esplosioni cinematografiche non hanno il corpo di un diffusore dedicato. Il sistema DTS aggiunge una discreta spazialità senza rendere l’audio artificiale. Per serie, video online e musica di sottofondo, la qualità è superiore alla media dei tablet economici.
Durante una videoconferenza gli speaker mantengono le voci chiare e abbastanza separate dai rumori ambientali. Anche in questo caso il formato ampio aiuta: possiamo tenere visibili più partecipanti e, contemporaneamente, aprire una finestra per gli appunti.
Il comparto fotografico riflette la natura del prodotto. Davanti e dietro troviamo due sensori da 5 megapixel con apertura f/2.2, capaci di registrare video fino a 1080p a 30 fotogrammi al secondo. Sono numeri modesti, in linea con la fascia di prezzo e con la vocazione del tablet. Non è ovviamente un dispositivo pensato per la fotografia, e la fotocamera posteriore serve soprattutto a inquadrare un documento o una lavagna, non a produrre scatti curati.
La fotocamera frontale è quella che conta davvero su una macchina come questa. Durante le videoconferenze restituisce un’immagine sufficiente a mostrarci con chiarezza, purché la stanza sia illuminata bene. In condizioni di luce scarsa il dettaglio cala e compare del rumore, un limite comune a questa categoria.

Il processore a bordo, lo Snapdragon 6s 4G Gen 2, definisce con chiarezza il livello prestazionale del prodotto. Non è un processore pensato per competere con i tablet premium, ma durante l’uso quotidiano non trasmette la sensazione di una piattaforma sottodimensionata.
Nella navigazione web abbiamo aperto più schede, alternato il browser alla posta elettronica e mantenuto una riproduzione musicale in sottofondo senza rallentamenti evidenti. Le applicazioni comuni si avviano con tempi ragionevoli e il sistema conserva una buona fluidità nello scorrimento. Videoscrittura, lettura, streaming e gestione dei documenti rappresentano il suo terreno ideale.
Con due applicazioni affiancate Pad X9 Max si comporta bene. Abbiamo lavorato su un documento mentre consultavamo una pagina web e seguito una videoconferenza con il blocco note aperto accanto. Quando il carico cresce, però, emergono i limiti dei 6 GB di RAM. Aggiungendo molte schede, finestre flottanti e applicazioni pesanti, alcuni programmi vengono ricaricati quando torniamo a utilizzarli.
Non si tratta di blocchi continui, ma di una perdita di immediatezza. La differenza si nota soprattutto durante il multitasking più aggressivo, quando il passaggio da un’app all’altra non è sempre istantaneo e può comparire una breve attesa mentre il contenuto viene ricostruito. Per studio e lavoro leggero rimane gestibile; chi pretende di mantenere aperto un ambiente complesso per ore potrebbe desiderare più memoria fisica.
La RAM virtuale utilizza una parte dello spazio di archiviazione come area di supporto. Può aiutare il sistema a conservare più processi, ma non rende i 6 GB equivalenti ai 18 GB suggeriti dalla somma commerciale tra memoria reale e virtuale. La velocità e il comportamento restano quelli di un tablet con 6 GB di RAM fisica.
Nei giochi meno impegnativi l’esperienza è fluida. Con titoli tridimensionali più complessi abbiamo dovuto ridurre dettagli e frame rate per mantenere una risposta stabile. Lo schermo a 120 Hz rende l’interfaccia molto scorrevole, ma il processore non è sempre in grado di alimentare giochi pesanti alla stessa frequenza.
L’editing fotografico leggero non crea particolari problemi. Possiamo correggere immagini, ritagliarle e preparare contenuti destinati ai social. Anche il montaggio di brevi clip è possibile, ma con progetti complessi, effetti multipli ed esportazioni ad alta risoluzione i tempi si allungano e il vantaggio del grande display viene frenato dall’hardware.
Pad X9 Max non è lento nel proprio contesto. Diventa limitato solo se cerchiamo di utilizzarlo come una macchina professionale soltanto perché il formato esterno ricorda un notebook.

La configurazione da 256 GB, oggetto della nostra prova, offre già uno spazio adeguato per applicazioni, fotografie, documenti e contenuti scaricati. La presenza dello slot microSD, con supporto fino a 2 TB, aggiunge però una flessibilità ormai poco comune.
Non tutte le app possono essere spostate sulla memoria esterna e le prestazioni dipendono dalla qualità della microSD utilizzata. Per l’archiviazione di contenuti, però, il vantaggio è immediato.

Il sistema operativo MagicOS, nella versione 10, sfrutta il display ampio con finestre affiancate, app flottanti e una gestione dei file più vicina a quella di un computer. La base resta chiaramente Android (qui nella versione 16), ma non dà sempre l’impressione di trovarsi davanti a uno smartphone ingrandito.
La modalità multischermo è semplice da richiamare e, grazie ai 13 pollici, non costringe a comprimere eccessivamente i contenuti.

La gestione dei file in stile desktop facilita le operazioni più frequenti. Creare cartelle, copiare documenti, spostarli su microSD e rinominarli richiede meno passaggi rispetto all’esperienza Android tradizionale.
Le suite per ufficio sono sufficienti per scrivere, correggere e preparare documenti ordinari, ma non offrono sempre tutte le funzioni delle versioni desktop. Macro, impaginazioni complesse, gestione avanzata dei riferimenti, componenti aggiuntivi e alcuni formati professionali possono creare difficoltà.
La gestione delle finestre non raggiunge la libertà di Windows o macOS. Possiamo lavorare bene con due o tre attività organizzate, ma non costruire un ambiente desktop complesso con molte finestre ridimensionabili e periferiche specialistiche.

Tra le funzioni basate sull’intelligenza artificiale presenti sul tablet, AI Memo è una delle funzioni che abbiamo trovato più coerenti con il tipo di dispositivo. Durante una call la funzione può produrre una trascrizione, individuare gli argomenti principali e creare un riepilogo. In una conversazione con voci chiare e pochi rumori, il testo offre una base utilizzabile. I risultati diventano meno precisi quando più persone parlano contemporaneamente, compaiono termini tecnici o l’audio proviene da lontano. Per un verbale da condividere ufficialmente, la revisione resta indispensabile.
I riepiloghi aiutano soprattutto a ritrovare decisioni e argomenti senza dover rileggere l’intera conversazione. Se la riunione segue un ordine logico, il sistema riesce a separare bene i temi. In incontri più confusi può attribuire importanza a passaggi secondari o semplificare troppo una discussione. Le domande contestuali permettono di interrogare gli appunti e recuperare rapidamente un punto specifico.
AI Memo non sostituisce chi prende appunti e non elimina la verifica umana. Riduce però il tempo necessario per orientarsi in una registrazione e preparare una prima sintesi.

La tastiera fornita in bundle con il tablet cambia il carattere di Pad X9 Max. Senza questo accessorio rimane soprattutto un grande schermo per contenuti, lettura e navigazione. Collegandola diventa una macchina da scrittura credibile per e-mail, relazioni, articoli e appunti.

I tasti hanno una corsa contenuta ma riconoscibile. Dopo un breve periodo di adattamento abbiamo raggiunto una velocità vicina a quella mantenuta su un notebook compatto. Il feedback non è profondo come quello di una tastiera da portatile di buona qualità, ma evita la sensazione piatta della digitazione su vetro.

La stabilità è buona su superfici rigide. Il supporto mantiene il tablet inclinato e consente di regolare la posizione per ridurre i riflessi. Sulle gambe l’esperienza è meno convincente: base e sostegno occupano più spazio di un notebook e il peso del display può rendere l’insieme meno saldo. In biblioteca, in ufficio o sul tavolino di un treno funziona bene; su una poltrona richiede qualche compromesso.

La MagicPencil 4s, venduta separatamente, amplia le possibilità di MagicOS. Annotare un PDF, firmare un documento o prendere appunti a mano risulta immediato. Il pannello a 120 Hz mantiene il tratto vicino alla punta e la latenza non disturba durante la scrittura normale. Le applicazioni creative più avanzate richiedono però una valutazione specifica, soprattutto per pressione, pennelli e strumenti professionali.

La batteria da 10.100 mAh è proporzionata al display e permette a Pad X9 Max di affrontare una giornata mista senza costringerci a cercare una presa a metà pomeriggio. Alternando navigazione, documenti, posta elettronica, lettura e video, l’autonomia si dimostra uno degli aspetti più rassicuranti.
Lo streaming continuo consuma naturalmente più energia, soprattutto con luminosità elevata e volume sostenuto. Nella videoscrittura e nella consultazione di PDF il ritmo di scarica è molto più lento. Durante una giornata di lavoro composta da attività discontinue, con pause e periodi in standby, il tablet conserva abbastanza margine per arrivare alla sera.
La gestione dello standby è efficace. Lasciandolo inutilizzato per uno o più giorni, non abbiamo trovato cali anomali tali da obbligarci a ricaricarlo prima di riprendere il lavoro.
La ricarica da 45 W è adeguata ma non particolarmente rapida rispetto alla capienza della batteria. È preferibile collegarlo la sera o durante una pausa prolungata, anziché aspettarsi una ricarica quasi istantanea.

Honor Connect consente di trasferire file tra il tablet e dispositivi appartenenti a piattaforme differenti. Abbiamo trovato particolarmente utile poter spostare fotografie e documenti senza ricorrere ogni volta alla posta elettronica o a un servizio cloud.
Con Windows l’integrazione si presta bene allo scambio di materiali di lavoro. Anche macOS e iOS sono supportati attraverso gli strumenti previsti, sebbene la configurazione iniziale possa richiedere qualche passaggio in più. Una volta completato l’abbinamento, il trasferimento è più rapido e ordinato rispetto alle soluzioni improvvisate.

MagicRing offre il meglio quando Pad X9 Max viene associato a uno smartphone Honor. Notifiche, chiamate e connessione possono essere condivise, permettendoci di lasciare il telefono sul tavolo e continuare a lavorare sul display più grande. Non ogni funzione è identica su dispositivi di altri marchi, ma l’ecosistema non impone una chiusura totale.
La connettività racconta la stessa storia dell’hardware, cioè scelte funzionali più che generose. Il modulo senza fili si ferma al Wi-Fi 5 dual band, uno standard ormai superato dal Wi-Fi 6 che troviamo su molti dispositivi recenti. Nella pratica quotidiana, tra navigazione, streaming e lavoro in cloud, non abbiamo percepito colli di bottiglia su una rete domestica normale. Il Bluetooth 5.1 assolve senza problemi al collegamento della tastiera, di cuffie e del pennino.
Completa il quadro una porta USB Type-C con supporto OTG. Mancano invece il jack da 3,5 mm, l’NFC e il lettore di impronte. Per un tablet di questa fascia sono assenze comprensibili, ma vale la pena conoscerle prima dell’acquisto.
Può Pad X9 Max sostituire un portatile? La domanda nasce spontaneamente appena colleghiamo la tastiera. Per la videoscrittura Pad X9 Max può sostituire un notebook leggero. Il display consente di mantenere visibile una pagina ampia, la tastiera permette sessioni prolungate e lo split screen aiuta a consultare fonti mentre scriviamo. Per articoli, relazioni, appunti e corrispondenza elettronica non abbiamo sentito una mancanza sostanziale.
Nello studio il formato da 13 pollici offre vantaggi ancora più evidenti. Possiamo aprire una dispensa e affiancare un’app per le note, seguire una lezione mentre consultiamo un documento oppure annotare un PDF con la penna.
La posta elettronica e la navigazione funzionano bene. Le pagine web in formato desktop hanno spazio sufficiente e le applicazioni più diffuse sono rapide da utilizzare. Anche una videoconferenza può essere gestita mentre teniamo aperti calendario, documenti e appunti.
Per il lavoro in cloud il tablet diventa una soluzione credibile. Chi utilizza soprattutto browser, suite da ufficio online, piattaforme collaborative e servizi di videocomunicazione può lasciare il notebook a casa in molte occasioni. Il vantaggio è avere un dispositivo sottile, con buona autonomia e uno schermo adatto anche all’intrattenimento.
I limiti emergono quando il flusso dipende da software desktop specialistico. Programmi professionali di grafica, montaggio, progettazione, sviluppo, contabilità o gestione documentale avanzata non sempre esistono su Android in forma completa. Le versioni mobili possono perdere strumenti, estensioni e compatibilità con file complessi.
Pad X9 Max sostituisce quindi un portatile quando il lavoro è composto principalmente da scrittura, studio, posta, navigazione, riunioni e consultazione di contenuti. Può diventare un eccellente secondo dispositivo per chi possiede già un computer più potente. Non è una workstation e non dovrebbe essere acquistato con questa aspettativa.
Honor Pad X9 Max è disponibile con un prezzo di listino che parte da 399,90 euro per la configurazione con 4 GB di RAM e 128 GB di memoria, mentre la versione da 6 GB e 256 GB viene proposta a 499,90 euro. Le configurazioni italiane comprendono la tastiera; coupon e promozioni dello store possono modificare il prezzo effettivo al momento dell’acquisto. Tra le due versioni, quella da 6/256 GB è la più coerente con l’impostazione del prodotto.
Pad X9 Max pensa in grande non perché provi a fare tutto, ma perché usa i 13 pollici per rendere più comode le attività che svolgiamo quotidianamente. Non elimina del tutto la distanza da un vero portatile, ma la riduce abbastanza da farci lasciare il computer a casa più spesso del previsto.
Gennaro Annunziata