Castellammare | Pizzo al porto, in aula i testimoni della difesa dei Fontana
Il processo è ormai alle battute finali e ieri mattina, nell’aula del Tribunale di Torre Annunziata, è andata in scena una delle udienze più importanti del dibattimento che vede imputati Mauro e Francesco Fontana, accusati dalla Direzione distrettuale antimafia di estorsione aggravata dal metodo camorristico ai danni di un imprenditore attivo nel settore degli ormeggi al porto borbonico di Castellammare di Stabia.
Davanti ai giudici sono stati ascoltati i primi testimoni indicati dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Olga Coda e Raffaele Pucci. Le deposizioni hanno puntato a rafforzare la linea sostenuta dagli imputati fin dall’inizio dell’inchiesta: secondo i testimoni, Mauro (padre di Alfonso leggi pezzo sopra) e Francesco Fontana avrebbero lavorato per anni come ormeggiatori sulle banchine del porto per conto dello stesso imprenditore che oggi figura come presunta vittima dell’estorsione. Una versione diametralmente opposta rispetto a quella sostenuta dalla Procura antimafia.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, infatti, i due imputati avrebbero imposto all’ormeggiatore il pagamento di somme di denaro con cadenza mensile, sfruttando il peso criminale del clan Fontana, organizzazione storicamente radicata nel rione dell’Acqua della Madonna. Le richieste estorsive, secondo l’accusa, oscillavano tra i 3 e i 5 mila euro al mese. Mauro e Francesco Fontana vennero arrestati lo scorso anno nel corso di un blitz eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Per gli investigatori, i due avrebbero sfruttato la loro appartenenza al contesto criminale dell’Acqua della Madonna per esercitare pressioni costanti sull’imprenditore e ottenere denaro.
Nel corso del processo è stato ascoltato anche l’ormeggiatore che ha denunciato le presunte richieste estorsive. In aula l’imprenditore ha confermato di aver subito pressioni e intimidazioni, ricostruendo il rapporto avuto negli anni con gli imputati. La difesa, invece, continua a sostenere che tra le parti esistesse esclusivamente un rapporto lavorativo. Secondo questa tesi, Mauro e Francesco Fontana avrebbero prestato attività come ormeggiatori e avrebbero percepito compensi per il lavoro svolto. Un rapporto che, tuttavia, non sarebbe mai stato formalizzato attraverso contratti regolari e che si sarebbe sviluppato in maniera informale.

