Lo scempio a ridosso del Sarno, officina sequestrata a Poggiomarino
Proseguono senza sosta le attività investigative coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per individuare e rimuovere le fonti di inquinamento che continuano a minacciare il fiume Sarno. Nell’ambito di questa vasta operazione di controllo del territorio, il 9 giugno 2026 la Polizia Metropolitana di Napoli ha posto sotto sequestro un’officina meccanica e autocarrozzeria situata a Poggiomarino, in via Saporito. Gli accertamenti hanno permesso di verificare che l’attività veniva svolta in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera e senza i necessari titoli abilitativi previsti dalla normativa ambientale. Per questo motivo è stato contestato il reato previsto dagli articoli 272 e 279 del Decreto Legislativo 152/2006.
Il provvedimento ha riguardato un capannone di circa 100 metri quadrati all’interno del quale erano installate numerose attrezzature tipiche di un’officina meccanica e di una carrozzeria. Tra il materiale sequestrato figurano un ponte sollevatore, carrelli per attrezzature da lavoro, smerigliatrici, flex, troncatrici, lucidatrici, diverse saldatrici e bombole di gas utilizzate per le lavorazioni. Secondo gli investigatori, il sequestro d’urgenza si è reso necessario per interrompere immediatamente l’attività irregolare ed evitare la prosecuzione del reato e l’eventuale aggravamento delle conseguenze ambientali.
L’operazione rappresenta l’ennesimo intervento effettuato nell’ambito della campagna di controlli promossa dalla Procura oplontina per contrastare ogni forma di inquinamento ambientale nel bacino del Sarno. Un’attività che coinvolge in maniera coordinata la Polizia Metropolitana, le altre forze di polizia e l’ARPAC, impegnate nel monitoraggio delle aziende presenti lungo il corso del fiume e dei suoi affluenti.
L’intervento rientra inoltre nelle attività previste dal protocollo d’intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025 dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, con il supporto delle Procure Generali di Napoli e Salerno, dell’ARPAC e degli organi di polizia giudiziaria specializzati in materia ambientale. L’obiettivo è individuare le responsabilità, reprimere le condotte illecite e contribuire al risanamento di uno dei corsi d’acqua più compromessi dal punto di vista ambientale del Mezzogiorno. Le indagini proseguono e non si escludono ulteriori controlli e provvedimenti nei confronti di altre attività produttive presenti nell’area del bacino idrografico del Sarno.

