Castellammare| I giudici: «E’attivo un nuovo clan nel rione Moscarella»
«Al rione Moscarella è nato un nuovo clan». Lo scrivono nero su bianco i giudici della quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna complessiva a quasi 30 anni di carcere di cinque affiliati dell’organizzazione criminale di Castellammare di Stabia guidata da Michele e Silverio Onorato.
In secondo grado i magistrati hanno condannato Renato Avitabile a 4 anni e 6 mesi di reclusione e 4mila euro di multa, Giuseppina Concilio a 5 anni e 8 mesi, Maria Onorato a 3 anni e 2 mesi, Luciano Polito a 11 anni e 8 mesi e Michele Santarpia a 4 anni di carcere. Pene rideterminate dopo il concordato in appello accolto dalla Corte su richiesta dei difensori Mariano Morelli, Giuliano Sorrentino, Olga Coda e Gennaro De Gennaro.
Una sentenza che conferma l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e che, soprattutto, cristallizza per la seconda volta in sede giudiziaria l’esistenza di una cosca autonoma rispetto ai clan D’Alessandro di Scanzano e Cesarano di Ponte Persica, le organizzazioni storicamente egemoni a Castellammare di Stabia. Secondo i giudici, infatti, il gruppo nato tra le palazzine del rione Moscarella non rappresentava una semplice articolazione dei clan tradizionali, ma una vera e propria associazione mafiosa dotata di autonomia organizzativa, capacità intimidatoria e gestione indipendente degli affari illeciti.
Un sodalizio criminale capace di imporre il pagamento del pizzo, gestire il traffico di sostanze stupefacenti e mantenere la disponibilità di armi. Uno dei passaggi più significativi delle motivazioni riguarda la posizione di Luciano Polito. Nel riconoscere la continuazione con la condanna già riportata nel procedimento sul Terzo Sistema, i giudici evidenziano come l’organizzazione criminale di Moscarella fosse già attiva e operativa almeno dal 2017. Un elemento che assume un peso decisivo perché certifica l’esistenza nel tempo di una struttura autonoma e stabile, distinta dalle altre consorterie camorristiche cittadine.
Per la Corte, il gruppo guidato da Michele Onorato, detto “’o Pimuntese”, e dal figlio Silverio aveva raggiunto una piena autonomia criminale, riuscendo a ritagliarsi un proprio spazio nel panorama della camorra stabiese. Entrambi hanno rinunciato all’appello facendo diventare definitive le condanne di primo grado rispettivamente a 12 e 10 anni di carcere. Attualmente sono detenuti al regime del 41 bis.

