Nola e Pomigliano, allarme per il futuro di Leonardo
OCCUPAZIONE
12 giugno 2026
OCCUPAZIONE

Nola e Pomigliano, allarme per il futuro di Leonardo

I sindacati chiedono un tavolo in Regione Campania
Tiziano Valle

Cresce la tensione tra i lavoratori del comparto aerospaziale campano. I sindacati metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno inviato oggi una lettera formale al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e all’Assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola. L’obiettivo è uno solo: ottenere una convocazione urgente per fare chiarezza sulle prospettive industriali e occupazionali dei siti di Pomigliano d’Arco e Nola, anime della Business Unit Aerostrutture di Leonardo.

Il tavolo “in sospeso”

Le sigle sindacali avevano già sollecitato un confronto lo scorso 19 maggio. All’epoca, l’aggiornamento del tavolo istituzionale era stato temporaneamente congelato in attesa della nomina del nuovo amministratore delegato del colosso della difesa e dell’aerospazio, formalizzata lo scorso 7 maggio. Ora che i vertici aziendali sono insediati, i sindacati ritengono non più rinviabile la discussione.

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Le preoccupazioni per l’indotto e lo sviluppo tecnologico

Al centro del sollecito ci sono le persistenti nubi che si addensano sul futuro dei lavoratori diretti e dell’immenso indotto aeronautico regionale. Fim, Fiom e Uilm chiedono risposte precise sulle strategie industriali di un settore che non è solo una colonna portante dell’economia campana, ma un asset strategico per l’intero Paese.”Giù le mani dall’aeronautica di questo Paese. Non si può pensare di investire nelle università e nei centri di ricerca senza avere poi produzioni tecnologiche in grado di sostenere la competitività industriale nazionale”, denunciano in una dichiarazione congiunta Ciro Cierro, segretario generale della Uilm Napoli e Campania, e Pietro Liguori, segretario regionale Uilm.

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Un presidio fondamentale per il Mezzogiorno

Secondo i rappresentanti della Uilm, l’indebolimento progressivo di queste capacità produttive rischierebbe di disperdere competenze tecnologiche insostituibili.Il confronto con Palazzo Santa Lucia dovrà quindi andare oltre le rassicurazioni di facciata, trasformandosi in “un momento di verifica concreta sulle prospettive dei siti produttivi e dell’intera filiera regionale”. La posta in gioco è altissima: la salvaguardia dell’occupazione, la continuità degli investimenti e la difesa di un comparto manifatturiero considerato imprescindibile per il futuro economico e tecnologico del Mezzogiorno.