Michele morì a 14 anni, chiesto il processo per 8 medici dell’ospedale di Sarno
LA TRAGEDIA
15 giugno 2026
LA TRAGEDIA

Michele morì a 14 anni, chiesto il processo per 8 medici dell’ospedale di Sarno

La svolta nell'inchiesta sul calvario ospedaliero del giovane di Sarno
Andrea Ripa

A oltre un anno dalla morte di Michele Annunziata, il ragazzo di 14 anni deceduto il 26 febbraio 2024 all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, la Procura di Nocera Inferiore ha chiesto il rinvio a giudizio per otto medici dell’ospedale Villa Malta di Sarno. Un’inchiesta complessa che prova a fare luce sugli ultimi ventitré giorni di vita dell’adolescente e sulle presunte omissioni che, secondo gli inquirenti, avrebbero compromesso le possibilità di salvarlo.

L’indagine è partita dalla denuncia presentata dai familiari del ragazzo, assistiti dagli avvocati Massimo Balzano e Sofia Pisani. Da quel momento la Procura ha acquisito cartelle cliniche, referti, esami diagnostici e ogni documento utile a ricostruire il percorso sanitario seguito dal giovane, affidando poi a un consulente medico-legale il compito di analizzare quanto accaduto. Il primo ricovero risale al 3 febbraio 2024. Michele viene accolto nel reparto di Medicina Generale del Villa Malta, dove resta fino al 9 febbraio. Ed è proprio durante quei sei giorni che si concentrano le contestazioni più pesanti formulate dalla Procura. Secondo l’accusa, i sei medici che ebbero in cura il ragazzo avrebbero ritardato il riconoscimento di una sepsi già in corso, adottando una terapia antibiotica ritenuta insufficiente rispetto alle linee guida.

Michele morì in corsia a 14 anni: indagati 8 medici dell’ospedale di Sarno

Michele morì in corsia a 14 anni: indagati 8 medici dell'ospedale di Sarno

LA TRAGEDIA E L'INCHIESTA Michele morì in corsia a 14 anni: indagati 8 medici dell'ospedale di Sarno

Inoltre sarebbero stati omessi esami microbiologici preliminari e sottovalutati alcuni segnali che avrebbero indicato un’infezione in fase di evoluzione.Gli inquirenti contestano anche il mancato approfondimento di sintomi neurologici che si sarebbero manifestati durante il ricovero, tra cui episodi convulsivi che, secondo la ricostruzione accusatoria, non sarebbero stati adeguatamente annotati in cartella clinica. Il consulente della Procura evidenzia come il quadro clinico avrebbe richiesto accertamenti più approfonditi, tra cui Tac o risonanza magnetica cerebrale, esame del fondo oculare, elettroencefalogramma e consulenze specialistiche. Esami che, sempre secondo l’accusa, non sarebbero stati effettuati.

Dimesso il 9 febbraio, Michele torna al Villa Malta il 22 febbraio. Una giornata cruciale, perché il ragazzo si presenta due volte in ospedale, una al mattino e una in serata. Le sue condizioni nel frattempo sarebbero peggiorate sensibilmente. Eppure, secondo la Procura, anche in questa fase non vengono attivati gli approfondimenti necessari.I due medici che lo visitano quel giorno sono accusati di aver disposto accertamenti giudicati inadeguati e di non aver richiesto consulenze infettivologiche, neurologiche e urologiche. Soprattutto, secondo l’impianto accusatorio, non avrebbero tenuto nella dovuta considerazione gli esiti di una Uro-Tac eseguita pochi giorni prima, il 13 febbraio, che avrebbe evidenziato un’infezione urinaria con una raccolta patologica a carico del rene sinistro.Anche il 22 febbraio Michele viene dimesso. Il giorno successivo le sue condizioni precipitano ulteriormente.

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La famiglia decide allora di accompagnarlo all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove il ragazzo viene ricoverato d’urgenza. Quattro giorni dopo, il 26 febbraio, il suo cuore smette di battere. Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare. La Procura ha chiesto il processo per tutti e otto i sanitari coinvolti, ritenendo che vi siano elementi sufficienti per sostenere l’accusa in dibattimento. L’udienza è stata fissata per il mese di luglio e sarà in quella sede che verrà deciso se mandare gli imputati a processo oppure se accogliere eventuali richieste di riti alternativi.

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Va ricordato che la richiesta di rinvio a giudizio rappresenta una fase preliminare del procedimento e che tutti gli indagati restano presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Tuttavia, per la famiglia Annunziata, quel passaggio rappresenta il primo approdo giudiziario di una vicenda che da oltre un anno attende risposte sulle cause della morte di Michele e sulle eventuali responsabilità mediche che l’hanno accompagnata.