Terra dei Fuochi, allarme ecomafie: «Acque contaminate e chimici corrotti»
L'ALLARME
18 giugno 2026
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Terra dei Fuochi, allarme ecomafie: «Acque contaminate e chimici corrotti»

La relazione della Commissione parlamentare: “Scenario allarmante, il modello criminale si sta esportando anche fuori dalla Campania”. Focus su traffici illeciti, depurazione insufficiente e infiltrazioni nelle filiere produttive
Michele De Feo

L’inquinamento delle acque è il fenomeno più preoccupante nel ciclo dei rifiuti nella Terra dei Fuochi. È questo uno dei passaggi centrali della relazione della Commissione parlamentare sulle ecomafie, che delinea un quadro definito “allarmante” e in evoluzione, con un modello criminale sempre più sofisticato e in grado di esportarsi anche fuori dai confini regionali. Secondo il documento, le organizzazioni criminali non si limitano più ai tradizionali traffici, ma si avvalgono sempre più spesso di “professionisti altamente qualificati” per infiltrare l’economia legale e la pubblica amministrazione, condizionando autorizzazioni e procedure di gara.

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“La Commissione ha rilevato un allarmante scenario”, si legge nella relazione, che evidenzia come le ecomafie ricorrano a pratiche fraudolente sempre più raffinate, con rifiuti “falsamente declassificati” attraverso società di intermediazione e il supporto di tecnici e analisti chimici compiacenti. Il report descrive anche uno spostamento degli interessi criminali verso nuovi settori, con l’abbandono progressivo dei tradizionali filoni legati al cemento e ai rifiuti tessili, a favore di nuove filiere più redditizie e meno controllate.

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Un sistema che, secondo la Commissione, viene ormai “esportato” anche in altre regioni, in particolare in Puglia, e in alcuni casi all’estero. Alla base del fenomeno viene indicato anche un “cronico deficit impiantistico regionale” per il trattamento dei rifiuti e la presenza diffusa di attività produttive sommerse che, operando in nero, alimentano il circuito illecito per lo smaltimento degli scarti.

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Il risultato più evidente è la compromissione delle acque, con superamenti delle soglie di contaminazione per sostanze come tetracloroetilene e tricloroetilene, ritenute potenzialmente cancerogene. Il fenomeno riguarda diverse province campane, con criticità segnalate tra Caserta, Napoli, Avellino e Salerno. Tra le aree più esposte figurano Villa Literno, Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale, Striano, Montoro, Scafati, Angri e Sarno. In questi territori la contaminazione delle acque sotterranee rappresenta, secondo la relazione, un rischio non solo ambientale ma anche sanitario, con possibili esposizioni dirette e indirette attraverso la catena alimentare. La Commissione sottolinea infine come l’intreccio tra traffici illeciti, depurazione insufficiente e filiere produttive irregolari renda il fenomeno strutturale, con impatti destinati a durare nel tempo se non affrontati con interventi sistemici.