Casoria, tentata estorsione agli imprenditori: 3 uomini vicini al clan in cella
L'INCHIESTA
20 giugno 2026
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Casoria, tentata estorsione agli imprenditori: 3 uomini vicini al clan in cella

Vittime degli estorsori due fratelli imprenditori di Casavatore costretti a subire minacce e pressioni
Andrea Ripa

Tre persone sono finite in carcere con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria su disposizione del gip del Tribunale di Napoli, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Secondo quanto emerso dalle indagini, gli arrestati sarebbero coinvolti in un tentativo di estorsione ai danni di due fratelli imprenditori di Casavatore.

Gli episodi contestati risalgono ai primi mesi del 2026 e sarebbero riconducibili ad ambienti vicini al clan Ferone e al clan Clan Amato-Pagano. L’attività investigativa è scattata dopo la scoperta di un primo tentativo estorsivo avvenuto nel gennaio scorso. Determinante, per la ricostruzione dei fatti, è stata la collaborazione delle vittime, che hanno deciso di raccontare agli investigatori le pressioni e le minacce subite.

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Stando all’accusa, agli imprenditori sarebbero stati richiesti denaro e beni materiali, tra cui anche un’autovettura di loro proprietà. Le richieste sarebbero state accompagnate da intimidazioni e aggressioni fisiche. In almeno un’occasione, infatti, uno degli indagati avrebbe colpito le vittime con schiaffi e calci al volto nel tentativo di piegarne la resistenza. Le dichiarazioni rese dai due fratelli hanno trovato riscontro nelle immagini registrate da alcuni sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che hanno consentito agli investigatori di ricostruire diversi momenti delle presunte condotte estorsive.

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Alla luce degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per i tre indagati.L’inchiesta prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti con gli ambienti della criminalità organizzata attivi nell’area nord della provincia di Napoli. Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.