Castellammare| Ucciso nel 2000, parla il nuovo pentito
Nuovo tassello nel processo per l’omicidio di Tommaso Covito, il ventisettenne di Santa Maria la Carità assassinato il 12 novembre del 2000 durante la stagione della faida tra il clan Cesarano e il gruppo criminale che stava prendendo forma tra il rione Moscarella di Castellammare e il quartiere Cmi.
Nel corso dell’ultima udienza davanti alla Corte d’Assise di Napoli, dove è in corso il processo con rito ordinario a carico di Gennaro D’Antuono, l’Antimafia ha depositato un nuovo verbale del collaboratore di giustizia Aniello Mirante. Si tratta di un interrogatorio reso il 20 marzo 2026 e finora rimasto fuori dal fascicolo processuale.
Il contenuto delle dichiarazioni non è stato ancora affrontato nel dettaglio durante il dibattimento, ma il verbale riguarderebbe proprio l’omicidio di Tommaso Covito, detto “’o zione”, uno dei delitti simbolo della guerra di camorra che, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, ridisegnò gli equilibri criminali tra Castellammare di Stabia, Santa Maria la Carità e Gragnano. Mirante, quarantanovenne di Santa Maria la Carità, è il nuovo collaboratore di giustizia che da alcuni mesi sta fornendo dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Arrestato lo scorso settembre per l’omicidio di Alfonso Cesarano, esponente del clan Di Martino di Gragnano ucciso il 29 agosto 2025, ha successivamente deciso di collaborare con lo Stato. Le sue dichiarazioni stanno toccando diversi episodi di sangue e numerose vicende legate alla criminalità organizzata dell’area stabiese e dei Monti Lattari. L’acquisizione del verbale rappresenta una novità significativa nel processo a carico di D’Antuono, accusato di essere uno degli autori materiali dell’agguato costato la vita a Covito.
La vittima venne raggiunta da diversi colpi d’arma da fuoco mentre percorreva via Petraro a bordo della sua Volkswagen Polo insieme ad altre due persone. I killer agirono in sella a una motocicletta condotta, per la Dda, da D’Antuono e su cui viaggiava il boss Luigi Di Martino (ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato), che sparò alla vittima. Nel corso della stessa udienza ha testimoniato anche uno degli investigatori che partecipò alle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia. L’ufficiale dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata ha ripercorso le attività investigative che hanno consentito di riaprire il fascicolo sul delitto a distanza di oltre vent’anni dai fatti.

