Giustizia, l’affondo di Gratteri: «Le riforme fatte non sono servite a nulla»
ATTACCO AL GOVERNO
22 giugno 2026
ATTACCO AL GOVERNO

Giustizia, l’affondo di Gratteri: «Le riforme fatte non sono servite a nulla»

Le parole del procuratore di Napoli: «Hanno soltanto danneggiato chi indaga»
Andrea Ripa

Le riforme della giustizia degli ultimi anni? «Non sono servite a nulla, se non a essere dannose, soprattutto in termini di rallentamento dell’acquisizione della prova». È un giudizio netto quello espresso dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto all’ultima serata della quindicesima edizione di Trame, durante la presentazione dei libri Cartelli di sangue e Come radici. Una storia sulle seconde possibilità, scritti insieme a Antonio Nicaso. Nel corso dell’incontro, Gratteri ha affrontato diversi temi, dalla giustizia alla criminalità organizzata, fino alle prospettive personali. Alla domanda su una possibile candidatura politica ha risposto senza esitazioni: «Io penso di no. Ho una storia di coerenza di vita. Nella mia testa sono stato sempre all’opposizione. Sono il felice procuratore di Napoli».

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“Le mafie comprano attività e pezzi di informazione”

Il magistrato ha lanciato un monito sul potere economico accumulato dalle organizzazioni criminali grazie al traffico internazionale di droga.«Le mafie, anche se non uccidono, sono pericolose perché con i milioni di euro provenienti dalla cocaina comprano attività commerciali, drogano il mercato, comprano pezzi di giornale, comprano pezzi di televisione. Se compro l’informazione è un’involuzione democratica e voi non saprete quello che accade nel mondo e sul vostro territorio».Secondo Gratteri, la forza delle mafie moderne non si misura soltanto attraverso la violenza, ma soprattutto nella capacità di infiltrarsi nell’economia legale e nei circuiti della comunicazione, condizionando il libero mercato e il diritto dei cittadini a essere informati.

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“I processi ormai si fanno in televisione”

Il procuratore ha poi criticato il cambiamento del rapporto tra opinione pubblica e giustizia.«Le mafie hanno bisogno di un incontro, di abbracci con l’uomo delle istituzioni. In tanti anni è cambiata la percezione della giustizia. Adesso quando qualcuno riceve un avviso di garanzia fa la diretta Facebook e spiega perché il procuratore ha sbagliato. Si tende sempre a parlare di persecuzione. Ormai non si processano più le persone in aula, si processano in televisione». Parole che richiamano il crescente peso della comunicazione e dei social network nelle vicende giudiziarie, spesso trasformate in casi mediatici ancora prima dell’avvio del dibattimento.

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L’allarme sul traffico di armi e l’uso dell’intelligenza artificiale

Tra i temi affrontati anche quello del traffico internazionale di armi. Gratteri ha evidenziato i rischi che potrebbero derivare dalla conclusione del conflitto tra Ucraina e Russia.«Quando finirà la guerra Ucraina-Russia le nostre mafie andranno lì a fare shopping, a comprare armi e esplosivi a prezzi da saldo». Il procuratore ha inoltre sottolineato come le organizzazioni criminali siano ormai pienamente inserite nelle dinamiche tecnologiche contemporanee. «Le mafie oggi utilizzano il dark web e l’intelligenza artificiale per decidere quale rotta far seguire alle navi e avere meno probabilità di essere intercettate».

 

Il bilancio alla guida della Procura di Napoli

Gratteri ha infine tracciato un bilancio dell’attività svolta nei primi anni alla guida della Procura partenopea, evidenziando un incremento significativo della produttività degli uffici.«In un anno abbiamo definito 6.500 fascicoli in più con lo stesso numero di magistrati. Nel 2025 abbiamo triplicato le rogatorie internazionali rispetto agli anni precedenti, raddoppiato le demolizioni degli immobili abusivi, passando da 70 a 180 all’anno, e registrato un terzo in più di arresti».Risultati che, secondo il procuratore, sono stati raggiunti grazie alla collaborazione interna e alla sinergia tra gli uffici: «Ora sono quasi tutti contenti, anche quelli che avevo contro prima, perché abbiamo fatto sinergia».