Mafia, rapporto Eurispes: oltre 47mila beni confiscati, ma pochi destinati
Il sistema dei beni confiscati alla mafia comprende oltre 47mila immobili e aziende distribuiti sul territorio nazionale, ma soltanto il…
Per contrastare le organizzazioni criminali bisogna seguire il denaro. È questo il messaggio che emerge dal rapporto “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive”, presentato da Eurispes al Senato.
Secondo lo studio, il principio del “follow the money” continua a rappresentare una delle strategie più efficaci nella lotta alle mafie. L’obiettivo è colpire il vero punto di forza dei clan: il patrimonio accumulato attraverso attività illecite.
Il rapporto evidenzia come la confisca di prevenzione abbia assunto negli anni un ruolo sempre più centrale nel contrasto alla criminalità organizzata. Sottrarre beni, aziende e capitali ai clan significa impedire che le ricchezze illegali si trasformino in potere economico e controllo del territorio.
Mafia, rapporto Eurispes: oltre 47mila beni confiscati, ma pochi destinati
Il sistema dei beni confiscati alla mafia comprende oltre 47mila immobili e aziende distribuiti sul territorio nazionale, ma soltanto il…
Le misure patrimoniali, ricorda Eurispes, possono essere adottate anche senza una condanna definitiva. È sufficiente accertare la cosiddetta “pericolosità qualificata” del soggetto e la sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi dichiarati.
Secondo i dati richiamati nel rapporto, l’economia illegale continua ad avere un peso rilevante nel sistema economico italiano. Le stime di Transcrime indicano un valore pari a circa 25,7 miliardi di euro, ovvero l’1,7% del Pil, con una quota compresa tra 8 e 13 miliardi attribuibile direttamente alle mafie. Ancora più elevata la valutazione della Banca d’Italia, che stima l’intera economia criminale tra 138 e 150 miliardi di euro, pari a circa il 10,9% del Prodotto interno lordo.
Per Eurispes, però, la lotta ai patrimoni illeciti non si conclude con la confisca. Il rapporto sottolinea che immobili, terreni e aziende sottratti alle mafie devono essere destinati e valorizzati in tempi rapidi. Se restano inutilizzati o in stato di abbandono, il rischio è che il valore dell’azione dello Stato perda efficacia e rimanga soltanto un segnale simbolico.
La piena restituzione dei beni alla collettività rappresenta il passaggio decisivo per trasformare un patrimonio criminale in una risorsa sociale ed economica per il territorio.