Papa Leone a Lampedusa, l’omaggio alle tante vittime dei viaggi della speranza
LA VISITA DEL PONTEFICE
4 luglio 2026
LA VISITA DEL PONTEFICE

Papa Leone a Lampedusa, l’omaggio alle tante vittime dei viaggi della speranza

Leone XIV attraversa la porta del Mediterraneo, l'appello all'Europa per la prima visita del pontefice a Lampedusa
Andrea Ripa

Un lungo silenzio davanti al Mediterraneo, la papalina portata via dal vento, un omaggio alle tombe senza nome dei migranti e un messaggio che chiama in causa l’Europa e la comunità internazionale. È la prima visita di Papa Leone a Lampedusa, un viaggio fortemente simbolico sulle orme di Papa Francesco, nel luogo che da anni rappresenta il confine più drammatico delle migrazioni verso l’Europa. La giornata si è aperta con la visita al cimitero di Cala Pisana, dove il Pontefice ha deposto un omaggio floreale sulle tombe dei migranti morti in mare, segnate da croci realizzate con il legno delle imbarcazioni naufragate.

Successivamente si è recato alla Porta d’Europa, il monumento simbolo dell’accoglienza, dove ha incontrato una famiglia di migranti prima di attraversare la grande scultura rivolta verso il mare.Particolarmente intenso il momento vissuto sulla scogliera. Rimasto solo davanti al Mediterraneo, Papa Leone ha osservato a lungo l’orizzonte mentre il vento gli faceva volare via la papalina, in un’immagine destinata a diventare il simbolo della visita.

Terra dei Fuochi, i familiari delle vittime davanti al Papa

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Gli occhi gonfi di lacrime, i volti rigati dal dolore ma dignitosi, e tra le mani i ritratti dei propri…

Un gesto che richiama la necessità di guardare al mare non soltanto come al luogo delle tragedie, ma anche come a uno spazio di incontro tra i popoli.Successivamente il Pontefice ha percorso in papamobile le strade dell’isola, salutando le migliaia di fedeli radunati lungo il percorso e compiendo diverse soste per benedire i bambini, prima di raggiungere il campo sportivo “Arena”, dove circa 4.000 persone hanno partecipato alla celebrazione eucaristica.Nel suo primo discorso sull’isola, Papa Leone ha spiegato il senso della visita.

«Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore».Il Pontefice ha poi rivolto un pensiero alla comunità lampedusana, ricordando il legame costruito da Papa Francescocon l’isola.

«Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti. Oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia».Ancora più incisiva l’omelia della messa, incentrata sul tema delle responsabilità di fronte alle tragedie del Mediterraneo. «L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate».

Il Papa ad Acerra: «Raccolgo le lacrime delle vittime della Terra dei Fuochi»

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Un messaggio forte, carico di dolore ma anche di speranza, quello lanciato da Papa Leone XIV nel cuore della Terra…

Papa Leone ha quindi indicato le cause che alimentano il fenomeno migratorio e le morti in mare.«Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui e il lento passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise riproducono oggi la fretta di “passare oltre” raccontata nel Vangelo».Infine l’appello rivolto all’Europa, chiamata a svolgere un ruolo centrale nella gestione del fenomeno migratorio.

«Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado di affrontare questa crisi in modo organico, vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche, ma anche della società civile e della Chiesa. L’Europa possiede un potenziale unico, che deriva dalla sua storia e dalla sua cultura. A questo corrisponde una pari responsabilità».Una visita dal forte valore simbolico che rilancia il messaggio già affidato tredici anni fa da Papa Francesco a Lampedusa: il Mediterraneo non può continuare a essere il cimitero di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e povertà.