Terra dei Fuochi, i familiari delle vittime davanti al Papa
Gli occhi gonfi di lacrime, i volti rigati dal dolore ma dignitosi, e tra le mani i ritratti dei propri cari strappati alla vita da un male invisibile e spietato. Si è presentata così, stamattina, la comunità radunata nella Cattedrale di Acerra per l’atteso incontro con Papa Leone XIV. Una giornata storica che va ben oltre la cronaca pastorale, trasformandosi in un grido d’aiuto corale proveniente dal cuore pulsante della famigerata “Terra dei Fuochi”.
I familiari delle vittime
Ad attendere il Pontefice c’erano soprattutto loro: le mamme, i papà e i sopravvissuti a patologie oncologiche che una corposa letteratura scientifica — non ultimo uno studio dell’Istituto Superiore della Sanità — mette in correlazione diretta e inequivocabile con l’inquinamento ambientale provocato dai roghi tossici e dagli sversamenti illegali di rifiuti.
La carezza del Pontefice e l’impegno della Chiesa
Accompagnato dal cardinale Prevost, il Santo Padre ha voluto salutare i presenti uno ad uno. Ha stretto mani, incrociato sguardi carichi di sofferenza e si è soffermato a osservare le fotografie dei troppi bambini e giovani scomparsi prematuramente. Di fronte a questa silenziosa processione di dolore, Papa Leone XIV ha manifestato la profonda vicinanza della Chiesa cattolica, pronunciando una promessa solenne che ha scosso le navate del duomo: la Chiesa non tacerà.
Le storie delle vittime
Tra i banchi della cattedrale, le storie di vita spezzate si rincorrono con drammatica somiglianza. Come quella di Angela, seduta accanto alla figlia Tania, oggi ventenne. La loro famiglia è stata letteralmente sgretolata nel giro di appena ventiquattro mesi: nel 2011 la perdita della piccolissima Ilenia, di soli 18 mesi, e nel 2013 la scomparsa del papà Carmine, ad appena 40 anni. «Incontrare il Papa è stata un’emozione immensa — racconta Angela con voce rotta — ma adesso ci aspettiamo che la sua voce arrivi a chi ha il potere e il dovere di risanare questa terra. Non è possibile per una madre vedere la propria figlia rimasta vivere nel terrore costante di ammalarsi». Le fa eco Tania: «Il nostro è un grido, una richiesta di speranza. Siamo stanchi di avere paura, vogliamo che dopo questa visita cambi qualcosa per davvero».
L’appello
La medesima richiesta di futuro arriva da Angelo Venturato, che nel 2016 ha perso la figlia Maria a soli 25 anni, a un mese appena dal matrimonio: «Papa Leone ci ha emozionati e lo ringraziamo perché la sua voce ha una risonanza internazionale. Ma la speranza è che non finisca tutto in un evento mediatico temporaneo. Siamo stanchi della Terra dei Fuochi: vogliamo solo tornare a mangiare, respirare e vivere bene come una volta».
L’atto d’accusa di Don Patriciello
In prima linea, accanto al popolo dei contesi, non poteva mancare don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e da anni prete-simbolo della battaglia ambientalista in Campania. Le sue parole all’ingresso del duomo sono state un durissimo atto d’accusa contro i responsabili del disastro e contro i negazionisti del dramma sanitario: «Questo scempio deve essere fermato. Gli industriali non possono continuare a produrre e poi, per risparmiare sui costi di smaltimento, venire a inquinare le nostre terre ammazzando le persone. C’è stato chi, per interessi economici, ha persino osato negare l’esistenza della Terra dei Fuochi: costoro si devono solo vergognare e chiedere perdono. Dalla nostra sofferenza devono imparare tutti. Adesso basta morti, basta».
La responsabilità della politica
La visita del Papa lascia ad Acerra e all’intera provincia di Napoli un’eredità pesante e un mandato preciso per le istituzioni politiche e i governi: trasformare l’onda emotiva di questa giornata in bonifiche concrete, screening sanitari e tutele reali. La Terra dei Fuochi ha smesso di piangere in silenzio e, forte dell’appoggio papale, chiede di tornare a respirare.

