D’Amore e Cerlino: «L’immaginazione è la nostra vera libertà»
SOCIAL WORLD FILM FESTIVAL
7 luglio 2026
SOCIAL WORLD FILM FESTIVAL

D’Amore e Cerlino: «L’immaginazione è la nostra vera libertà»

Social World Film Festival, Marco D'Amore e Fortunato Cerlino protagonisti della terza serata
Angela Conte, Asia Schettino

Terza serata ricca di ospiti al Social World Film Festival di Vico Equense, dove il pubblico ha accolto due tra i volti più rappresentativi del cinema e della televisione italiana: Marco D’Amore e Fortunato Cerlino. Un incontro che ha offerto l’occasione per riflettere sul ruolo del cinema, sul valore dell’immaginazione e sulla responsabilità di raccontare la realtà.

Marco D’Amore, un artista tra cinema, televisione e teatro

Attore, regista e sceneggiatore, Marco D’Amore è oggi uno degli artisti più apprezzati del panorama italiano. Nato a Caserta e formatosi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, ha costruito la propria carriera tra teatro, cinema e televisione fino alla consacrazione internazionale con il personaggio di Ciro Di Marzio in Gomorra – La serie. Un percorso che lo ha portato anche dietro la macchina da presa, culminato con L’immortale, premiato con il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente.

Il ritorno alle origini

Durante l’incontro al festival, D’Amore ha raccontato il ritorno nell’universo narrativo di Gomorra con il nuovo progetto Gomorra – Le origini. «Pensavo di non essere più utile a quella storia», ha spiegato. «Poi mi è stato proposto questo progetto e ho capito che raccontare da dove tutto nasce significava interrogarsi sui percorsi che dipendono dal luogo in cui si cresce. Ci sono bambini che nascono nella guerra e vengono accolti da un mondo che bombarda scuole e futuro: come guarderanno la realtà?».

Lavorare con i giovani

Il regista ha poi parlato del lavoro svolto con il cast di giovani interpreti, definendo i provini «la fase più bella» della lavorazione. «È stato difficile scegliere uno e dire no a cento ragazzi, ma questo dimostra quanto il nostro territorio sia una fucina di talenti. Abbiamo voluto creare prima di tutto un gruppo, facendo vivere insieme gli attori anche fuori dal set». Sul ruolo del regista, D’Amore ha sottolineato quanto sia importante instaurare un rapporto personale con ciascun interprete. «Ogni attore ha una sensibilità diversa. Il vero lavoro del regista è trovare il linguaggio giusto per comunicare con ognuno di loro».

«Non cerco esempi da seguire»

Riflettendo sul rapporto tra cronaca e spettacolo, ha evidenziato la complessità della ricezione. «Non cerco esempi da seguire, ma punti di vista che mi mettano in crisi. È la pluralità degli sguardi che permette allo spettatore di costruire una propria coscienza critica».

Ave Maria: il nuovo capolavoro di Cerlino

Tra i protagonisti della serata anche Fortunato Cerlino, noto al grande pubblico per il ruolo di Don Pietro Savastano in Gomorra, che a Vico Equense ha presentato il suo nuovo lavoro da regista,  accompagnato dagli attori Carmine Borrino e Armando Manfregola.

La regia che insegna a sognare

Entrambi hanno raccontato l’esperienza vissuta sul set, elogiando il metodo di lavoro del regista. «È stato un professionista capace di insegnarmi a sognare e ad andare oltre gli schemi», ha dichiarato Armando Manfregola. Carmine Borrino ha invece ricordato il precedente incontro con Cerlino in teatro: «È una persona estremamente disponibile, che ama gli attori e sa metterli nelle condizioni migliori per esprimersi. Sul set tutto è avvenuto in modo naturale».

L’immaginazione che rende liberi

Al centro dell’incontro, il valore dell’immaginazione come strumento di libertà. «Possono portarci via tutto, ma non la fantasia», ha affermato Cerlino. «È la nostra unica vera forma di libertà. Oggi siamo continuamente bombardati da immagini e messaggi che cercano di orientare i nostri desideri. Per questo bisogna difendere la capacità di immaginare. I bambini lo fanno naturalmente: ricodificano e rinominano il mondo. Il gioco è una cosa serissima».

Il legame con Gomorra

L’attore e regista è tornato anche sul lungo legame con Gomorra, respingendo l’idea che la serie abbia alimentato il fenomeno criminale. «Noi non abbiamo inventato la camorra. Roberto Saviano ha raccontato una realtà. La risposta alla criminalità sono i libri, la scuola, le palestre e la cultura».

Il coraggio di avere paura

Infine, parlando del suo lavoro con gli interpreti, Cerlino ha ribadito l’importanza della libertà creativa: «I miei provini durano anche due ore e mezza perché voglio rispettare il coraggio di chi si mette in gioco. Gli attori hanno il coraggio di avere paura. Finché potrò continuerò a lavorare con le persone che scelgo e nel modo in cui credo».