Alla pm stabiese Annalisa Imparato il Premio Donna 2026
L'AQUILA
9 luglio 2026
L'AQUILA

Alla pm stabiese Annalisa Imparato il Premio Donna 2026

Il riconoscimento assegnato dalla Onlus Antonio Padovani
Tiziano Valle

«Quando la cultura incontra lo sguardo delle donne, il futuro smette di essere attesa e diventa progetto». Ha sintetizzato così Gianni Padovani, presidente della Onlus “Antonio Padovani”, lo spirito profondo dell’ottava edizione del Premio Donna 2026 “Trame di futuro”.

La kermesse a L’Aquila

L’evento, svoltosi nella suggestiva cornice di Casale Signorini a L’Aquila e moderato con sensibilità dalla giornalista Monica Pelliccione, si conferma ben più di una semplice cerimonia. È un laboratorio di riflessione e di gratitudine verso figure femminili che, con coraggio e determinazione, contribuiscono a edificare una società più giusta e umana.

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Le donne premiate

Il prestigioso riconoscimento quest’anno è stato conferito a quattro eccellenze: Rita Lofano (direttore di AGI), Ariadne Caccavale (critica e curatrice d’arte), Susanna Iacona Salafia (direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Abu Dhabi) e Annalisa Imparato, sostituto procuratore della Repubblica, le cui parole hanno lasciato un segno profondo sulla platea.

La magistratura in rosa

Il focus dell’evento si è stretto attorno alla vibrante testimonianza della pm partenopea Annalisa Imparato. Con lucidità e pragmatismo, la magistrata ha tracciato un’analogia tra il mondo del giornalismo e quello delle toghe, ponendo l’accento sulla rappresentanza femminile nei ruoli di comando: «La magistratura è rosa, siamo tantissime – ha sottolineato la pm –. La questione reale, tuttavia, è quante di noi riescano effettivamente a raggiungere i ruoli apicali». Una denuncia garbata ma ferma contro un “soffitto di cristallo” ancora difficile da scalfire.

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Il riconoscimento alla dottoressa Annalisa Imparato

Una carriera in ascesa

Nella sua giovane ma intensa carriera, la toga napoletana si è occupata in prima linea di violenza di genere, affrontando quotidianamente il dramma dei reati da “Codice rosso” (normativa in vigore dal 2018). Secondo Imparato, la vera sfida oggi non risiede nelle leggi, quanto nel supporto post-processuale: «Il problema non è il quadro normativo. Le donne oggi denunciano di più. Il punto critico arriva dopo: una volta emessa la condanna, il processo si chiude, ma per le vittime si aprono le porte della vita di tutti i giorni. E in quel momento, purtroppo, sono spesso lasciate sole».