Mazzette per gli smaltimenti illeciti, ex sindaco nei guai
Si allarga e travolge i vertici di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) la maxi-inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul presunto giro di tangenti legato ai cantieri della linea dell’Alta Velocità Napoli-Bari. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito cinque nuove perquisizioni che portano alla luce un vero e proprio “sistema” di mazzette, scovando e sequestrando denaro contante e persino un orologio Rolex dal valore di 80mila euro.
L’ex sindaco nel mirino
Al centro del nuovo filone investigativo c’è Domenico Semplice, funzionario di Rfi ed ex sindaco di Caivano (carica ricoperta dal maggio 2001 al giugno 2006). Secondo l’ipotesi dei sostituti procuratori Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, coordinati dal procuratore capo Pierpaolo Bruni, Semplice avrebbe intascato una tangente da quasi 500mila euro.
Gli altri indagati
Insieme a lui sono iscritti nel registro degli indagati la moglie Laura Arena, di professione avvocato, gli imprenditori del settore estrattivo Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e l’architetto Gaetano Sacco, consulente dei cavatori coinvolti. I cinque nuovi indagati si vanno ad aggiungere ai tre nomi eccellenti già emersi lo scorso 22 giugno, quando scattarono i primi blitz dei militari dell’Arma: l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore casertano delle cave Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, stretto collaboratore dell’ex primo cittadino.
Le accuse
L’impianto accusatorio ruota attorno all’aggiudicazione di un appalto milionario da oltre 9 milioni di euro, finalizzato al conferimento di ben 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai macro-cantieri per la tratta ferroviaria in corso di costruzione. Un business colossale che Rfi avrebbe concesso a Luserta grazie ai “buoni uffici” e alla mediazione politica di Carlo Marino. Per questo favore, l’ex sindaco di Caserta avrebbe ricevuto dall’imprenditore una provvigione illecita da poco più di 200mila euro.
Il sospetto di un “sistema”
Le indagini, tuttavia, suggeriscono che il meccanismo corruttivo fosse ben più ampio. Il sospetto della Procura sammaritana è che il funzionario di Rfi Domenico Semplice rappresentasse il punto di riferimento interno per un cartello di imprenditori delle cave, pronti a versare periodicamente ingenti somme di denaro per assicurarsi la gestione dei detriti dei grandi cantieri pubblici. Il materiale sequestrato nelle ultime ore dai Carabinieri è ora al vaglio degli inquirenti per ricostruire i flussi finanziari e definire i confini di un sistema che rischia di scuotere una delle più importanti opere infrastrutturali del Mezzogiorno.

