Social World Film Festival, ospiti Micaela Ramazzotti e Angelo Maggi
SOCIAL WORLD FILM FESTIVAL
9 luglio 2026
SOCIAL WORLD FILM FESTIVAL

Social World Film Festival, ospiti Micaela Ramazzotti e Angelo Maggi

il cinema e il doppiaggio tra fragilità umana, formazione e sfide dell'intelligenza artificiale
Rita Inflorato, Asia Schettino

Due protagonisti del cinema italiano, due percorsi diversi ma una convinzione comune: il cinema continua a essere uno strumento di crescita, conoscenza e racconto della realtà. Al Social World Film Festival, Micaela Ramazzotti e Angelo Maggi hanno incontrato la conferenza stampa affrontando temi che spaziano dalla formazione artistica alla salute mentale, fino alle prospettive aperte dall’intelligenza artificiale nel mondo del doppiaggio.

Micaela Ramazzotti: “Il cinema dà voce a chi spesso resta invisibile”

Premiata con il Premio alla Carriera, Micaela Ramazzotti ha parlato di Felicità, il suo esordio alla regia, un’opera che affronta il tema della salute mentale e delle fragilità umane. L’attrice ha raccontato l’emozione di incontrare tanti giovani appassionati durante il festival: «Ho conosciuto dei ragazzi giovani appassionati di cinema e questa cosa mi fa vedere in positivo il nostro lavoro», ha dichiarato, sottolineando come l’entusiasmo delle nuove generazioni rappresenti un segnale incoraggiante per il futuro del cinema.

Raccontare la salute mentale senza pregiudizi

Con Felicità, Ramazzotti sceglie di affrontare un tema delicato:«Il film parla delle forme invisibili di un disagio e di quando la depressione diventa invalidante». Un racconto che nasce dal desiderio di dare spazio alle persone più fragili, senza trasformare le difficoltà in uno stigma sociale. «È importante parlare di persone considerate diverse e problematiche attraverso il cinema. Desiré viene giudicata per il suo nome, per il colore dei capelli e perché è una donna. Bisogna stare attenti a giudicare. Viviamo in un mondo pronto a puntare il dito». Nel film trovano spazio anche altri temi sociali, come la solitudine, le distanze affettive e quei rapporti familiari in cui i più deboli finiscono per essere sfruttati proprio da chi dovrebbe proteggerli.

Le storie vere dalla macchina da presa

Ripercorrendo la propria carriera, Ramazzotti ha spiegato come ogni esperienza sul set abbia contribuito alla sua crescita artistica:«Quando fai tanti film con tanti maestri riesci a imparare, anche senza accorgertene». Per l’attrice e regista, la scelta di un progetto nasce sempre dalla forza della narrazione.«Tutti noi abbiamo bisogno di una storia». Il momento più emozionante arriva quando il pubblico si riconosce nei suoi personaggi:«Quando le persone mi abbracciano e mi dicono “mi sono sentita come te in quel film”: questa è la bellezza del cinema».

«Faccio questo lavoro perché davvero mi piace, non per compiacimento»

Ogni personaggio interpretato continua ad accompagnarla: «Li porto tutti con me. Mi hanno regalato tante vite e mi hanno permesso di esplorare tanti mondi». Infine, un pensiero è stato dedicato alla sua città:«Sento di appartenere a Roma nonostante la fatica di vivere in una grande città. È antica ma modernissima. Dobbiamo stare attenti alle nostre risorse».

 

Angelo Maggi: «Per fare questo mestiere servono studio e disciplina»

Tra gli ospiti del festival anche Angelo Maggi, attore e tra le voci più celebri del doppiaggio italiano, che ha posto l’attenzione sulla preparazione necessaria per affrontare il mestiere del doppiatore:«Una delle prime cose da sapere è che non si può improvvisare. Molti giovani arrivano nelle scuole di recitazione completamente a digiuno di dizione. Noi insegniamo, ma dovrebbero presentarsi già preparati».

Il percorso professionale: dalla laurea in Scienze Biologiche a Eduardo De Filippo

«Mi sono laureato in Scienze Biologiche. È stata comunque una formazione importante perché mi ha dato un’apertura mentale. La parte letteraria e umanistica, invece, l’ho costruita un po’ da solo».

I maestri della sua formazione

Nel ricordare gli anni della formazione, Maggi ha citato alcuni dei grandi nomi del teatro italiano.«Il mio maestro è stato Vittorio Gassman. Ho studiato anche con Giorgio Albertazzi, Vittorio Caprioli, Mario Carotenuto ed Eduardo De Filippo alla Bottega Teatrale di Firenze». Di Eduardo conserva un ricordo particolare:«Mi ha ispirato profondamente. Quando avevo bisogno di un consiglio pensavo sempre a lui. È stato una guida nella costruzione della mia formazione artistica».

Il futuro del doppiaggio e la sfida dell’intelligenza artificiale

Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’intelligenza artificiale nel mondo del doppiaggio:«L’Associazione Nazionale Attori Doppiatori sta lavorando insieme alle associazioni europee. È una questione che riguarda tutti». Maggi ha difeso il valore del doppiaggio italiano, spesso criticato da chi sostiene la visione esclusiva dei film in lingua originale:«È giusto vedere un film in lingua originale, ma bisognerebbe conoscere tutte le lingue, dall’iraniano al cinese fino allo svedese». Ha ricordato, inoltre, come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia definito il doppiaggio italiano una vera eccellenza: «Sono gli stessi supervisori americani a venire in Italia per seguire le edizioni dei loro film. Non c’è paragone con altri Paesi europei. La nostra tradizione nasce nel 1932, partendo dalle cooperative, ed è arrivata oggi alla settima generazione di attori doppiatori.»

La tecnologia è un progresso, ma l’emozione resta umana

Per Maggi, l’intelligenza artificiale rappresenta una risorsa che però necessita di regole precise:«La tecnologia è benvenuta. Può essere utilissima nella scienza, nella medicina e nella sanità. Il progresso non si può fermare, ma va regolamentato». Ha ricordato anche come alcuni professionisti abbiano già iniziato a tutelare la propria voce, citando il caso di Luca Ward, che ha sottoscritto una polizza contro l’utilizzo non autorizzato della propria identità vocale attraverso l’intelligenza artificiale. Secondo Maggi, l’IA può trovare applicazione in alcuni prodotti, come documentari o reality, ma comunque approssimativamente. Il discorso cambia ancor più radicalmente quando entra in gioco la recitazione.«Per cinema, fiction e televisione il lavoro dell’attore è un’altra cosa» e il motivo risiede nella componente emotiva dell’interpretazione:«Aspetto ancora che l’intelligenza artificiale riesca a sostituire una scena in cui un attore deve richiamare la memoria della perdita di un genitore. Credo che siamo ancora molto lontani».