In Cilento debutta “Machina Sacra”: la prima processione digitale
FEDE E TECNOLOGIA
10 luglio 2026
FEDE E TECNOLOGIA

In Cilento debutta “Machina Sacra”: la prima processione digitale

Il “Santo” è uno schermo e i “lumini” degli smartphone.
Metropolis

Una processione come tante, ma con un elemento inedito. Al posto della tradizionale icona sacra, un grande schermo digitale portato a spalla. È così che ha debuttato Machina Sacra, il progetto artistico di Max Magaldi e Matteo Mandelli presentato a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nell’ambito del festival MicroCosmi.

L’opera ha attraversato le strade del borgo coinvolgendo abitanti e visitatori. Il rito è iniziato con l’incisione dello schermo. Un gesto simbolico che ha aperto una frattura nell’immagine alla ricerca della luce, trasformando il display in uno spazio di rivelazione.

Una processione partecipata grazie agli smartphone

Il pubblico è diventato parte integrante della performance. Attraverso un QR code, gli smartphone dei partecipanti si sono collegati all’opera. Ogni dispositivo ha diffuso una litania digitale composta da suoni e voci generate dall’intelligenza artificiale.Il coro artificiale ha accompagnato il corteo lungo tutto il percorso. Allo stesso tempo, gli schermi dei telefoni hanno illuminato le strade e i volti dei presenti fino all’arrivo alla Cappella del Carmine.

L’installazione resterà esposta fino al 12 luglio. Fa parte del programma di MicroCosmi, il format ideato da Vittorio Cosma e curato insieme ad Annarita Masullo.

Tecnologia, comunità e nuovi simboli

Machina Sacra nasce nell’anno di Magnifica Humanitas, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla tutela della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Il progetto invita a riflettere sul rapporto tra spiritualità, tecnologia e collettività.

«Non volevamo mettere in discussione la fede, ma osservare come cambiano i simboli del nostro tempo», spiega Matteo Mandelli. «Le processioni parlano anche di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire. In questa nuova liturgia digitale umani e macchine sono insieme, ma chi sta pregando chi?».

Anche Max Magaldi pone l’attenzione sul nostro rapporto quotidiano con la tecnologia. «Quando scrolliamo, scriviamo o acquistiamo online pensiamo di vivere un momento privato. In realtà partecipiamo a una liturgia collettiva nella quale cediamo dati, attenzione, tempo e presenza». Da qui nasce l’idea di rendere visibile questo rito contemporaneo.

Il progetto si è sviluppato in tre fasi. Gli artisti hanno prima lavorato in residenza a Casa Ortega, coinvolgendo la comunità, la parrocchia e la Pro Loco. Successivamente la performance ha attraversato il borgo. Infine, l’opera è stata collocata nella Cappella del Carmine, dove continua il dialogo con il pubblico fino alla conclusione del festival.

Con Machina Sacra, Magaldi e Mandelli propongono un’esperienza che supera la semplice performance artistica. Il risultato è una riflessione condivisa sui nuovi riti del presente e sul modo in cui la tecnologia sta trasformando il senso della comunità.