Torre del Greco, l’appello di don Salvatore: «Basta divisioni e veleni, tuteliamo la nostra città»
Torre del Greco. «Restituiamo bellezza alla nostra Litoranea». È un appello che supera le polemiche e prova a riportare il dibattito sul terreno della responsabilità collettiva quello lanciato da don Salvatore Accardo, parroco della chiesa del Preziosissimo Sangue e della chiesa di Santa Maria la Bruna, all’indomani dell’ennesimo episodio capace di scuotere il lungomare cittadino: il raid vandalico contro il nuovo campo di beach volley, ripristinato nel giro di poche ore dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Mennella.
La riflessione del sacerdote arriva in giorni segnati da discussioni e critiche sul cantiere del restyling della Litoranea. «Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero e, quando necessario, anche di avanzare critiche costruttive. Tuttavia, ciò che più mi preoccupa non sono le parole, ma i fatti», scrive nella lettera aperta rivolta ai parrocchiani e ai cittadini.
Per don Salvatore, quanto accaduto al campo di beach volley rappresenta un campanello d’allarme che coinvolge l’intera comunità.
Il parroco racconta anche un episodio vissuto personalmente: durante una passeggiata di prima mattina si è imbattuto in un gruppo di ragazzi che giocava a pallone «senza avere cura di niente e di nessuno». Segnali diversi, ma che raccontano – secondo il sacerdote – una stessa emergenza educativa. Il messaggio non si limita a condannare gli atti vandalici.
Anzi, invita a superare la tentazione di attribuire ogni responsabilità alle istituzioni. Pur riconoscendo che chi governa ha il dovere di amministrare con competenza e attenzione, il parroco ricorda come «anche noi cittadini abbiamo un compito preciso: amare, rispettare e custodire la nostra città».
Per il sacerdote, una panchina distrutta, un muro imbrattato o un impianto sportivo vandalizzato non sono solo un problema per il Comune, ma «una ferita inferta alla nostra comunità».
Da qui l’appello rivolto alle famiglie, agli educatori, ai giovani e alle associazioni affinché si torni a educare al rispetto del bene comune, partendo dall’esempio quotidiano. «La bellezza di una città non nasce solo dalle opere pubbliche, ma soprattutto dal cuore delle persone che la abitano», sottolinea il sacerdote, convinto che il restyling della Litoranea, così come ogni investimento pubblico, rischi di essere insufficiente senza un corrispondente salto culturale e civico.
L’invito finale è di archiviare «le polemiche sterili» per lasciare spazio a una responsabilità condivisa. «Non chiediamoci solo: “Che cosa fa il Comune per noi?”. Chiediamoci anche: “Che cosa sto facendo io per la mia città?”».
Un messaggio che arriva mentre il dibattito sul futuro della Litoranea resta acceso e che, dopo il raid contro il campo di beach volley, richiama tutti a una responsabilità che nessun cantiere potrà mai costruire da solo.
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IL TESTO INTEGRALE
Restituiamo bellezza alla nostra Litoranea
Lettera aperta ai parrocchiani e a tutti i concittadini
Carissimi amici, carissimi concittadini,
in questi giorni è stato riaperto un tratto della nostra Litoranea. Come spesso accade, questo ha suscitato tante discussioni, giudizi e polemiche. Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero e, quando necessario, anche di avanzare critiche costruttive. Tuttavia, ciò che più mi preoccupa non sono le parole, ma i fatti.
A poche ore dall’installazione di un nuovo campo di pallavolo, esso è stato già oggetto di atti vandalici e io stesso stamattina mentre camminavo di buon ora sulla litoranea, mi sono imbattuto in un gruppo di ragazzi che giocavano a pallone senza avere cura di niente e di nessuno. Questi episodi ci interpellano tutti.
Non basta lamentarsi di ciò che non funziona, se poi non siamo capaci di custodire ciò che viene realizzato per il bene comune.
È troppo facile attribuire sempre ogni responsabilità alle istituzioni o all’amministrazione. Certamente chi governa ha il dovere di amministrare con competenza, trasparenza e attenzione, e certamente un’amministrazione ha a cuore il bene comune ma anche noi cittadini abbiamo un compito preciso: amare, rispettare e custodire la nostra città.
Il bene comune non appartiene a “qualcun altro”: appartiene a ciascuno di noi. Una panchina distrutta, un muro imbrattato, un campo vandalizzato non rappresentano una sconfitta dell’amministrazione, ma una ferita inferta alla nostra comunità.
Ogni gesto di inciviltà impoverisce tutti.Come parroco di questa zona sentendomi vicino alla mia gente, sento il dovere di rivolgere un appello alle famiglie, agli educatori, ai giovani, alle associazioni e a ogni cittadino di buona volontà: educhiamo al rispetto.
Insegniamo con l’esempio che ciò che è pubblico è un bene prezioso, da custodire con lo stesso amore con cui custodiamo la nostra casa.
La bellezza di una città non nasce soltanto dalle opere pubbliche, ma soprattutto dal cuore delle persone che la abitano. Possiamo avere il lungomare più bello, ma se manca il senso civico resterà sempre incompleto.
Per questo invito tutti a fare un passo in più: meno polemiche sterili e più responsabilità condivisa; meno accuse reciproche e più collaborazione; meno indifferenza e più amore per la nostra terra.
La nostra Litoranea può diventare un luogo di incontro, di sport, di famiglie, di bambini che giocano, di anziani che passeggiano e di giovani che si ritrovano.
Ma questo sarà possibile solo se ciascuno farà la propria parte.Non chiediamoci soltanto: “Che cosa fa il Comune per noi?” Chiediamoci anche: “Che cosa sto facendo io per la mia città?”Restituiamo bellezza alla nostra Litoranea. Restituiamo bellezza ai nostri comportamenti. Restituiamo bellezza al nostro modo di vivere insieme.Con fiducia e speranza, certo che il bene nasce sempre dalla responsabilità di ciascuno, vi saluto con affetto.
Don Salvatore Accardo

