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Una discussione per uno stallo riservato ai disabili si sarebbe trasformata in una violenta aggressione consumata fin dentro un’abitazione. È accaduto a Casoria, dove una famiglia denuncia di essere stata presa di mira dopo aver chiesto il rispetto di un posto auto assegnato da anni a un ragazzo disabile. Secondo il racconto della madre, tutto sarebbe iniziato quando ha trovato occupato abusivamente lo stallo riservato al figlio, autorizzato dal Comune da circa dodici anni. Alla richiesta di liberare il posto, la conducente dell’auto avrebbe rifiutato di spostare il veicolo, sostenendo di avere anch’essa un familiare disabile.
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La donna racconta inoltre di aver trovato divelta e gettata a terra la segnaletica identificativa dello stallo.La situazione sarebbe poi rapidamente degenerata. Sempre secondo la denuncia della famiglia, dopo il primo alterco sarebbero sopraggiunte altre persone che avrebbero aggredito la donna davanti alla porta di casa, arrivando anche all’interno dell’abitazione. A quel punto sarebbe intervenuto uno dei figli nel tentativo di difendere la madre e riportare la calma.Pochi istanti dopo, riferisce ancora la donna, sarebbe arrivato anche il fratello di una delle persone coinvolte che, impugnando un casco da motociclista, avrebbe tentato di colpirla al volto. A fare da scudo sarebbe stato il figlio, raggiunto dal violento colpo in piena faccia.
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L’impatto avrebbe provocato la rottura della visiera del casco e gravi ferite al giovane.Il ragazzo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Frattamaggiore e successivamente trasferito al Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli per una consulenza specialistica otorinolaringoiatrica. I medici gli hanno diagnosticato una frattura del setto nasale. Dopo gli accertamenti è stato applicato un tutore e, al momento, è stato escluso l’intervento chirurgico, anche se saranno necessari ulteriori controlli.
Nel suo lungo sfogo pubblicato sui social, la madre parla di una vera e propria aggressione avvenuta davanti all’altro figlio, affetto da gravi patologie e costretto a vivere collegato a macchinari salvavita. «Non staremo in silenzio. Questa brutalità deve essere punita», scrive, annunciando l’intenzione di sporgere denuncia.Sull’episodio saranno ora le indagini delle forze dell’ordine a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e ad accertare eventuali responsabilità.