Caldo estremo, gli italiani dormono meno e riducono l’attività fisica
#SALUTE, TECNOMANIA
17 luglio 2026
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Caldo estremo, gli italiani dormono meno e riducono l’attività fisica

Durante la seconda ondata di calore di giugno gli utenti monitorati da Withings hanno perso in media 16 minuti di sonno a notte e ridotto dell’8 per cento i passi giornalieri
Gennaro Annunziata

Il caldo non sottrae soltanto energie durante il giorno. Entra nelle camere da letto, rende più difficile addormentarsi e modifica silenziosamente le abitudini quotidiane. Durante la seconda ondata di calore che ha interessato l’Italia nel mese di giugno, gli utenti monitorati attraverso i dispositivi Withings hanno dormito in media 16 minuti in meno a notte e compiuto quasi l’8 per cento di passi in meno rispetto alla precedente fase calda di maggio.
L’analisi mette a confronto dati aggregati e anonimizzati raccolti dal 21 al 30 maggio, quando le temperature massime medie indicate erano vicine ai 33 gradi, con quelli registrati tra il 18 e il 26 giugno, periodo nel quale si sono raggiunti in media circa 37 gradi. La durata del sonno è passata da 6 ore e 41 minuti a 6 ore e 25 minuti, con una flessione del 4 per cento. I passi giornalieri sono scesi da 5.862 a 5.401, il 7,9 per cento in meno. Nella giornata meno attiva la media si è fermata a 4.097 passi.
Il confronto è interessante perché descrive, attraverso misurazioni effettuate nella vita quotidiana, una tendenza coerente con quanto osservato dalla ricerca scientifica.

PERCHÉ IL CALDO MODIFICA IL SONNO
Per addormentarsi il corpo deve disperdere calore. Nelle ore serali la temperatura interna comincia fisiologicamente a diminuire, seguendo il ritmo circadiano che coordina sonno, veglia e numerose funzioni metaboliche. La dilatazione dei vasi sanguigni periferici favorisce il trasferimento del calore verso la pelle e prepara l’organismo al riposo.
Quando l’ambiente rimane caldo anche di notte, questo processo diventa meno efficiente. Il corpo continua a impegnarsi nella termoregolazione, aumenta la sudorazione e fatica a raggiungere la condizione termica favorevole al sonno. L’addormentamento può richiedere più tempo, mentre crescono i risvegli e la frammentazione del riposo. Umidità elevata e scarsa ventilazione aggravano il problema perché rallentano l’evaporazione del sudore.
Una vasta ricerca pubblicata su One Earth, basata su miliardi di misurazioni notturne raccolte in numerosi Paesi, ha mostrato che l’aumento della temperatura riduce la durata del sonno e fa crescere la probabilità di notti insufficientemente riposanti. Gli effetti risultano più marcati negli anziani, nelle donne e nelle popolazioni che dispongono di minori possibilità di adattare le abitazioni al caldo. Una successiva revisione degli studi disponibili ha confermato che temperature interne ed esterne elevate sono generalmente associate a una minore quantità e qualità del sonno.

MENO MOVIMENTO DURANTE LE GIORNATE PIÙ CALDE
La riduzione dei passi è una risposta in parte prevedibile. Con temperature molto elevate l’organismo produce calore attraverso l’attività muscolare mentre deve contemporaneamente disperdere quello assorbito dall’ambiente. Il cuore aumenta il lavoro necessario a portare sangue verso la pelle, la sudorazione accelera la perdita di acqua e sali minerali e lo stesso sforzo viene percepito come più intenso.
Camminare meno, rinviare una commissione o scegliere l’auto al posto di un tragitto a piedi diventa così una forma spontanea di protezione. Il dato non significa necessariamente che le persone abbiano rinunciato all’esercizio programmato. Una parte consistente dei passi registrati dai wearable deriva dai piccoli spostamenti quotidiani e sono proprio questi a scomparire più facilmente durante le ore torride.
Il calo italiano appare più contenuto rispetto a quello osservato nello stesso confronto in Francia e Germania, dove i passi sono diminuiti rispettivamente del 15,1 e del 14,3 per cento. È invece vicino al 7,6 per cento rilevato in Spagna. Le differenze tra Paesi non possono essere spiegate soltanto attraverso le temperature massime. Contano la rapidità con cui arriva il caldo, la temperatura notturna, l’umidità, l’organizzazione delle città, la disponibilità di spazi climatizzati e la possibilità di spostare le attività nelle ore più fresche.
Una breve riduzione del movimento non rappresenta di per sé un pericolo. Se però le ondate di calore diventano frequenti e prolungate, la sospensione ripetuta delle normali abitudini può rendere più difficile mantenere livelli adeguati di attività. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda agli adulti almeno 150 minuti settimanali di esercizio aerobico moderato, ricordando che anche gli spostamenti a piedi e le attività domestiche contribuiscono al totale.

I RISCHI PER LA SALUTE
Sonno insufficiente e minore movimento non producono conseguenze rilevanti dopo una sola giornata. Il problema nasce dalla ripetizione. Dormire stabilmente meno del necessario può compromettere attenzione, memoria, regolazione dell’umore e capacità di recupero. Il giorno successivo aumentano stanchezza e sonnolenza, con possibili ripercussioni sulla sicurezza alla guida e sul lavoro.
Gli adulti dovrebbero dormire generalmente tra sette e nove ore. Le evidenze esaminate dall’American Heart Association collegano una salute del sonno non ottimale a un profilo cardiometabolico meno favorevole. Questo non significa che sedici minuti persi durante alcuni giorni provochino una malattia, ma che il debito di sonno assume rilievo quando diventa abituale o si somma ad altri fattori di rischio.
Il caldo esercita anche un effetto diretto sull’organismo. Per mantenere stabile la temperatura interna, il sistema cardiovascolare deve aumentare il flusso sanguigno verso la pelle. La disidratazione riduce il volume plasmatico e può rendere più impegnativo il lavoro del cuore. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala che il calore estremo può aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche, con rischi maggiori per anziani, bambini, persone fragili e lavoratori esposti all’aperto.
Anche la produttività risente delle temperature elevate. La fatica cresce, la concentrazione diminuisce e diventano necessarie pause più frequenti. Secondo l’Osservatorio europeo per il clima e la salute, nei settori europei maggiormente esposti l’aumento dello stress termico ha già determinato una contrazione delle ore lavorate. Il sonno disturbato può amplificare il fenomeno, lasciando meno risorse cognitive proprio nelle giornate in cui l’organismo è maggiormente impegnato a difendersi dal caldo.

COSA POSSIAMO FARE
Ridurre il movimento nelle ore più calde è una scelta prudente, ma non significa dover rinunciare completamente all’attività fisica. Le indicazioni del Ministero della Salute suggeriscono di spostare passeggiate e allenamenti al mattino presto o alla sera, scegliere luoghi ombreggiati o climatizzati, diminuire intensità e durata dello sforzo e concedersi pause più frequenti. Il passaggio al caldo estivo dovrebbe essere graduale, così da permettere all’organismo di acclimatarsi.
L’idratazione deve iniziare prima che compaia una sete intensa. È preferibile bere regolarmente durante la giornata, moderando alcolici e bevande molto zuccherate. Chi soffre di insufficienza cardiaca o renale, segue terapie diuretiche o deve limitare i liquidi non dovrebbe modificare autonomamente la quantità di acqua assunta, ma chiedere consiglio al medico.
Per proteggere il sonno è utile impedire che la casa accumuli calore. Finestre e schermature vanno chiuse quando la temperatura esterna supera quella interna e riaperte nelle ore più fresche. Ventilatori e climatizzazione possono aiutare, evitando getti d’aria diretti e sbalzi eccessivi. Biancheria leggera, una doccia tiepida, pasti serali poco abbondanti e orari regolari facilitano la dispersione del calore. Anche dispositivi elettronici, illuminazione intensa e alcol possono peggiorare un sonno già reso fragile dalla temperatura.
Se compaiono vertigini, nausea, mal di testa, debolezza marcata, confusione o una temperatura corporea molto elevata, non si tratta più soltanto di disagio. Occorre interrompere lo sforzo, raggiungere un luogo fresco, raffreddare il corpo e chiedere assistenza, soprattutto quando i sintomi interessano una persona anziana o con patologie croniche.
Gennaro Annunziata