Il ricordo dei colleghi: “Luca, un uomo perbene”
C’è profondo scontro e incredulità nel mondo del giornalismo salernitano per la violenta morte di Luca Esposito. A scuotere l’opinione pubblica e l’ambiente professionale non è solo la perdita del collega, ma soprattutto la brutale modalità con cui è stato consumato l’omicidio.Originario di Nocera Inferiore, Esposito si era trasferito da poco nella Valle dell’Irno. Non era sposato e non aveva figli. Resta al momento un mistero il motivo della sua presenza a Eboli, luogo del delitto, un territorio con il quale la vittima non sembrava avere legami personali o professionali.
Il ricordo dei colleghi: “Senza peli sulla lingua”
Chi lo ha conosciuto da vicino e ha condiviso con lui anni di lavoro nelle redazioni lo descrive come un professionista stimato e di grande carattere: «Un tipo senza peli sulla lingua, capace di difendere con estrema forza le proprie idee, soprattutto quelle sportive». Un uomo trasparente, insomma, che non si sottraeva mai al confronto.
Le indagini sul movente
Sul fronte delle indagini, gli inquirenti scavano a 360 gradi nella vita del giornalista, anche se al momento diverse fonti tendono a escludere che la chiave del delitto sia da ricercare nella sua attività professionale. Esposito si occupava infatti principalmente di cronaca sportiva, un ambito lontano dalle tradizionali dinamiche di rischio legate alla cronaca nera o giudiziaria.Resta da capire cosa abbia spinto il giornalista a Eboli e chi lo abbia attirato in quella che si è rivelata una vera e propria trappola mortale.

