Violenza sessuale al liceo Plinio Seniore di Castellammare, le alunne confermano le accuse in aula contro il bidello 61enne. E’…
LA SENTENZA
21 luglio 2026
LA SENTENZA
Sant’Antonio Abate | Stupro, assolto ex calciatore dopo 10 anni processi
Si chiude l’incubo per il 40enne accusato di aver picchiato e abusato della ex
La Procura aveva chiesto 8 anni di cella ma per i giudici non ci sono prove.
Dieci anni vissuti con il peso di un’accusa tra le più gravi previste dal codice penale. Dieci anni di indagini, udienze, testimonianze e rinvii, fino alla parola che ha chiuso, almeno in primo grado una vicenda giudiziaria iniziata nell’estate del 2016: assolto. Il Tribunale di Nocera Inferiore ha assolto un quarantenne di Sant’Antonio Abate, ex calciatore con un lungo passato tra i campionati di Serie D ed Eccellenza, finito a processo con accuse pesantissime: violenza sessuale aggravata, maltrattamenti e atti persecutori nei confronti dell’ex compagna.
Per lui la Procura aveva chiesto una condanna a otto anni di reclusione. La sentenza, invece, ha ribaltato l’impianto accusatorio. Il collegio presieduto dal giudice Federico Noschese, a latere Giuseppe Palumbo e Maria Chiara Sannino, ha pronunciato una sentenza di assoluzione ai sensi dell’articolo 530 del codice di procedura penale, formula che interviene quando la prova risulta mancante, insufficiente o contraddittoria. A sostenere l’accusa in aula è stato il pubblico ministero Roberto Lenza.
La vicenda trae origine da fatti che, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero verificati nel 2016 a Sant’Antonio Abate. L’uomo era stato rinviato a giudizio con l’accusa di avere sottoposto l’allora compagna a reiterati episodi di violenza fisica e psicologica e, in una circostanza, di averla costretta a subire un rapporto sessuale contro la sua volontà. Contestazioni alle quali si aggiungevano quelle relative agli atti persecutori, con presunte minacce, messaggi offensivi e comportamenti ritenuti idonei a provocare nella donna un perdurante stato di ansia e paura. Tutto perché, secondo l’accusa, l’uomo non aveva accettato la fine della relazione con la donna.
Un quadro accusatorio particolarmente severo che aveva retto per l’intera fase dibattimentale, tanto da spingere la Procura a chiedere una condanna esemplare. Al termine dell’istruttoria, tuttavia, il Tribunale ha ritenuto che gli elementi raccolti non fossero sufficienti per superare il ragionevole dubbio richiesto per una pronuncia di colpevolezza.
Per l’ex calciatore si chiude così una vicenda che ha inciso profondamente sulla sua vita personale e professionale. Per anni il procedimento è rimasto pendente, accompagnando un lungo percorso processuale culminato nell’assoluzione. Determinante, secondo quanto emerge dalla decisione, il lavoro della difesa affidata all’avvocato Francesco Cascone, che nel corso del dibattimento ha contestato punto per punto l’impianto accusatorio, evidenziando incongruenze e criticità emerse nell’istruttoria.
Una linea difensiva che ha trovato accoglimento nella valutazione del collegio giudicante, fino alla pronuncia assolutoria. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane e consentiranno di comprendere nel dettaglio le ragioni che hanno portato il Tribunale a ritenere non raggiunta la prova della responsabilità penale dell’imputato. L’inchiesta e le accuse erano scaturite principalmente dal racconto della donna. Ma durante il processo sarebbero emerse delle incongruenze tali da indurre i giudici ad assolvere l’imputato.

