Giornalista ucciso, Luca Esposito ancora vivo quando gli hanno dato fuoco
Quando gli hanno dato fuoco forse era ancora vivo, anche se in gravissime condizioni dopo essere stato brutalmente picchiato e…
Svolta nelle indagini sull’omicidio del giornalista Luca Esposito (all’anagrafe Luigi). Nella notte è stato individuato e sottoposto a fermo di indiziato di delitto l’uomo ritenuto responsabile del delitto. Il sospetto è stato rintracciato all’interno di un casolare abbandonato, dove si nascondeva. Così una nota dei Carabinieri.
Giornalista ucciso, Luca Esposito ancora vivo quando gli hanno dato fuoco
Quando gli hanno dato fuoco forse era ancora vivo, anche se in gravissime condizioni dopo essere stato brutalmente picchiato e…
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, sotto la direzione della Procura della Repubblica locale.
Luca Esposito morto per asfissia violenta e poi dato alle fiamme
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All’intervento hanno preso parte anche i militari del Reparto indagini tecniche del ROS e lo Squadrone Cacciatori di Puglia. I dettagli sull’identità del fermato e sul movente verranno resi noti nelle prossime ore: la Procura di Salerno ha infatti annunciato l’emissione di una nota ufficiale nel corso della mattinata.
Chi è il presunto assassino?
È un 26enne, senza fissa dimora ed irregolare sul territorio nazionale, l’uomo fermato per l’omicidio di Luigi – Luca – Esposito. È stato trovato con il cellulare e una carta di pagamento elettronico della vittima. Dopo essere stato braccato dai militari dell’Arma in un casolare alla periferia di Eboli, l’uomo ha reso una piena confessione alle forze dell’ordine.
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Il delitto dopo una lite
La ricostruzione di quanto accaduto nelle ore precedenti la sua morte fatta dagli inquirenti consente di ritenere che i due si conoscessero da qualche tempo e che anche nella giornata di sabato si erano prima sentiti e poi incontrati. Proprio in occasione di quell’incontro, il diverbio per varie ragioni, con il ventiseienne che ha colpito violentemente e ripetutamente Esposito, procurandogli anche fratture in varie parti del corpo. Poi, utilizzando materiale plastico, una coperta e varie sterpaglie, ha appiccato il fuoco, quando Esposito, cosi’ come emerso dall’autopsia, era ancora vivo.
Il mistero del movente
La confessione del 26enne tunisino fermato dai carabinieri in uno dei casolari di Borgo Cioffi, a Eboli, ha impresso una svolta decisiva alle indagini sull’omicidio di Luigi Esposito, il giornalista sportivo che tutti conoscevano come Luca. Ma se il presunto autore del delitto ora ha un nome e un volto, restano ancora molti interrogativi da sciogliere su una vicenda che continua a presentare numerosi lati oscuri.
Gli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno guidata da Raffaele Cantone, sono ora concentrati soprattutto sul movente. Bisogna ricostruire cosa abbia provocato la violenta lite tra il giovane tunisino e il 53enne pubblicista, molto noto nell’ambiente calcistico salernitano per la sua attività di opinionista e cronista sportivo, in particolare al seguito della Salernitana e di altre squadre campane.Le indagini, però, non si fermano alla dinamica dell’omicidio. Gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce anche sulla vita privata della vittima e su una serie di circostanze emerse già nelle ore successive al ritrovamento del cadavere carbonizzato nelle campagne di Eboli.
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Esposito, originario di Nocera Inferiore e residente nella Valle dell’Irno, raccontava ai colleghi e alle persone che lo frequentavano di lavorare per l’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania. Sosteneva di essere impegnato in frequenti sopralluoghi e ispezioni, anche presso aziende zootecniche del territorio. Una versione che, però, è stata categoricamente smentita dall’Arpac, che ha precisato come il giornalista non fosse mai stato alle proprie dipendenze.
A questo si è aggiunta anche la presa di posizione dell’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise, che ha escluso qualsiasi iscrizione di Esposito all’albo professionale, nonostante lui stesso avesse lasciato intendere, in più occasioni, di svolgere attività riconducibili a quel settore.Sono elementi che gli investigatori stanno approfondendo per comprendere se questa sorta di “doppia identità” possa avere avuto un ruolo, diretto o indiretto, negli eventi che hanno portato alla sua morte oppure se rappresenti soltanto un aspetto della personalità della vittima, estraneo al delitto.
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La confessione del presunto assassino ha quindi chiuso solo una parte dell’inchiesta. Resta ancora da chiarire perché i due si siano incontrati, cosa abbia fatto degenerare la situazione fino all’omicidio e quale fosse il reale contesto in cui si muoveva Luigi Esposito nelle ore precedenti al delitto.
La Procura continua a lavorare per ricostruire ogni tassello della vicenda e verificare se vi siano ulteriori responsabilità o elementi ancora nascosti dietro un omicidio che, nonostante la confessione, conserva ancora numerosi punti oscuri.
L’assassino e l’ordine di rimpatrio
Emergono nuovi particolari sul profilo di Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino fermato con l’accusa di aver ucciso il giornalista sportivo Luigi “Luca” Esposito, trovato morto e dato alle fiamme nelle campagne di Eboli. L’uomo, che ha confessato il delitto davanti agli inquirenti, era destinatario di un provvedimento di rimpatrio che non è mai stato eseguito. Secondo quanto emerso, il giovane risultava censito nelle banche dati delle forze dell’ordine anche con un secondo alias, elemento che potrebbe aver complicato la ricostruzione della sua posizione amministrativa sul territorio italiano.
Il primo fotosegnalamento risale al 13 agosto 2023, quando venne identificato nel Centro di permanenza temporanea di Lampedusa. Successivamente, il 16 ottobre dello stesso anno, fu nuovamente identificato dalla Questura di Savona. La sua posizione si è aggravata il 13 dicembre 2024, quando la Questura di Salerno gli ha notificato il diniego del permesso di soggiorno, disponendo di fatto il rimpatrio. Un provvedimento che, però, non è stato eseguito. Con un’altra identità, inoltre, Rahmouni risulta denunciato per occupazione abusiva di un’abitazione ad Altavilla Silentina, nel Salernitano. In quell’occasione era stato fotosegnalato dai carabinieri della Compagnia di Eboli.