Castellammare. Abusi e illegalità sulle spiagge di Pozzano
Barriere in legno e cemento che tagliano in due la spiaggia, spingendosi fin dentro l’acqua per separare uno stabilimento balneare…
Non c’è una delibera di giunta, tantomeno una delibera di consiglio comunale indicata come “sospetta” nelle 411 pagine della relazione della commissione d’accesso che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata. Al sindaco Luigi Vicinanza viene addebitata una sorta di omesso controllo sull’operato della macchina comunale e in particolare le scelte compiute per i dirigenti di nomina diretta.
La relazione
Spulciando le pagine che descrivono il collasso di sistema a Castellammare di Stabia non viene puntato il dito sulle scelte amministrative, tantomeno viene adombrato il sospetto che possano essere state condizionate dalla criminalità organizzata. Solo su due argomenti, in particolare, la relazione si sofferma su ciò che avrebbe potuto o dovuto fare il sindaco Luigi Vicinanza.
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Barriere in legno e cemento che tagliano in due la spiaggia, spingendosi fin dentro l’acqua per separare uno stabilimento balneare…
Il nodo degli sgomberi
La prima vicenda riguarda gli sgomberi degli immobili occupati abusivamente. Un lavoro avviato con il censimento degli alloggi già dalla precedente giunta di centrodestra, proseguito con i primi sgomberi al rione Savorito durante la precedente gestione commissariale e poi arenatosi una volta tornata la politica alla guida di Palazzo Farnese. Gli uffici lamentano la carenza di personale che rappresenta un limite alla possibilità di seguire tempestivamente tutte le vicende che riguardano la città. Ma tra le righe del provvedimento spunta che dietro questo rallentamento delle procedure per gli sgomberi, in realtà, c’era anche una volontà politica. Un’amministrazione che fin dall’inizio ha subito scossoni in seno alla sua maggioranza, non avrebbe voluto mettere sul tavolo altre vicende che avrebbero potuto creare spaccature. Come gli sgomberi, appunto. Una questione che viene imputata direttamente al primo cittadino.
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L’appalto per i sacchetti della differenziata
La seconda, invece, riguarda l’appalto per la fornitura dei sacchetti per la raccolta differenziata, che pure ha sollevato qualche sospetto rispetto alle ditte che l’hanno gestito. Una vicenda che era emersa in consiglio comunale, a seguito di un’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza Antonio Alfano. Le criticità emerse in aula, secondo quanto riferisce la relazione, non si sarebbero tradotte in alcuna azione da parte del primo cittadino o della sua giunta per risolverle.
L’inerzia nei confronti dei funzionari
Una condotta troppo leggera nei confronti della macchina comunale che ha di fatto spinto gli ispettori ministeriali a considerare che non si fosse alzato quell’argine alla camorra, necessario per un Comune che era reduce da uno scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata. Un’accusa estesa anche ad altri esponenti della giunta, in particolare per quanto riguarda l’Ufficio Tecnico, dove il controllo sull’operato dei funzionari è stato ritenuto troppo blando e di fatto insufficiente, soprattutto a fronte dei circa 20 milioni di euro di affidamenti diretti fatti in due anni di amministrazione.
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Il ruolo da “cane da guardia”
Una fotografia dello stato dell’arte impietosa, perché soprattutto in un Comune a rischio come Castellammare di Stabia gli amministratori non possono limitarsi a dare le linee d’indirizzo ma devono svolgere anche la necessaria funzione di “cane da guardia” per garantire la corretta gestione della cosa pubblica.