Un invito a «non chiudere gli occhi» davanti alle cause che hanno portato al secondo scioglimento del Consiglio comunale in…
LA RELAZIONE
22 Luglio 2026
LA RELAZIONE
Castellammare. Scioglimento, gli 007: «Collasso istituzionale»
Le motivazioni raccolte in 411 pagine
Quella di Luigi Vicinanza a Castellammare di Stabia è stata un’amministrazione vulnerabile, permeabile alle pressioni della criminalità organizzata e incapace di erigere barriere a difesa della legalità. È la fotografia impietosa scattata dalla Commissione d’accesso — composta dal viceprefetto aggiunto Dario Annunziata, dal vicequestore aggiunto Riccardo Buonomo e dal capitano dei carabinieri Vittorio Tesoro — al termine di un’indagine culminata in una relazione finale di ben 411 pagine che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale.
Il collasso istituzionale
Un faldone imponente che ha portato, inevitabilmente, alla proposta di scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia. Il documento non descrive un singolo episodio corruttivo o una mela marcia, ma analizza un collasso sistemico. Un degrado organizzativo e fiduciario che attraversa in modo trasversale l’intero apparato burocratico e politico dell’ente, vanificando la funzione rigenerativa del precedente commissariamento del 2022.
Zero trasparenza
Tra i passaggi più sconcertanti evidenziati dagli ispettori vi è la gestione dell’apparato informatico e burocratico interno. Il protocollo comunale, da presidio fondamentale di trasparenza e tracciabilità, è stato progressivamente depotenziato. La prassi — consolidata e gravissima — vedeva diversi dirigenti cedere abitualmente le proprie credenziali di accesso a collaboratori e personale di segreteria. Il risultato? Il sistema attribuiva formalmente gli atti al dirigente anche quando a muoversi sulla piattaforma era un altro soggetto. Un cortocircuito che ha reso impossibile ricostruire chi abbia preso in carico, firmato, spostato o archiviato i documenti pubblici.
Nessun responsabile
In un Comune storicamente esposto alle ingerenze della camorra, la perdita della tracciabilità non rappresenta una banale irregolarità amministrativa: priva l’ente del suo principale strumento per accertare le responsabilità individuali. L’impossibilità di risalire agli autori materiali dei provvedimenti ha prodotto effetti concreti. È il caso della vicenda di un agente di polizia municipale, inerente alla restituzione della patente a Gennaro Oscurato, ritenuto affiliato al clan D’Alessandro: l’amministrazione non è stata in grado di stabilire chi avesse fisicamente riconsegnato il documento, portando all’archiviazione del procedimento disciplinare interno.
La sospensione mai comunicata
Stessa opacità nel caso “Schettino”, riguardante la sospensione di un tecnico assiduamente presente negli uffici nonostante fosse stato espulso dall’ordine di appartenenza e non potesse lavorare. La sua operatività è proseguita indisturbata – perché la comunicazione della sospensione è rimasta chiusa nei cassetti per mesi – ed è emersa solo dopo il suo arresto in un’inchiesta antimafia, a dimostrazione di come l’ente fosse sprovvisto di qualsiasi meccanismo automatico di allerta.
Le ombre sull’Ufficio Tecnico
Il cuore pulsante di questa permeabilità è individuato nell’Ufficio Tecnico, snodo strategico che concentra appalti, urbanistica, lavori pubblici, edilizia e manutenzioni. La relazione rimarca una modalità di selezione dei contraenti ben lontana dai principi di libera concorrenza. Nomine dirigenziali avvenute tramite interpelli ristretti, ricorso a motivazioni stereotipate, spezzettamento degli importi per restare sotto la soglia di legge e un uso distorto degli affidamenti diretti (per quasi 20 milioni di euro) e degli accordi quadro. Anziché applicare la rotazione e la verifica reputazionale degli operatori, si è preferito premiare la “fiducia personale”, la familiarità e la rapidità esecutiva.
Le ditte sospette
Un canale opaco che ha favorito la concentrazione dei lavori verso specifici centri d’interesse e reti societarie o familiari collegate alla criminalità organizzata. I controlli? Nella maggior parte dei casi meramente cartolari o postumi, effettuati persino in fase di liquidazione a prestazione già avvenuta. A questo si aggiunge un settore edilizio segnato da anomalie nel rilascio di titoli permissivi a soggetti pregiudicati e da ingiustificati rallentamenti nelle procedure di sgombero delle abitazioni comunali occupate abusivamente.
La vicenda Juve Stabia
L’influenza delle consorterie criminali, in particolare del clan D’Alessandro, non si è fermata alle stanze del municipio, ma si è estesa al tessuto sociale e simbolico della città. Ampio spazio della relazione di 411 pagine è dedicato al mondo sportivo locale, e in particolare alla gestione della Juve Stabia e dello stadio “Romeo Menti”. Gli ispettori mettono in luce come la criminalità abbia manifestato un interesse costante verso le dinamiche legate alla squadra di calcio — dagli accrediti alle bouvetterie, fino alle pulizie, al ticketing e ai servizi di vigilanza — quale veicolo di profitto e, soprattutto, di legittimazione sociale. Nella relazione dello scioglimento trova spazio anche la festa pubblica del 29 maggio 2025 per i successi della squadra, caratterizzata dalla presenza sul palco di personaggi legati alla malavita.
I biglietti omaggio ai politici
Criticità sono emerse anche nei rapporti diretti tra gli organi comunali e la società sportiva pur sotto amministrazione giudiziaria, con la marginalizzazione degli amministratori nominati dal Tribunale, l’uso improprio di biglietti omaggio garantiti ai politici. Panorama simile per il caso della “Beach Soccer Arena” e della Virtus Junior Stabia, concessioni e patrocini accordati senza un’adeguata valutazione preventiva sui legami parentali o relazionali dei richiedenti.
La condanna sull’amministrazione
La relazione firma così la condanna dell’agire amministrativo stabiese: gli interventi correttivi adottati dalla giunta sono stati definiti «postumi, parziali e reattivi», messi in campo solo dopo il clamore mediatico o giudiziario. Il ritorno alla gestione elettiva non ha generato gli anticorpi necessari, permettendo il riaffiorare di vecchie logiche informali. Come concluso dai tre commissari, ci si trova dinanzi a un quadro di condizionamento «concreto, univoco e rilevante».

