Scioglimento Castellammare | Il centrodestra, D'Apice: «Una sconfitta per la città»
«Lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia è una sconfitta per l'intera città». È con queste parole che Emanuele…
La storia insegna ma non ha alunni, il passato è certo e il futuro si scrive ripercorrendo quelle dinamiche cristallizzate nella realtà di una città dove camorra e società civile ormai sono diventate difficili da distinguere. Un processo lento e che oggi ha portato Castellammare – il Consiglio comunale è stato sciolto per la seconda volta consecutiva per infiltrazioni mafiose – a vivere in ostaggio delle continue inchieste dell’Antimafia, i cui retroscena continuano a svelare che una parte dell’imprenditoria, e di chi esprime candidati politici, abbia rapporti o faccia affari con le cosche che da mezzo secolo ormai dettano legge in città.
Un mondo grigio nel quale i protagonisti assumono condotte che oscillano lungo un confine labile tra il ruolo di vittima di un sistema economico criminale ormai consolidato e quello di complice. Sfogliando le lunghissime liste di candidati che si sono sfidati per contendersi una poltrona a Palazzo Farnese spunta un nome.
Scioglimento Castellammare | Il centrodestra, D'Apice: «Una sconfitta per la città»
«Lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia è una sconfitta per l'intera città». È con queste parole che Emanuele…
Siamo nel 1977 e tra quelli presentati dal Pci compare quello del boss Mario Umberto Imparato. L’uomo, pochi anni dopo, diventerà prima un fedelissimo del padrino Michele D’Alessandro – storico fondatore del sodalizio criminale egemone a Castellammare con roccaforte nel rione Scanzano – e poi suo acerrimo nemico, protagonista di una delle faide di camorra più cruente della storia d’Italia.
Mario Umberto Imparato. Fu ammazzato durante un conflitto a fuoco con la polizia nel 1994.
Siamo negli anni Novanta e per la prima volta il clan D’Alessandro «sfida» lo Stato. L’11 marzo 1992 un commando composto da due killer fredda in via Virgilio Sebastiano Corrado, consigliere comunale del Pds e dirigente dell’Usl 35. Un delitto ancora irrisolto ma che, per l’Antimafia, sarebbe stato ordinato dal clan D’Alessandro, che in quegli anni stava consolidando la propria leadership criminale e tentando di fare il salto di qualità infiltrandosi nei grandi appalti della sanità e in quelli pubblici del Comune. Nel 2021 le indagini sul delitto furono riaperte, per poi essere nuovamente archiviate.
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L’Antimafia sostiene che dietro quel fatto di sangue ci fosse un giro di mazzette sul quale i boss della cosca di Scanzano non avrebbero avuto la loro parte. Passano 17 anni e un destino simile tocca a un altro consigliere comunale del centrosinistra, Gino Tommasino. Il politico stabiese fu assassinato nel 2009 dai killer dei D’Alessandro sul viale Europa. Attualmente è in corso il processo ai presunti mandanti.

Il delitto di Gino Tommasino.
L’uomo, sostiene l’Antimafia, era uno dei politici di riferimento della cosca e fu ucciso perché venne meno ad accordi presi con la famiglia D’Alessandro. Un’inchiesta che nasconde ancora decine di misteri, uno su tutti quello che riguarda i sicari del politico: alcuni di loro avevano in tasca la tessera del Partito Democratico.
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Ma i pentiti raccontano anche altri retroscena, fanno nomi di politici e ai pm della Dda hanno spiegato come alcune campagne elettorali siano state pilotate dai boss di Scanzano.

L’Omicidio di Sebastiano Corrado
Proprio nel 2009 il Comune di Castellammare rischiò per la prima volta lo scioglimento per camorra, ma all’epoca il Consiglio dei ministri scelse la via delle prescrizioni.

Il padrino defunto Michele D’Alessandro. Il figlio maggiore è stato arrestato lo scorso novembre perchè reggeva ancora il clan.
Il destino opposto è toccato alle ultime due amministrazioni comunali: la prima di centrodestra, guidata da Gaetano Cimmino, e la seconda di centrosinistra, dell’ex sindaco Luigi Vicinanza.
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Schieramenti opposti ma accomunati dallo stesso epilogo, probabilmente determinato dalla presenza continua di esponenti politici i cui parenti diretti sono stati coinvolti in scandali del passato o sono finiti nei verbali dei collaboratori di giustizia. Attualmente l’Antimafia sta indagando sulle ultime tornate elettorali.
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Un ex consigliere comunale di maggioranza è indagato per concorso esterno in associazione camorristica. In un’intercettazione ambientale risalente al 2018, un boss dei D’Alessandro diede indicazioni di voto per una lista del centrodestra. Nelle informative degli ultimi dieci anni, infine, compaiono sempre gli stessi nomi, portatori di pacchetti di voti e con i quali la politica, per vincere, non può fare a meno di trovare un accordo. Il peso di un sistema colluso consolidato in cinquant’anni, alimentato dal potere clientelare e quindi da una parte dei cittadini, è oggi scaricato sulle spalle di chi fa politica. E a farne le spese è l’intera città.