Castellammare | Le 113 pagine che condannano la città allo scioglimento per camorra
IL DOSSIER
16 luglio 2026
IL DOSSIER

Castellammare | Le 113 pagine che condannano la città allo scioglimento per camorra

La relazione della commissione prefettizia.Fari su affidamenti, parentele e le ultime amministrative.
Michele De Feo

Centotredici pagine. Tanto è lunga la relazione conclusiva della commissione d’accesso composta dal viceprefetto Dario Annunziata, dal commissario capo della Questura di Napoli Riccardo Buonomo e dal tenente dei Carabinieri Vittorio Tesoro, che ha convinto il Consiglio dei Ministri a sciogliere il Comune di Castellammare di Stabia, per la seconda volta consecutiva, per infiltrazioni camorristiche. Nel mirino degli 007 nominati dal prefetto di Napoli Michele di Bari sono finiti una serie di affidamenti diretti, le parentele che legherebbero alcuni esponenti politici e dipendenti comunali, oppure lavoratori di  ditte che hanno operato in appalto per il Comune, a persone con precedenti o ritenute vicine alla criminalità organizzata.

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Ma nella relazione trovano spazio anche le ultime elezioni amministrative che hanno sancito la vittoria del centrosinistra e tutti i retroscena emersi dalle ultime due inchieste dell’Antimafia sul clan D’Alessandro, la cosca egemone da mezzo secolo nell’area stabiese. Un quadro complessivo che, secondo il Consiglio dei Ministri, sarebbe stato sufficiente a dimostrare il pericolo di pressioni della camorra sull’operato dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Vicinanza.

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È soprattutto sugli uffici comunali che la relazione degli ispettori inviati dalla Prefettura si concentra. Le vicende relative al commissariamento della Juve Stabia e gli affidamenti del Comune rappresentano uno degli intrecci principali che avrebbero portato al provvedimento di scioglimento. Nel mirino degli 007 sono finiti infatti tutti gli affidamenti, in alcuni casi anche diretti, che gli uffici di Palazzo Farnese hanno effettuato per garantire i servizi legati allo stadio comunale Romeo Menti, impianto di proprietà dell’ente. Commesse che, secondo quanto riportato nella relazione, in alcuni casi sarebbero finite a ditte ritenute in odore di camorra.

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La commissione d’accesso ha acquisito anche la relazione che portò al commissariamento della società sportiva, all’interno della quale sono contenuti i verbali del killer pentito Pasquale Rapicano. L’ex affiliato alla cosca di Scanzano ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2020 e ai magistrati dell’Antimafia avrebbe fornito retroscena sui contatti tra alcuni esponenti politici e uomini del clan D’Alessandro. «Al Comune e allo stadio comanda la camorra», inizia così uno dei suoi verbali, ancora in gran parte coperto da omissis, dietro ai quali potrebbero celarsi i ganci della cosca con alcuni settori dell’amministrazione.

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Uno dei nomi citati è quello di Angelo Schettino, geometra, attualmente sotto processo e condannato in primo grado per concorso esterno ad associazione mafiosa. Secondo l’Antimafia, grazie ai suoi contatti negli uffici comunali avrebbe fornito negli anni informazioni agli uomini del clan D’Alessandro. In particolare, avrebbe passato dritte sul funzionamento delle telecamere comunali. Sul suo conto pesa anche una denuncia presentata alla procura di Torre Annunziata dal dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Castellammare. Secondo quanto riportato nella denuncia, Schettino, senza autorizzazione, sarebbe entrato, quotidianamente, negli uffici comunali fino a pochi giorni prima del suo arresto, avvenuto nel maggio del 2025. Una vicenda che è stata inserita nella relazione con cui la commissione ha richiesto, e ottenuto, lo scioglimento dell’ente. A pesare sul quadro generale è anche la mancanza, secondo gli ispettori, di una reale discontinuità politica rispetto al passato.

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Tra le fila della maggioranza, infatti, figuravano esponenti politici imparentati con ex consiglieri comunali sfiorati da indagini dell’Antimafia. Tra le 113 pagine vengono ricostruite anche le vicende relative agli ex consiglieri comunali di maggioranza Nino Di Maio e Gennaro Oscurato. Il primo non risulta indagato, mentre il figlio e il nipote sono ritenuti dall’Antimafia uomini di fiducia del boss Pasquale D’Alessandro. Differente la posizione di Oscurato, indagato per concorso esterno ad associazione mafiosa.

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Nell’ultima inchiesta dell’Antimafia sono riportate alcune intercettazioni telefoniche tra il politico e il ras Michele Abbruzzese, risalenti al maggio del 2024, nel pieno della campagna elettorale per le amministrative. Sia Di Maio sia Oscurato, dopo essere stati allontanati dalla maggioranza dal sindaco Vicinanza, hanno successivamente rassegnato le dimissioni. La relazione dedica poi un capitolo alle ditte che hanno ricevuto appalti dal Comune, analizzando anche la presenza di dipendenti assunti nelle aziende affidatarie e imparentati con persone con precedenti penali, in alcuni casi anche per reati di camorra.

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Gli ispettori hanno inoltre approfondito la vicenda relativa all’affidamento del servizio di nettezza urbana formalizzato nel 2023, prima dell’elezione di Luigi Vicinanza, così come l’analisi del voto delle amministrative del 2024. La commissione ha esaminato i flussi elettorali provenienti dai rioni a più alta densità criminale, concentrandosi sui consensi ottenuti da alcuni candidati. Un filone sul quale l’Antimafia sta ancora lavorando per verificare eventuali pressioni criminali che avrebbero potuto influenzare il voto.

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Al momento, tuttavia, non risultano emissioni di avvisi di garanzia. Tra gli episodi citati nella relazione anche la festa organizzata sull’arenile stabiese nel giugno del 2025 per celebrare la brillante stagione della Juve Stabia. In quella occasione sul palco sarebbero saliti alcuni esponenti ritenuti vicini agli ambienti criminali stabiesi per consegnare targhe ai giocatori. Una presenza che, secondo gli ispettori, sarebbe stata tollerata dalle istituzioni presenti. Tutti elementi che, secondo la commissione d’accesso e il Governo, hanno contribuito a delineare un quadro di possibile condizionamento dell’attività amministrativa e portato alla decisione dello scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni camorristiche.