Pomigliano | Dalla candidatura a capitale del libro alla «fuga» del Flip Festival
IL CASO
1 agosto 2026
IL CASO

Pomigliano | Dalla candidatura a capitale del libro alla «fuga» del Flip Festival

La denuncia del presidente della rassegna della letteratura indipendente: «Ci hanno chiesto di togliere un relatore»
Andrea Ripa

Pomigliano d’Arco si ritrova al centro di un caso che rischia di travolgere non solo una rassegna culturale, ma l’immagine stessa di una città che aspira a diventare Capitale Italiana del Libro. Il FLIP Festival, nato proprio a Pomigliano nel 2021 e cresciuto negli anni fino a conquistare un pubblico nazionale, lascia il territorio e trasferisce l’intera edizione 2026 a Casalnuovo.

La decisione, annunciata dal presidente dell’associazione organizzatrice Fabio D’Angelo, è accompagnata da accuse pesantissime: pressioni politiche e un vero e proprio aut aut, con la richiesta di eliminare un nome dal programma per poter mantenere fondi, spazi e sostegno istituzionale.La denuncia è contenuta in una lunga lettera aperta pubblicata sui canali social del festival e sta già provocando un terremoto politico. “Ci è stato imposto un aut aut: cancellare dal programma del FLIP un nome, oppure rinunciare a fondi, spazi e festival a Pomigliano d’Arco. E noi diciamo no”, scrive D’Angelo. Parole che, in poche ore, hanno trasformato una vicenda organizzativa in un caso pubblico destinato a far discutere ben oltre i confini dell’area vesuviana.

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Il FLIP aveva in programma una quattro giorni di incontri, presentazioni, letture e dj set con ospiti di rilievo internazionale come Irvine Welsh e Alessandro Baricco. Ora tutto si svolgerà a Casalnuovo dal 3 al 6 settembre. Gli organizzatori spiegano di aver scelto di non piegarsi a quelle che definiscono interferenze incompatibili con l’autonomia di un’associazione culturale. “Un festival della letteratura non si costruisce obbedendo”, afferma D’Angelo, sostenendo che le pressioni sarebbero arrivate attraverso contatti informali e non in sedi istituzionali pubbliche.

Il presidente del FLIP parla apertamente di un’ostilità personale nei confronti di una figura legata da tempo alla comunità del festival e accusa il sindaco di aver trasformato una vicenda individuale in un problema collettivo, con ripercussioni sull’associazione e sulla città. “Non un sindaco, non una telefonata, non la minaccia di togliere fondi e spazi può decidere del FLIP”, si legge nella nota. L’aspetto più delicato della vicenda è il contrasto simbolico che si crea con la candidatura di Pomigliano a Capitale del Libro. Mentre la città rivendica una vocazione culturale e investe sulla promozione della lettura, uno dei festival letterari più riconoscibili del territorio denuncia pressioni politiche e sceglie di andarsene. Un cortocircuito che rischia di alimentare polemiche sull’effettiva libertà dell’iniziativa culturale e sul rapporto tra istituzioni e associazionismo.

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Dall’altra parte c’è Casalnuovo, che si prepara ad accogliere la manifestazione. D’Angelo ha ringraziato pubblicamente il sindaco Giovanni Nappi, l’assessore Pasquale Imperato e il consigliere Mario Visone “per aver aperto le porte del Comune rispettando la nostra libertà”. Un passaggio che ha inevitabilmente assunto anche un significato politico, trasformando il trasferimento del festival in una sorta di sfida tra amministrazioni confinanti. A Pomigliano, intanto, la vicenda è già arrivata in Consiglio comunale. Le forze di opposizione hanno depositato la richiesta di una seduta ad hoc per discutere del caso FLIP e delle accuse contenute nella lettera degli organizzatori. L’obiettivo è chiarire se vi siano stati effettivamente tentativi di condizionamento e quale sia stato il ruolo dell’amministrazione comunale.

Al momento non risultano repliche ufficiali del sindaco alle accuse formulate dal presidente del festival. Ma il silenzio, in queste ore, pesa quasi quanto le parole. Perché il nodo non riguarda soltanto un cartellone di eventi o la concessione di spazi pubblici. Riguarda il confine tra sostegno istituzionale e autonomia culturale, tra finanziamento pubblico e libertà di scelta.“Il FLIP non va via da Pomigliano perché ha perso. Va via perché non si è piegato”, conclude D’Angelo. Una frase destinata a diventare il manifesto di questa rottura. E che lascia a Pomigliano una domanda difficile da ignorare: può una città candidarsi a Capitale del Libro mentre uno dei suoi festival letterari più rappresentativi denuncia di essere stato costretto a scegliere tra libertà e sostegno pubblico?