Torre del Greco. La violenta scossa di terremoto che venerdì sera ha fatto tremare Napoli e l’intera area vesuviana -…
L'ALLARME
2 agosto 2026
L'ALLARME
Terremoto. Don Patriciello: «Ai Campi Flegrei conteremo i morti»
Il parroco chiede una svolta alle istituzioni sui Campi Flegrei
Dopo una notte di apparente tregua che aveva fatto sperare nella fine dell’ultimo sciame sismico, la terra è tornata a tremare nei Campi Flegrei. Questa mattina, alle 6:50, i sismografi dell’INGV hanno registrato un evento tellurico di magnitudo 2.0 a una profondità di 2,2 chilometri, seguito poco dopo, alle 7:45, da una seconda scossa di magnitudo 1.5 a soli 1,2 chilometri dal suolo.
Oltre 300 sfollati
Epicentro di entrambi gli eventi, la zona compresa tra la Solfatara e via Antiniana. Sebbene l’intensità delle ultime scosse rimanga contenuta, la conta dei disagi reali sul territorio continua a salire. A confermarlo è lo stesso sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, che pone l’accento sull’emergenza abitativa: gli sfollati hanno già superato quota 300, ma la cifra è destinata a crescere rapidamente man mano che proseguono le verifiche di agibilità sugli edifici.
Riapre il porto
Tra le poche notizie positive della giornata c’è la riapertura del porto commerciale di Pozzuoli, scattata questa mattina alle 7 dopo la firma dell’ordinanza dell’Ufficio Circondariale Marittimo. La struttura era stata interdetta venerdì sera a causa dell’inagibilità della banchina rilevata dai controlli della Capitaneria di Porto. Intanto, la tensione resta alta in vista della riunione del Centro Coordinamento Soccorsi convocata presso la Prefettura di Napoli, dove si stanno ritrovando i sindaci dell’area flegrea per tracciare il punto della situazione.
L’appello di don Patriciello
Ad alzare con forza la voce sull’emergenza è don Maurizio Patriciello. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il parroco anti-clan lancia un grido d’allarme che scuote le istituzioni e la comunità. «Deve essere chiaro a tutti che non agire oggi, significa piangere morti domani», ammonisce senza mezzi termini. «Napoli chiede risposte immediate, non fatalismo. Mettere in campo ogni strumento utile è dovere di chi ha le responsabilità».
L’allarme bradisismo
Il sacerdote richiama l’attenzione sulla portata del fenomeno bradisismico, che negli ultimi mesi ha raggiunto picchi mai visti negli ultimi quattro decenni: «Da quarant’anni non si raggiungeva qui una magnitudo così alta. I Campi Flegrei sono una fornace ardente, siamo seduti su una bomba a orologeria e con tutta la tecnologia di cui disponiamo abbiamo l’obbligo morale e civile di prevenire le tragedie e non di piangere dopo».
Il dovere di evacuare
Don Patriciello non risparmia stoccate ai ritardi strutturali e alle resistenze culturali o economiche, paragonando la situazione a un’altra ferita aperta del territorio campano: «Ci sono interessi e resistenze che impediscono di spostare popolazione come per la bonifica della Terra dei Fuochi. Evacuare ha elevati costi umani, ma va detta la verità alla gente per affrontare lo sforzo nell’interesse comune».
Il terrore della Protezione Civile
A preoccupare il parroco sono anche le recenti dichiarazioni del capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che ha ricordato come di fronte a eventi più severi si rischi di contare le vittime. «Dobbiamo partire da qui per fare prevenzione. L’incognita non è se arriverà una scossa più forte, ma quando arriverà. Mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo davanti a noi è il più imperdonabile degli errori», incalza don Patriciello, definendo «criminale» qualsiasi tentativo di minimizzare il rischio o di rinviare i problemi al futuro.
L’inerzia delle istituzioni
La riflessione si sposta infine sul carico emotivo e psicologico che gravita sull’intera popolazione flegrea. «A terremotarci dentro non è solo la terra che trema, ma l’ansia che non si stia facendo quanto richiede un’allerta già in corso da tempo, ma che si finge non sia affar nostro. Però ignorare un male equivale a morirne. A uccidere non è solo la terra che trema, ma anche le negligenze umane e gli errori». Da qui l’appello finale alle autorità competenti affinché vengano adottate subito le misure più efficaci e collaudate per gestire il pericolo, riducendo al minimo il rischio per le vite umane di fronte a una minaccia concreta e incombente.

