Castellammare. Doriforo, la politica stabiese pronta a chiedere la restituzione della statua
Un Consiglio comunale per chiedere il ritorno del Doriforo di Stabiae, la statua trafugata mezzo secolo fa da una villa…
Il ritorno in Italia del Doriforo di Stabiae resta una delle principali battaglie per il recupero del patrimonio archeologico trafugato all’estero. A rilanciare la questione è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto a Pompei in occasione della presentazione della ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto, realizzata a partire dalle matrici della storica fonderia Chiurazzi. Un evento che ha riportato al centro dell’attenzione anche la vicenda del celebre Doriforo, la statua rinvenuta a Castellammare di Stabia, trafugata clandestinamente dalla Campania negli anni Settanta e acquistata nel 1985 dal Minneapolis Institute of Art (Mia) per 2,5 milioni di dollari.Nel corso del suo intervento, Giuli ha lasciato intendere che sul fronte diplomatico potrebbero esserci sviluppi.
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«Qui vi parla il giornalista e non il ministro: chissà che non si stia smuovendo qualcosa», ha affermato, raccogliendo le sollecitazioni emerse poco prima dagli interventi del procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, e del direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, entrambi soffermatisi sull’importanza della restituzione dell’opera.Prima della conferenza stampa, rispondendo alle domande dei cronisti, il ministro aveva ribadito che «la diplomazia culturale italiana è sempre in movimento» e che è in corso «un dialogo costante con tutte le autorità competenti internazionali, non soltanto per il Doriforo ma anche per altri beni culturali».
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Giuli ha ricordato come il Ministero della Cultura disponga di una struttura dedicata esclusivamente alla diplomazia culturale, sottolineando gli ottimi rapporti con gli omologhi stranieri e assicurando che il lavoro per riportare in Italia il capolavoro continua.Di diverso tenore, invece, le parole del procuratore Fragliasso, che ha ricostruito lo stato della vicenda giudiziaria.
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«L’interlocuzione è un binario morto – ha dichiarato – perché sono oltre quattro anni, dal gennaio 2022, che è stato adottato un provvedimento di confisca del Doriforo». Secondo il magistrato, la Procura di Torre Annunziata ha trasmesso tutta la documentazione alle autorità statunitensi competenti, avviando una prima interlocuzione che, però, non ha avuto seguito.
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«Da allora c’è il silenzio assoluto», ha aggiunto Fragliasso. «Ogni anno sollecitiamo una risposta senza ricevere alcun riscontro, nonostante gli Stati Uniti abbiano acquisito copia di tutti gli atti sulla base dei quali il Tribunale di Torre Annunziata ha disposto la confisca della statua». Si tratta, ha spiegato il procuratore, di documenti provenienti proprio dagli Stati Uniti che dimostrerebbero «inequivocabilmente la malafede di coloro che all’epoca acquistarono il Doriforo, pur essendo a conoscenza della sua provenienza illecita».
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Il provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Torre Annunziata rappresenta uno dei passaggi fondamentali nella lunga battaglia giudiziaria per la restituzione della scultura, considerata una delle più importanti copie romane del celebre Doriforo di Policleto. Per gli investigatori italiani, infatti, non vi sarebbero dubbi sulla provenienza clandestina dell’opera, esportata illegalmente dopo essere stata trafugata dagli scavi dell’antica Stabiae.Nonostante lo stallo sul piano giudiziario, Fragliasso si è detto fiducioso. «Confidiamo – ha concluso – che la concorrente attività diplomatica possa contribuire a sbloccare la situazione». Una speranza condivisa anche dal Ministero della Cultura, che continua a lavorare sul fronte internazionale nella convinzione che il dialogo con le autorità statunitensi possa finalmente portare al rientro in Italia di uno dei simboli più importanti del patrimonio archeologico stabiese.