EBO Max FamilyBot, il piccolo robot con IA che entra in famiglia
Un paio di grandi occhi azzurri si illuminano quasi a livello del pavimento. Poco dopo il piccolo robot lascia la base, ruota su sé stesso e comincia a muoversi lungo il percorso che gli abbiamo indicato. Non aspira, non lava e non trasporta oggetti.
La sensazione è diversa da quella trasmessa da una telecamera di sicurezza o da uno degli ormai familiari robot per la pulizia.

EBO Max FamilyBot di Enabot cerca il contatto visivo, reagisce alle voci e si comporta come se volesse guadagnarsi un posto nella routine familiare.
È questa la chiave per comprenderlo. Ridurlo a una videocamera Wi-Fi dotata di ruote sarebbe ingeneroso, ma considerarlo un vero assistente domestico completamente autonomo è prematuro. Enabot ha costruito un prodotto ibrido, a metà strada tra sistema di sorveglianza mobile, terminale per le comunicazioni familiari, compagno digitale e robot basato sull’Intelligenza Artificiale.
Una videocamera tradizionale mostra ciò che accade davanti al suo obiettivo. EBO Max può invece seguire itinerari definiti dall’utente, raggiungere le zone registrate nell’app, cercare una persona o un animale e riportare il proprio punto di vista rasoterra. Non elimina le telecamere fisse ma consente di osservare la casa da una prospettiva più dinamica. È proprio quando siamo lontani che questa differenza acquista significato.

EBO Max misura poco meno di tredici centimetri per lato e pesa circa 750 grammi. È abbastanza compatto da passare sotto la maggioranza dei mobili e sufficientemente leggero da poter essere spostato da una stanza all’altra. Quest’ultima possibilità diventa indispensabile in una casa su più piani, poiché il robot non è in grado di spostarsi autonomamente tra livelli differenti.
La scocca in policarbonato e ABS restituisce una buona sensazione di solidità. Il corpo arrotondato e il baricentro basso aiutano a contenere le conseguenze dei piccoli urti contro battiscopa, mobili e oggetti lasciati sul pavimento. Non è un dispositivo indistruttibile, ma appare progettato per sopportare i contatti inevitabili della vita domestica.

Il movimento è affidato a ruote cingolate, che offrono una presa migliore rispetto a quella di piccole ruote tradizionali. Possono essere rimosse per la pulizia, dettaglio importante perché capelli, polvere e fibre dei tappeti tendono ad accumularsi nella parte inferiore.

Il design a barilotto non è soltanto una scelta estetica ma riduce il rischio di ribaltamento durante le rotazioni. Allo stesso tempo rende però il robot poco visibile quando si muove vicino ai piedi o alle spalle di chi cammina. Nei corridoi stretti e nelle stanze affollate bisogna abituarsi a cercarlo con lo sguardo prima di arretrare.
Gli occhi digitali rappresentano l’elemento più caratteristico del robot.

Possono cambiare espressione e colore, seguire alcuni movimenti e reagire ad alcune interazioni. Non modificano le capacità tecniche, ma eliminano buona parte della freddezza tipica delle telecamere domestiche. Bambini e animali tendono a relazionarsi con due occhi luminosi più facilmente di quanto farebbero con un obiettivo nero montato su una base. Superata la novità iniziale, gli occhi diventano una parte funzionale dell’interfaccia. EBO Max comunica visivamente prima ancora di parlare.
Di sera l’effetto può però diventare straniante. Vedere quegli occhi accendersi nel corridoio buio non è sempre rassicurante, almeno nei primi giorni. È possibile programmarne lo spegnimento durante le ore notturne attraverso la modalità Non disturbare.

La configurazione e la gestione del robot si effettua attraverso l’app EBO HOME, disponibile per Android e iOS. La procedura iniziale associa il robot all’account e alla rete Wi-Fi, quindi introduce le principali funzioni. Sono supportate le connessioni a 2,4 e 5 GHz, soluzione utile per scegliere tra la maggiore copertura della prima e la velocità potenzialmente superiore della seconda.
L’installazione non richiede particolari competenze. Bastano pochi minuti per vedere le immagini della videocamera e cominciare a guidare il robot dal telefono. Per comprendere davvero percorsi, IA, pattugliamenti e automazioni servono alcuni giorni di utilizzo.
Nell’app convivono il controllo manuale, la registrazione dei percorsi, i punti di interesse, i pattugliamenti, le videochiamate, le registrazioni, le impostazioni dell’IA, i profili familiari, il riconoscimento vocale e la personalizzazione degli occhi digitali.
La schermata di guida funziona come un telecomando virtuale. Possiamo far avanzare o ruotare il robot, regolare la velocità, osservare in diretta ciò che inquadra, ascoltare i rumori della stanza e parlare attraverso l’altoparlante integrato. La risposta ai comandi dipende dalla qualità della connessione. Su una rete stabile e veloce il ritardo resta abbastanza contenuto da permettere movimenti naturali.
L’app risulta completa e generalmente leggibile, ma alcune funzioni avanzate sono distribuite in menu meno immediati. Il tutorial iniziale è in tal senso molto utile.
La dipendenza dallo smartphone è molto elevata. Le attività più semplici possono essere avviate in locale anche con comandi vocali, ma configurazione, manutenzione e amministrazione approfondita passano quasi sempre dall’applicazione.
EBO Max non esplora autonomamente l’intera abitazione per generare una mappa completa, come accade con molti robot aspirapolvere. La configurazione dei tragitti deve essere effettuata manualmente. Attraverso l’app dobbiamo guidarlo lungo gli itinerari che vogliamo memorizzare.

Il sistema consente di salvare fino a dieci percorsi. In un appartamento di dimensioni normali possiamo così collegare la base alle zone più importanti, come ingresso, cucina, soggiorno, camera da letto o area dedicata all’animale domestico.
La procedura non è difficile, ma richiede attenzione. Conviene muoversi lentamente, mantenere una distanza adeguata dagli ostacoli e disegnare curve abbastanza ampie. Un itinerario registrato troppo vicino a mobili o oggetti fragili rischia di diventare poco affidabile quando la disposizione della stanza cambia anche leggermente.
Il sistema V-SLAM integrato interviene dopo la registrazione iniziale. Utilizza le informazioni visive per localizzare il robot, riconoscere riferimenti dell’ambiente e affinare progressivamente il movimento lungo i tragitti.
Una volta creati bene gli itinerari, il sistema diventa comodo, soprattutto quando utilizziamo il robot da remoto. Possiamo richiamare un percorso già registrato invece di guidarlo manualmente per tutto il tragitto.

Negli ambienti ordinati EBO Max segue i percorsi con discreta regolarità. Il V-SLAM lo aiuta a riconoscere i riferimenti già incontrati e a correggere piccoli scostamenti. Non dobbiamo però confondere questa capacità con una navigazione libera e completamente autonoma.
La navigazione dà il meglio in appartamenti su un solo livello, con disposizione abbastanza stabile e poche soglie. Scale, porte chiuse, mobili spostati frequentemente e passaggi congestionati riducono l’affidabilità.
Se lungo il percorso compare una sedia, una scatola o un altro ostacolo non presente al momento della registrazione, il robot può rallentare, fermarsi o tentare una correzione. Non sempre riesce a calcolare una deviazione efficace.
I tappeti bassi vengono generalmente affrontati senza difficoltà particolari. Le soglie più marcate sono invece un limite concreto.

Il valore dichiarato è di circa 12 millimetri, ma il risultato dipende dalla forma e dalla rigidità dell’ostacolo. Una guida metallica, il bordo di un tappeto spesso o un piccolo dislivello possono interrompere il movimento.

La basetta di ricarica deve essere appoggiata contro una parete e avere intorno uno spazio libero sufficiente.

Quando la batteria scende sotto un certo livello, EBO Max prova a raggiungerla utilizzando i riferimenti disponibili. La manovra di rientro funziona con buona regolarità quando il percorso è stato registrato correttamente e non presenta ostacoli.

La fotocamera integrata da 8 megapixel registra fino alla risoluzione 4K e utilizza un’ottica con campo visivo di 131 gradi che compensa in parte la posizione molto bassa del robot, permettendo di includere nella scena una porzione generosa dell’ambiente. La prospettiva di osservazione è particolare. Vediamo il mondo dal livello di un piccolo animale domestico, con tavoli e persone che si innalzano sopra l’obiettivo.
La qualità dell’immagine è buona in condizioni di luce favorevoli. Volti, animali e oggetti risultano riconoscibili e i dettagli sono più che sufficienti per controllare ciò che accade in casa. Il 4K offre un margine utile quando vogliamo ingrandire una parte della scena, anche se la qualità percepita durante lo streaming dipende dalla velocità della rete e dallo schermo dello smartphone.
Nelle stanze buie entra in funzione la visione notturna. L’immagine perde colore e naturalezza, ma rimane abbastanza leggibile per controllare un ambiente, verificare un rumore o osservare gli spostamenti di un animale. La capacità di cambiare posizione rende questa modalità più utile rispetto a quella di una telecamera fissa. Non siamo costretti ad aspettare che l’evento si verifichi davanti all’obiettivo. Possiamo avvicinarci, ruotare la fotocamera insieme al corpo del robot oppure seguire un percorso già registrato. Resta il limite dell’altezza, che impedisce di vedere bene sopra tavoli, letti o mobili.
La trasmissione è fluida quando la rete domestica e quella mobile sono stabili. Un certo ritardo rimane inevitabile. Durante la guida vicino a oggetti fragili conviene evitare movimenti prolungati, perché il robot potrebbe avanzare più di quanto suggerito dall’ultima immagine ricevuta.

Le videochiamate bidirezionali sono una delle funzioni più utili. Possiamo parlare con chi si trova in casa attraverso l’altoparlante e ricevere le risposte mediante i microfoni integrati. La qualità audio non è paragonabile a quella di uno smartphone tenuto vicino al volto, ma è sufficiente per conversazioni semplici.
Il vantaggio è che l’interlocutore non deve stare fermo davanti a uno schermo, dal momento che è il robot a raggiungerlo ed eventualmente a seguirlo. Con i bambini la videochiamata assume così un carattere giocoso. Con una persona anziana può offrire un contatto più immediato.

Anche con gli animali l’utilità è evidente. Possiamo osservare cosa stanno facendo, richiamarne l’attenzione e parlargli a distanza. Le reazioni variano molto. Alcuni riconoscono subito la voce, altri appaiono confusi dal suono proveniente da un piccolo oggetto semovente.

L’espressione IA multimodale è diventata comune nel linguaggio tecnico, ma nel caso di EBO Max assume un significato particolare. Il robot elabora ciò che “vede” attraverso la fotocamera, ciò che “ascolta” mediante i microfoni, i comandi impartiti e le informazioni memorizzate nel tempo. Cerca così di interpretare la richiesta nel contesto, riconoscere chi sta parlando, individuare persone o animali e trasformare i dati in un’azione. L’obiettivo è rendere il rapporto uomo-EBO Max meno meccanico.

È possibile registrare i volti dei familiari e associare un’impronta vocale. Il sistema supporta un massimo di dieci profili facciali e una singola identità vocale.
Le condizioni ambientali incidono parecchio. Un volto ben illuminato e ripreso frontalmente viene riconosciuto più facilmente di una persona lontana, in controluce o parzialmente coperta. Anche la voce deve emergere chiaramente dai rumori della stanza.
La matrice di quattro microfoni aiuta a individuare la direzione del suono. EBO Max può girarsi verso chi parla e reagire ai comandi impartiti entro cinque metri di distanza. Televisore acceso, conversazioni sovrapposte e riverbero possono però ridurre la precisione.

L’interazione vocale viene attivata pronunciando “EBO”. Possiamo chiedergli, usando un linguaggio naturale, di seguirci, cercare e raggiungere un familiare in casa, impostare un promemoria o svolgere un’attività. La naturalezza dell’interazione è superiore a quella di un semplice telecomando, ma non ancora paragonabile a una comprensione umana.

Richieste brevi e dirette producono generalmente i risultati più affidabili. Con frasi lunghe, richieste composte o formulazioni ambigue possono esserci esitazioni e ritardi.
La memoria adattiva è la funzione più ambiziosa di EBO Max. Il robot cerca di associare persone, abitudini, luoghi e preferenze, costruendo progressivamente un contesto domestico. È un processo il cui valore dovrebbe emergere nel tempo, quando il dispositivo dispone di abbastanza interazioni da riconoscere schemi ricorrenti.
Sia ben chiaro, EBO Max non comprende la vita familiare nel senso umano del termine. Organizza dati, riconosce elementi e utilizza modelli di IA per formulare risposte o scegliere azioni. In scenari ben definiti può apparire apparentemente consapevole. Di fronte ad ambiguità, volti simili o richieste sovrapposte mostra però ancora i limiti tipici di un sistema giovane.
Da segnalare che le elaborazioni più impegnative possono rallentare l’interfaccia e generare un certo surriscaldamento del corpo. Non è indice di malfunzionamento, ma ricorda che molte funzioni richiedono una quantità significativa di potenza di calcolo.
La sorveglianza è probabilmente l’ambito in cui la mobilità giustifica meglio l’esistenza del prodotto. Possiamo programmare pattugliamenti in determinati orari, selezionare uno dei percorsi creati manualmente e stabilire quali eventi debbano essere registrati. Il robot segue l’itinerario e crea un resoconto consultabile dall’app.
La possibilità di raggiungere più zone con una sola videocamera ci consente di non installare obiettivi fissi in ogni stanza. La copertura rimane però limitata ai tragitti memorizzati e agli ambienti fisicamente accessibili.

Il sistema può distinguere persone e animali, mantenere un soggetto nell’inquadratura e seguirne gli spostamenti quando non incontra ostacoli. Il riconoscimento non è infallibile, soprattutto con animali simili tra loro o soggetti parzialmente nascosti.
Le notifiche per movimenti insoliti hanno senso soprattutto quando l’abitazione dovrebbe essere vuota. Durante la normale vita familiare, una sensibilità troppo elevata rischia di generare un flusso di avvisi poco utile. Serve quindi tempo per regolare orari, zone e tipologie di evento.

Più delicata è la rilevazione delle cadute o dei periodi prolungati di inattività. Possiamo indicare i contatti da avvisare e utilizzare il robot per aprire una comunicazione con la persona presente nell’abitazione. La funzione può offrire un livello aggiuntivo di attenzione, soprattutto per chi vive solo. Non dobbiamo però considerarlo un sistema salvavita o il sostituto di un servizio professionale di telesoccorso.
La videocamera è collocata molto in basso, la copertura dipende dai percorsi registrati e una porta chiusa può impedire l’accesso a una stanza. Una persona potrebbe quindi cadere o sentirsi male fuori dal suo campo visivo o in un piano diverso.
Lo stesso ragionamento vale per la sicurezza. Le ronde mobili permettono di verificare più ambienti, ma non sostituiscono sensori dedicati, sirene, collegamenti di emergenza e ridondanze proprie di un impianto professionale di allarme.
Una parte della personalità di EBO Max nasce da funzioni che potrebbero sembrare puramente decorative. Gli occhi digitali, i movimenti, gli effetti sonori e le reazioni alla voce lo trasformano in qualcosa di più vicino a un personaggio.

Con i bambini questi comportamenti trasformano l’interazione in un gioco. L’assistente può rispondere a domande e partecipare a semplici attività, sempre sotto il controllo di un adulto.
Gli animali reagiscono in modo meno prevedibile. Alcuni mostrano curiosità, seguono il robot e si lasciano coinvolgere dai suoni. Altri si spaventano, lo ignorano oppure tentano di colpirlo. L’introduzione graduale è preferibile. Meglio lasciare che l’animale lo osservi da fermo prima di avviare inseguimenti e movimenti rapidi.

La modalità che riproduce messaggi scritti attraverso la voce del robot è utile quando non possiamo parlare direttamente. È disponibile anche una funzione per modificare il timbro e riprodurre una voce personalizzata.
EBO Max non crea un legame nel senso proprio del termine. Il suo design e il modo in cui reagisce, però, favoriscono una forma di attribuzione emotiva. Dopo poco tempo non lo percepiamo più soltanto come una videocamera. Gli diamo un nome, ci rivolgiamo direttamente a lui e facciamo attenzione a non urtarlo. Questa componente non migliora la risoluzione della fotocamera né l’affidabilità della navigazione, ma incide sull’esperienza d’uso.

La batteria ha una capacità di 2.500 mAh. La sua durata dipende molto dal tipo di utilizzo. Movimento continuo, video in alta risoluzione, videochiamate e funzioni di IA consumano più energia rispetto ai periodi trascorsi in standby.
I valori dichiarati arrivano a circa tre ore di movimento continuo e a un’autonomia più lunga, da quattro a sei ore, quando il robot rimane prevalentemente fermo o registra senza spostarsi. La ricarica completa richiede indicativamente tra tre e quattro ore.
In una giornata fatta di brevi controlli, alcuni spostamenti e lunghi periodi sulla base, l’autonomia non è generalmente un problema. EBO Max può ricaricarsi quando non viene utilizzato e restare pronto per l’attività successiva. Con pattugliamenti frequenti, guida manuale prolungata e videochiamate, la percentuale scende più rapidamente.
Il ritorno automatico alla base è quindi fondamentale. Quando il percorso verso il caricatore è stato registrato correttamente, l’ambiente non è cambiato troppo e non ci sono ostacoli, il robot riesce generalmente a ritrovare la base e ad allinearsi ai contatti.
Gli insuccessi possono verificarsi se la base viene spostata, se un ostacolo ne limita l’accesso o se il robot resta separato da una soglia che non riesce a superare. Prima di lasciare la casa per più giorni, conviene verificare che la base sia stabile, che il percorso sia libero e che nessuna porta possa chiudersi isolando il robot dal caricatore.
Una telecamera dotata di microfoni che può muoversi autonomamente merita più attenzione di un dispositivo fisso. Non basta valutare la qualità delle immagini. Dobbiamo sapere chi può accedere al robot, quali account sono autorizzati, dove vengono conservate le registrazioni e in quali orari il sistema rimane attivo.

EBO Max dispone di memoria locale di 64 GB e supporta l’espansione tramite scheda fino a 256 GB. La registrazione sul dispositivo limita la necessità di affidare ogni contenuto al cloud, ma non elimina i rischi legati all’account, alla rete domestica e allo smartphone utilizzato per il controllo. Password robuste, aggiornamenti costanti e gestione prudente delle condivisioni restano essenziali.
La modalità Non disturbare permette di definire le ore di attività e di spegnere gli occhi digitali durante la notte. È utile quando desideriamo maggiore riservatezza.
Manca però una protezione fisica immediata. Non ci sono un otturatore meccanico davanti alla fotocamera né un interruttore per disattivare il microfono. È un’assenza difficile da ignorare su un prodotto progettato per entrare negli spazi privati dell’abitazione. Un comando software è comodo, ma non offre la stessa percezione di controllo di una barriera visibile o di un circuito disattivato manualmente.
Prima di utilizzarlo in presenza di collaboratori domestici, ospiti o persone fragili, è opportuno informare che il robot può registrare e trasmettere. La familiarità estetica non deve far dimenticare che dietro gli occhi animati ci sono una videocamera, microfoni e una connessione di rete.
EBO Max FamilyBot è attualmente in offerta su Amazon a 539,99 euro. È una cifra importante, molto superiore a quella necessaria per una buona telecamera di sicurezza. Il confronto diretto con una telecamera racconta però solo una parte del prodotto. Nel prezzo rientrano la mobilità, la registrazione dei percorsi, il sistema V-SLAM, la videocamera 4K, le videochiamate, il riconoscimento dei familiari, i pattugliamenti e le funzioni basate sull’IA.
La spesa appare comunque difficile da giustificare quando l’utilizzo previsto consiste soltanto nel controllare occasionalmente una stanza. Una telecamera fissa costerebbe molto meno e potrebbe offrire una sorveglianza continua più semplice.
Il prezzo ha più senso quando mobilità, pattugliamenti, videochiamate e IA vengono sfruttati insieme. Lo consigliamo soprattutto a famiglie con bambini, animali domestici o persone con cui mantenere un contatto visivo e vocale anche quando si è fuori casa.
Gennaro Annunziata

