Sant’Antonio Abate |«Stiamo arrivando, esci». Il messaggio su WhatsApp incastra pusher e cliente
CRIMINALITA'
4 agosto 2026
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Sant’Antonio Abate |«Stiamo arrivando, esci». Il messaggio su WhatsApp incastra pusher e cliente

A Sant'Antonio Abate i carabinieri sorprendono un 36enne ai domiciliari fuori casa. Sul suo telefono compare una notifica che li induce ad attendere: pochi minuti dopo arriva uno scooter con la droga. La successiva perquisizione porta al sequestro di quasi 100 grammi di hashish, un bilancino e materiale per il confezionamento.
Michele De Feo

È bastata una notifica sullo schermo di uno smartphone per trasformare un normale controllo in un’operazione antidroga. A Sant’Antonio Abate, dove i carabinieri della locale stazione erano impegnati in un servizio di pattugliamento del territorio, un messaggio WhatsApp ha finito per incastrare due persone, dando il via a una sequenza di eventi che si è conclusa con due arresti e una denuncia.

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Il primo volto noto ai militari è quello di Sabato Calabrese, 36 anni, già sottoposto agli arresti domiciliari. Quando la pattuglia lo nota all’esterno della sua abitazione, la violazione appare evidente. La giustificazione – il caldo soffocante – non convince i carabinieri, che decidono di approfondire il controllo. È proprio in quel momento che il telefono cellulare dell’uomo si illumina. Sul display compare un messaggio WhatsApp: «Stiamo arrivando, esci». Poche parole che attirano immediatamente l’attenzione dei militari, i quali scelgono di attendere invece di intervenire subito. L’attesa dura appena un paio di minuti. Uno scooter si ferma davanti all’abitazione.

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A bordo ci sono due giovani. Alla vista dei carabinieri, uno dei due tenta un gesto disperato: lascia cadere una busta nel tentativo di disfarsene. Troppo tardi. I militari hanno osservato ogni movimento. Lo scooter viene bloccato e l’involucro recuperato. All’interno ci sono poco più di otto grammi di hashish. Per il conducente, Salvatore Schettino, 19 anni, originario di Gragnano ma residente a Castellammare di Stabia e già conosciuto dalle forze dell’ordine, il controllo si trasforma rapidamente in qualcosa di ben più serio. I carabinieri decidono infatti di estendere gli accertamenti all’abitazione del giovane. La perquisizione conferma i sospetti.

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All’interno vengono sequestrati altri 91 grammi di hashish, un bilancino di precisione e il materiale ritenuto utile al confezionamento delle dosi, elementi che delineano un’attività di spaccio ben più strutturata rispetto a quella emersa durante il controllo in strada. Per Schettino scattano le manette con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Il coetaneo che viaggiava con lui viene invece denunciato in stato di libertà per il suo presunto coinvolgimento nella vicenda. Diversa la posizione di Calabrese. Per il trentaseienne, sorpreso fuori dall’abitazione nonostante fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, viene contestato il reato di evasione. Arrestato, è stato nuovamente sottoposto ai domiciliari in attesa del giudizio.